DELLY.
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Il marchio dei Karige.
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1974. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una strana famiglia. Ecco il commento di molti conoscenti della famiglia Karige. Ma sono ben pi che strani! Ancora una volta il grande Delly, con l'arte consueta, ci narra la storia di grandi passioni, di torbidi amori, di misteriosi poteri.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire.
Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica.
L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Si tratta quasi sempre di drammi, spesso con divagazioni, in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti e macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.
Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
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Il marchio dei Karige.
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Capitolo 1.
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Arrivato al termine della salita, arrestai la vettura. Alla mia sinistra vi era un castagneto, immerso nella vivida luce del mattino; a destra un corso d'acqua, seminascosto dai rami degli arbusti protesi verso la sua frescura, rumoreggiava al fondo di una voragine, creatasi per una profonda spaccatura del blocco di basalto emerso dal suolo durante un terremoto, molti millenni prima.
Folte chiome di faggi ne incappucciavano la cima, che una spaccatura divideva da una seconda, quasi identica, dovuta evidentemente a un medesimo cataclisma di antichissima data.
Al limitare di questa, una terrazza protendeva i suoi pilastri di pietra grigia.
Seppi cos, secondo quanto mi aveva detto Pierre Karige, di trovarmi di fronte alla tenuta ereditaria dei Karige, alle Rocce Nere, meta del mio viaggio.
L'anno precedente, nel corso di un soggiorno a Luchon, dove avevo accompagnato mia madre, avevo conosciuto questo cugino che alloggiava, insieme alla famiglia, nello stesso albergo. Mio padre non mi aveva mai parlato di questi suoi parenti di Corrze. Si trattava del resto di una parentela molto lontana. Ignoravo quindi tutto di questi Karige, che il caso mi aveva fatto incontrare.
Pierre Karige, l'inverno, abitava a Orlans, citt di origine della moglie, e in estate si recava in una sua propriet, nei dintorni di Brive.
A lui, come pure alla signora Karige e ai due figli, Monica e Michel, si poteva affibbiare l'epiteto di persone comuni. Quasi tutte le loro preoccupazioni si riassumevano in questo: pensare, dire, fare, quanto imponeva la moda, senza una idea personale; ma tutto ci fatto con una certa ingenuit, che attenuava alquanto l'irritazione causata dalla loro sciocca pedanteria.
Pierre Karige mi raccont la storia della famiglia di mio padre, dal quale non avevo potuto apprenderla, perch era morto molto giovane.
Comunque, da quanto disse mia madre, lui stesso doveva ignorare quelle vicende.
Gli Karige nel secolo diciottesimo erano proprietari terrieri assai benestanti. Ai tempi della Rivoluzione, Florent Karige, aveva salvato dalla rovina e dalla morte la giovane castellana delle Rocce Nere, Madeleine de Teilhac che, per riconoscenza, o forse per amore, divenne sua sposa.
Da allora i discendenti di Florent erano stati proprietari di quella tenuta. Attualmente apparteneva ad Ambroise Karige, il maggiore di tre fratelli, che viveva l tutto l'anno, con la moglie. Dei tre, lui soltanto non aveva figli. I suoi due fratelli erano gi morti, lasciando uno due figlie, l'altro un figlio: Pierre. Ambroise, lo zio, come lo chiamavano Pierre, la moglie di questi, e i loro figli, con una specie di deferente compunzione, voleva che ogni anno nipoti e bisnipoti venissero a trascorrere qualche settimana alle Rocce Nere, ritrovandosi tutti insieme, suoi ospiti.
Dovresti approfittare di questa riunione per fare conoscenza con la famiglia quasi al completo, aveva detto Pierre. Lo zio ti far ottima accoglienza, poich anche nelle tue vene scorre il nostro sangue. Il castello  in ottima posizione, e vi si gode un panorama pittoresco; inoltre, poich ami i vecchi documenti, pu essere tu trovi delle cose interessanti nell'archivio della vecchia torre.
Due mesi dopo, di ritorno alla mia casa di Versailles, ricevei una lettera cortese di Ambroise
Karige, che mi invitava a trascorrere qualche
giorno alle Rocce Nere, l'estate seguente. Non
risposi n s, n no: ma poich gi avevo visto
il Bas-Limousin, e avevo voglia di tornarci, presi
la decisione di fare un giretto da quelle parti
verso la fine di agosto, e di trascorrere qualche
giorno presso quei parenti sconosciuti.
Ed ecco perch, quella mattina, mi trovavo
l, sulla strada, di fronte alle Rocce Nere, vicino
al vecchio ponte di pietra gettato tra le due
sponde del torrente. Sulla destra, inchiodata a
un palo tarlato, una targa di legno aveva questa
scritta, appena leggibile: Marjac. Sapevo che cos
si chiamava il villaggio che sorge poco lontano
dal castello. Non mi restava dunque che varcare
il ponte e prendere la viuzza stretta, tracciata
tra i due blocchi di basalto.
Quando rimisi in moto l'auto, udii il rombo
del motore di un'altra vettura, che poco dopo
mi super. Scorsi due donne. Quella che si trovava
al volante si volt verso di me, quindi, con
una esclamazione di sorpresa, pigi forte il pedale
del freno. Riconobbi il visetto tondo e imbellettato
di Monica Karige.
Bernard Dambreuil! Buon giorno! Hai
l'auto guasta?
Oh, no, Monica. Ho voluto vedere un po'
i luoghi, prima di oltrepassare il ponte che dovrebbe
dare accesso alla tenuta delle Rocce Nere,
se non mi sbaglio.  cos?
S. Del resto devi solo seguirci. Ecco, qui
c' un'altra cugina, Margherita Rambel. Ne troverai
altre due al castello.
Si volse alla compagna. Intravidi cos un
volto di colorito scialbo, due labbra fresche e
sorridenti, due occhi scuri, gai e luminosi.
Tutte le cugine avranno dunque il piacere
di conoscere il nuovo cugino, di cui Monica ha
fatto grandi elogi.
La voce era chiara e vibrante, l'accento molto
schietto e semplice. Quella ragazza non doveva
essere abituata alle leziosaggini con cui Monica
cercava di abbellire la sua conversazione, soprattutto
quando si trovava in compagnia di un
giovanotto.
Lo zio sperava saresti venuto ieri sera,
soggiunse Margherita. Aveva fatto preparare
in tuo onore una lepre  la royale, vanto
della sua cuoca. L'abbiamo mangiata senza di
te, caro cugino.
Monica rise, divertita.
 stato Paul a mangiare la tua parte,
Bernard. Va matto per la lepre  la royale. Paul
 il fratello di Margherita... Ma andiamo, via,
in marcia!
In coda alla vettura di cui era proprietaria
Monica, ultimo grido della moda e della scomodit,
la mia auto oltrepass il ponte, quindi
si inerpic sulla strada, tra le due rocce nere.
Il lento lavoro delle piogge aveva prodotto
nella pietra delle erosioni, delle anfrattuosit,
nelle quali avevano messo radice alcuni arbusti.
Tuttavia la loro verde freschezza non attenuava
il tetro aspetto dello stretto sentiero, dove il
sole, per insinuare i suoi raggi, faticava un bel
po', ogni mattina, e forse non riusciva a insinuarsi
affatto.
Il sentiero girava intorno alla roccia di sinistra,
poi se ne scostava gradualmente. Tra i
folti cespugli da una parte e un bosco di castagni
dall'altra, continuava a inerpicarsi, ma pi dolcemente,
fino a un bivio. Come indicava una
freccia inchiodata a un albero, da destra si andava
al villaggio di Marjac.
L'auto di Monica svolt a sinistra, e imbocc
un sentiero costeggiato di bei faggi annosi. Finiva
a un cancello basso, che si apriva su un
vasto cortile lastricato. In fondo al cortile si
ergeva una grande casa, oltre la quale appariva
una torre rotonda, ricoperta di vegetazione.
La torre doveva essere assai anteriore alla
casa, e faceva parte di una fortezza del tredicesimo
secolo; l'abitazione apparteneva invece all'epoca
del Rinascimento. Per quanto senza pretese artistiche,
le sue linee architettoniche denotavano
una certa nobilt. Dagli abbaini del secondo
piano si elevavano eleganti pinnacoli, mentre
l'arco della porta principale era sormontato da
una testa grottesca.
Davanti a questa porta, che si apriva su un
ampio ripiano di pietra, Monica posteggi la
sua auto, e io la imitai.
Appena ebbi messo piede a terra, comparve
sulla soglia una graziosa figura femminile; pareva
la personificazione della giovinezza, della
freschezza e della gioia. Alta, flessuosa, snella
senza essere magra, di carnagione rosea, le braccia
candide e ben tornite uscivano dalla corta
manica di un abito leggero a fiori color fiamma.
Una splendida chioma di un biondo dorato le
incorniciava la fronte, due occhi vivi, allegri,
davano al suo volto, molto grazioso, una vivida
vitalit.
S, una giovane vita in tutta la pienezza della
gioia e del vigore, ecco come giudicai la ragazza
che, un minuto dopo, Monica mi present, chiamandola
Marie-Claude Drzous, nipote del signor
Ambroise Karige da parte di madre, e orfana
da vari anni.
La nuova cuginetta mi strinse cordialmente
la mano con una amabile frase di benvenuto,
poi domand allegra a Margherita:
Dimmi un po', tu, ti abbiamo cercata
tutta la mattina. Potevi avvertirci che andavi in
giro con Monica, no?
Cara mia, se tu lo avessi domandato alla
mamma, avrebbe saputo dirti dove ero; l'avevo
avvertita che noi due, Monica e io, andavamo a
cercare delle trote dal vecchio Hilaire.
Margherita, parlando, si avvicin alla cugina.
Pi bassa di lei, aveva un corpo ben fatto e grazioso,
era meno brillante, ma ci che colpiva
maggiormente in lei era una grande distinzione.
Appoggi la mano sul braccio di Marie-Claude,
poi si volse verso di me, e disse sorridendo:
Vieni, cugino. Lo zio a quest'ora sar gi
nel suo studio.
Lo zio? No, l'ho visto cinque minuti fa.
Passeggiava in giardino con la sua cara Valentine.
Nell'accento di Marie-Claude credo di aver
avvertito un tono ironico. Entrando a fianco di
Margherita nel vestibolo con il pavimento di
marmo bianco e nero, osservavo il suo profilo
delicato; pronunziando queste parole il sorriso
abbandon le sue labbra. Disse freddamente:
Se l'hai visto cinque minuti fa in giardino,
pu darsi che nel frattempo sia rientrato.
Certo... Guarda, eccola l, quella.
Con che accento aggressivo pronunci l'ultima
parola!
In fondo al vestibolo una porta a doppio battente
si apriva sul giardino. Una ragazza entr,
con in mano un cestino di fogliame.
Margherita mi present, con l'accento gaio
di prima:
Valentine, abbiamo condotto qui Bernard
Dambreuil... Cugino, ti presento la dottoressa
Valentine Rambel, mia sorella.
Avevo gi saputo dai Karige che una loro cugina
esercitava la professione medica ed era
assistente del primario di una casa di cura dei
dintorni di Versailles.
Monica mi aveva detto: Vedrai che arie si
d!. Al primo incontro non ebbi questa impressione.
Quella sua persona un po' angolosa, e lo
sguardo diritto e freddo, non erano per niente
amabili. Ma dal modo in cui mi accolse, mi parve
una ragazza semplice, senza pretese.
A una domanda della sorella, rispose:
S, lo zio  rientrato in casa. Credo sia
l...
Parlando and verso una porta che si apriva
accanto alla vecchia scala di quercia, nel lato
sinistro del vestibolo. Diedi una rapida occhiata
a Marie-Claude, che seguiva con gli occhi la cugina.
I suoi occhi di un azzurro intenso, che poco
prima avevo veduti pieni di allegria, ora si erano
oscurati ed erano carichi di animosit.
Arrivederci! disse.
E volgendoci le spalle cominci a salire la
scala.
Valentine buss alla porta di quercia, e una
voce rispose: Avanti. La giovane apr, ed
entr per prima in una stanza dalle pareti rivestite
di legno, scarsamente illuminata da due
finestre alte, e troppo strette. Un uomo di una
certa et, seduto a una grande scrivania antica,
volse la testa verso di noi. Il suo sguardo si
pos su me, mentre Valentine annunziava:
Zio, ecco Bernard Dambreuil.
Lieto di conoscerti, caro cugino... Molto
lieto...
Tese verso di me una mano lunga e sottile;
il suo sguardo duro e freddo continuava a scrutarmi,
mentre rispondevo al saluto con parole
di ringraziamento. Il vecchio riprese:
Avevo sempre desiderato conoscere questo
ramo della famiglia, che si era staccato dal
tronco una sessantina di anni fa. Mi dispiace
soltanto che le circostanze abbiano impedito
finora questo incontro.
Parlava con voce lenta, gradevole, forse alquanto
affettata. Il volto magro e allungato,
dalla carnagione ancora fresca, aveva una dolcezza
di espressione che contrastava stranamente
con lo sguardo freddo, vivace, di una acutezza
un po' imbarazzante.
Dispiace anche a me, caro cugino. Quali
siano state le ragioni che un tempo sono state
all'origine di questa rottura, oggi non hanno pi
ragione di esistere, vero?
Sorridevo dicendo questo, e anche lui sorrise.
Ma il suo era uno strano e sgradevole sorriso!
Le labbra sottili e pallide si arricciavano agli
angoli in una specie di ghigno, scoprendo appena
qualche dente ingiallito. Per un attimo il volto
del vegliardo ebbe una espressione quasi cinica.
Si tratt di questioncelle di nessuna importanza,
caro amico; discussioni di interesse,
senza dubbio, che tuttavia talvolta scavano nelle
nostre famiglie dei solchi pi profondi di motivi
forse ben pi gravi. Ero molto giovane, allora,
e non ho mai conosciuto Martial Dambreuil,
tuo nonno. Oggi avrebbe qualche anno pi di
me.  morto da molto tempo?
Un po' prima che io nascessi.
E tuo padre?
Quindici anni fa.  morto in conseguenza
della guerra.
Come il padre di Marie-Claude. Ma lui si
 trascinato pi a lungo. Ora basta, caro amico,
non voglio certo trattenerti ancora nel mio antro.
Avremo tempo di approfondire la nostra conoscenza
durante il pranzo. Le cugine ti indicheranno
la tua stanza. E Paul, dove si  cacciato?
La domanda era rivolta a Margherita, che si
era fermata qualche passo dietro di me, mentre
Valentine riordinava alcuni libri sparsi sulla
scrivania del vecchio.
 partito presto per la caccia, zio; ma
credo sia gi di ritorno.
Presente! disse una voce giovanile.
Nella porta era inquadrato un giovanotto
bruno, di alta statura; lo sguardo schietto, sorrideva
come le labbra.
Mio fratello Paul, disse Margherita.
La sua voce assunse un accento di tenerezza.
...Un cugino tra tutte queste cugine. Uno
soltanto, perch Michel non si trova qui, in
questo momento.
Se ne fa a meno! asser il nuovo arrivato,
senza animosit. Noi due, Bernard e io,
esploreremo il paese alla ricerca dei vecchi libri
di magia che lo interessano.
Non credere che mi interessi soltanto di
vecchi libri di magia, so apprezzare anche l'aspetto
pittoresco di un luogo.
Margherita guard il fratello con un rimprovero
malizioso negli occhi, di un azzurro cangiante
e luminoso.
Non avrai la pretesa di accaparrarti Bernard,
vero? Contiamo anche noi portarlo a
spasso per il Corrze.
Va bene! Andremo anche a passeggiare,
noi... Oh, caro zio, perdona... La vista del nostro
ospite mi ha fatto dimenticare di darti il buongiorno...
Si inchin al signor Ambroise.
Hai fatto buona caccia? domand il
vecchio.
Cos e cos. Ma qualche pernice l'ho portata...
Vedrai come Laurentine, la cuoca, sapr
cucinarla!
Queste ultime parole erano rivolte a me.
Paul sorrise cordialmente:
Intanto, vuoi venire a fare la conoscenza
della tua stanza?
Accennai di s. Il signor Ambroise disse:
Arrivederci, giovanotto.
Margherita mi fece un gesto amichevole.
Valentine mi gett una occhiata distratta, atteggiando
le labbra a un vago sorriso, che non
attenuava la freddezza del suo volto.
Dalle vecchie scale di quercia, Paul e io
salimmo al primo piano. In fondo a un corridoio
salimmo tre gradini, e ci arrestammo davanti
a una porta con ornamenti di ferro. Era
socchiusa. Paul la sospinse, spiegando:
Lo zio ti ha assegnato la stanza nella
torre, l'angolo pi antico della casa, pensando
di fare cosa gradita a un amante di vecchie
scartoffie, come sei tu.
Al primo piano della torre, formato da due
stanze, si poteva accedere direttamente dal pianterreno
per mezzo di una scala a chiocciola,
ricavata nello spessore del muro. Una stanza
era quasi priva di mobili, mentre l'altra era
stata trasformata in una comoda stanza da letto,
con vecchi arazzi assai ben conservati appesi
alle pareti, un letto di quercia a colonne, qualche
antico cofano, e dei tavoli che risalivano
evidentemente all'epoca della costruzione del
castello.
Mi dichiarai sinceramente entusiasta dell'alloggio.
Paul mi diede alcune informazioni sull'orario
dei pasti e sulle abitudini dei castellani.
Poi si conged, nel momento in cui un domestico
appariva con la valigia che avevo lasciata nell'automobile.
Quando fui solo, mi avvicinai a una delle
due strette finestre che davano luce alla camera.
Era aperta, e la tenda era tirata. Davanti alla
mia stanza c'era un giardino con sentieri bordati
di bosso. Non vi erano molti fiori, ma era
abbastanza ben curato; seppi in seguito che lo
zio relegava i fiori nella categoria delle spese
inutili. Incorniciato a destra e a sinistra da folti
boschetti, con sul fondo un bel panorama di
boschi e di montagne, inquadrava bene quella
casa antica, il cui aspetto nobile e semplice mi
era piaciuto fin dal primo istante.
In un piccolo sentiero del giardino comparve
una figura femminile. Riconobbi Marie-Claude.
Passeggiava lentamente, giocherellando con un
ramo di piccole rose rosse. La testa un po' sollevata
riceveva in pieno la luce del sole, che in
quel momento era allo zenit. Il biondo dorato
dei suoi capelli pareva fiammeggiare, mentre le
sue labbra socchiuse sorridevano, come se un
sogno felice occupasse la sua mente. Come gi
nel primo momento, quando l'avevo vista sulla
porta del castello, fui colpito dalla gioia viva,
dall'ardente e trionfante giovinezza che pareva
emanare da lei, come da una fresca sorgente.
Una creatura felice, pensai, con uno slancio
di simpatia verso quella cugina fino a ieri sconosciuta.
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Capitolo 2.
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In fondo al giardino davanti al castello, sotto
un pergolato ombreggiato dai rami di un rosaio,
ci venne servito il caff, dopo una colazione
che diede pienamente la misura dell'abilit di
Laurentine.
Oltre a Pierre Karige, vi era sua moglie, pi
imbellettata che mai, la signora Karige, detta
semplicemente zia Eugenia, una vecchia, esile
dama dall'aspetto stanco, indifferente, e la signora
Rambel, madre di Valentine, di Margherita
e di Paul.
Sapevo che era vedova di un celebre scultore
e possedeva una modesta rendita, oltre allo stipendio
di segretaria di un uomo politico, amico
del defunto marito. Monica mi aveva detto:
La zia Jeanne  il dovere in persona, e nient'altro.
L'angolosit della sua persona offriva
infatti ben poco di piacevole. Le labbra sorridevano
solo impercettibilmente, quasi loro malgrado;
aveva lo sguardo un po' duro, che mostrava
tuttavia una viva intelligenza.
Dal punto di vista della distinzione, dell'abbigliamento
e dello stile, la signora Rambel era
superiore alla signora Karige moglie di Pierre.
Avrei constatato ben presto che lo era anche
sotto l'aspetto intellettuale. Ma in quella prima
occasione pot parlare ben poco, giacch la conversazione
era monopolizzata quasi costantemente
dal signor Ambroise, che mi interrogava
su mia madre, mia sorella, i miei fratelli, e parlava
di Parigi che non vedeva da una dozzina
di anni.
Poi era andato a fare la siesta abituale nella
sua stanza. Sua moglie era sparita, certo per
qualche lavoro domestico che costituiva, al dire
di Pierre Karige, ogni suo piacere. La moglie di
Pierre stava ricamando una borsa di seta rossa
fiammante, che doveva accompagnare un abito
di Monica, e la signora Rambel sferruzzava,
scambiando con lei qualche chiacchiera.
Pierre Karige si era unito al nostro gruppo
di giovani. Fumava ascoltando Paul, che descriveva
i panorami dei dintorni, che avrei avuto
piacere ad ammirare.
... Vedrai la Cava dell'Inferno. Si chiama
cos la vallata selvaggia dove si trova la vecchia
abitazione degli antenati Karige. Ora appartiene
al nostro cugino Pascal. Un'ala  molto antica.
E una dimora rustica, alla quale, in seguito,
sono stati aggiunti altri edifici. Ma anche questi
sono abbastanza vecchi per armonizzare con il
fabbricato originale.
 una casa spaventosa, mortalmente triste
disse Marie-Claude.
La guardai, sorpreso dal tono della sua voce.
Mi parve di scoprire irritazione nel suo accento.
Il volto, poco prima cos gaio, mi parve improvvisamente
incupito.
Questo te lo concedo ribatt Paul.
Non proverei alcun piacere a viverci. Ma Pascal
vi si trova bene. Si occupa assiduamente delle
sue terre, e inoltre si dedica alla lettura. A sentir
lui, non si annoia mai.
Non  un tipo comune, lui afferm
Valentine.
Sedeva di fronte a noi. Le dita, lunghe e
affusolate, reggevano una sigaretta, che portava
macchinalmente alle labbra con ritmo costante.
Vestiva un abito color arancio chiaro, che ravvivava
la sua pelle smorta, i capelli neri, opachi
che, annodati con troppa ricercatezza, accentuavano
la linea angolosa del volto. Aveva una bocca
deliziosa, ben disegnata, ma fredda e senza vita,
sotto il rossetto. La voce aveva un tono piuttosto
basso e profondo, che dava una strana impressione
di durezza.
Marie-Claude fece una smorfia.
Credi?  una idea singolare! Ho notato
invece che gli spiriti semplici, in generale, non
conoscono la noia. Non voglio con questo dire
che Pascal  uno di questi, ma non sono mai
riuscita a trovare in lui qualcosa che lo elevi,
anche di poco, al disopra dei comuni mortali.
Perch hai nei suoi riguardi delle prevenzioni
ben radicate e non modificabili.
Il tono della voce di Valentine era aspro e
sdegnoso. La tazza di Marie-Claude le oscill
tra le dita. Era seduta accanto a me, e non potei
scorgere l'espressione del suo volto; ma intuii
nella voce una nota di sfida, quando rispose:
 vero, non modificabili.
Paul si intromise, ridendo:
Oh, quanto a me, non lo trovo affatto divertente,
quel bravo Pascal!  un provinciale
bello e buono. Non abbiamo gusti in comune,
e se fosse il nostro solo vicino... Per fortuna abbiamo
gli amici delle Bourdettes, Jacques Brzennes
e sua sorella. Lei s che ti rassomiglia,
Bernard. Due anni fa  uscita dalla Scuola dei
Manoscritti e si  messa a cercare in tutti gli
archivi della provincia dei documenti per scrivere
un libro sulla stregoneria nel Limousin.
Molto interessante! dissi. Mi piacerebbe
scambiare quattro chiacchiere con lei.
Domani ti condurremo alle Bourdettes.
Pu darsi oggi tu veda suo fratello; viene tutti
i giorni qui, soprattutto da quando si  fidanzato
con Marie-Claude.
Ah! cara cugina, sei fidanzata? Tutte le
mie felicitazioni.
Mi volsi verso di lei. Stava accostando la
tazza alle labbra per sorbire le ultime gocce di
caff. Gli occhi le si illuminarono di un gioioso
sorriso. Pos la tazza sul tavolo, vicino a s, e
mentre cercava il fazzoletto nella borsetta posta
sulle ginocchia, rispose gaiamente:
Grazie! Jacques sar molto contento di
conoscerti, e anche Gilberte. Monica lo ha informato
che eri un tipo come lui: non d'avanguardia.
E non  un complimento nella tua bocca,
vero, Monica?
Guardai sorridendo il visino troppo roseo,
che mi faceva pensare a certi dolciumi insipidi,
che la nonna mi regalava quando ero bambino.
Il fatto  che a volte hai delle idee cos
arcaiche!... Ma ho anche detto che sai essere
molto interessante, all'occasione.
Il riso franco di Margherita sprizz nell'aria,
come un razzo leggero.
Ah! Questa s che  bella! In realt, Bernard,
Monica non ti ha dipinto a colori troppo
foschi, e sarai accolto abbastanza bene da queste
parti!
Discorremmo gaiamente ancora per qualche
minuto, poi, visto che il caldo non permetteva
ancora di passeggiare, ci dirigemmo l, dove
era la vecchia balaustrata di pietra che avevo
scorta dalla strada.
Soltanto Valentine non venne con noi. Disse
sarebbe andata in camera a lavorare.
Mia sorella  un cervello, disse Paul,
mentre ci inoltravamo lungo un sentiero, dove
gi si allungavano le prime ombre della sera.
Si diverte soltanto con i suoi studi di medicina
e l'esame dei malati affidati alle sue cure. A
parte il canto, ha una voce molto bella, niente
la interessa all'infuori della sua tanto amata professione.
 un cervello?
Marie-Claude camminava davanti a noi, accanto
a Margherita. Volse un po' la testa, ripetendo:
Un cervello? Soltanto questo, credi?
Scorsi una piega beffarda sulle sue labbra,
e un lampo nei suoi occhi. Paul, con accento
di sorpresa, domand:
Ne dubiti?
Alz un po' le spalle, e distolse lo sguardo
senza rispondere. Incedeva nello stretto sentiero
con il passo agile della giovane sportiva dai
buoni muscoli, rimasta pertanto squisitamente
femminile.
Margherita aveva la stessa andatura elegante,
ma con pi grazia e scioltezza nella persona
snella; era vestita di bianco. I suoi capelli, di
un castano chiaro, le cadevano sulla candida
nuca in riccioli leggeri, che apparentemente non
dovevano nulla all'abilit del parrucchiere.
Quanto a Marie-Claude, avevo gi notato che
i suoi capelli, di un biondo dorato, erano raccolti
in una crocchia assai graziosa, ma che stupiva
in una bella ragazza come lei, in cui gusti, abitudini,
e genere di vita che conduceva, mi parevano
assai lontani dal meritarle l'epiteto di ancien rgime.
All'estremit del giardino c'era una vecchia vasca, piena d'acqua stagnante, un po' verdastra.
Un tempo, mi spieg Paul, un canale vi recava l'acqua di una vicina sorgente. Ma il signor Ambroise aveva giudicato inutile farlo riparare, e adesso la vasca era alimentata soltanto dalla pioggia e dalla neve.
Lo zio  un po' tirato, soggiunse Paul, sorridendo.
Avaro, vuoi dire. Il denaro  tutta la sua vita.  una cosa assolutamente odiosa, a mio avviso!
Con questa battuta, Marie-Claude raggiunse la balaustrata, dove gi erano appoggiate Margherita e Monica.
Le andai dietro e, per un momento, mi soffermai a contemplare il castagneto inondato dalla vivida luce estiva, e i monti velati da una leggera bruma azzurrina. Sotto di noi scorreva la fresca acqua del torrente, lambita dalle foglie degli arbusti della forra. Ci sedemmo su due vecchie panche, al riparo di un boschetto di nocciuoli, a destra della balaustrata. Monica cominci a parlarci del recente soggiorno a Royan, nel mese di agosto.
Ascoltavamo distrattamente quelle chiacchiere futili. Forse eravamo intorpiditi dal caldo.
Marie-Claude, con gesto affettuoso, appoggiava la mano sulla spalla di Margherita. Le osservai: erano cos diverse tra loro, e al tempo stesso cos graziose, nella freschezza della loro giovent, che nessun artificio offuscava. S, erano belle entrambe. Ma gi le mie segrete preferenze erano rivolte alla fine Margherita, nella quale intuivo un animo di pi rara qualit.
Dopo aver ammirato la sua brillante cugina, il mio sguardo tornava a posarsi con piacere su di lei. In quel momento Margherita aveva assunto una espressione sognante. Il calore estivo aveva tinto di rosa le sue gote diafane.
A una frase scherzosa, rivolta da Paul a Monica, sorrise dolcemente, e i suoi occhi pensosi ripresero luce e gaiezza.
Monica, toccata sul vivo, aveva ribattuto con asprezza. Tra i due cugini si accese una discussione; ma la ragazza non era in grado di tener testa all'ironico e battagliero Paul. Prefer allora abbandonare il campo, dopo aver dichiarato con una certa stizza che fortunatamente esistevano persone pi intelligenti.
S, quei piccoli idioti con i quali balla, beve cocktails e si rosola la pelle sulle sabbie di Royan. Brava ragazza quella Niquette, ma che oca!
Paul!
Margherita guard il fratello con aria di rimprovero. Lui rise, divertito.
Cara Margherita, lo pensi come me. Ma non offendiamo la carit. Cosa si decide per la passeggiata? Andiamo ora?
Se vuoi, disse Marie-Claude.
Era seduta, pigramente appoggiata alla spalliera della vecchia panca. Ma improvvisamente si raddrizz, vivace e allegra.
Prender la mia auto... e tu, Bernard, la tua, penso.
Certamente, cugina. Chi avr il piacere di condurre con me?
Paul... e forse anche Valentine, se si degner accompagnarci. Con me verr Margherita.
E Monica?
Andr con chi crede, o con la sua auto, se preferisce. A meno che la vista di Paul non le ispiri un tale orrore da preferire la solitudine.
Marie-Claude balz in piedi, e incalz, sorridente e piena di brio: E allora andiamo a prepararci, cari amici!
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Quando rientrammo alle Rocce Nere le sei
erano gi suonate. Avevamo fatto una bella gita,
mi avevano fatto visitare le rovine di un edificio
dei Templari, che mi riproposi di rivedere di
nuovo, con pi agio. Valentine non ci aveva onorati
della sua compagnia, ma c'era Monica, che
indossava un abito bleu forte, e si era comodamente
installata nella bella vettura di Marie-
Claude.
Una ragazza in gamba, la nostra Marie-
Claude, mi aveva detto Paul, mentre attendevamo
le ragazze, occupate a cercare funghi
nel bosco, al limite del quale avevamo parcheggiato
le nostre auto. Buona, schietta, per
niente sofisticata. La ricchezza non le ha dato
alla testa.
 molto ricca?
Una cinquantina di milioni di franchi,
ereditati dal nonno paterno, proprietario di ferriere.
Suo padre  morto giovane, ma la madre,
la zia Juliette, ha amministrato il denaro con
molta intelligenza. Orfana da quattro anni, Marie-Claude
vive con una cugina del padre, pur
conservando la sua indipendenza di cui, del
resto, fa uso con giudizio, perch  una ragazza
seria, anche se talvolta pu sembrare il contrario.
E il fidanzato?
Jacques Brzennes  un bel giovanotto.
Finanziariamente  abbastanza solido, anche se
le sue ricchezze sono assai minori di quelle di
Marie-Claude. Cura personalmente le sue propriet,
ma trascorre due o tre mesi d'inverno
a Parigi. Lo vedrai molto presto, perch tutti i
giorni viene a cena alle Rocce Nere.
Infatti, quando rientrammo nel vestibolo del
castello, intravedemmo un profilo maschile sulla
soglia della porta del saloncino.
Ecco finalmente i gitanti!
S, caro. Sei qui da molto tempo?
Marie-Claude avanz, e tese la mano al biondo
e snello giovanotto che le sorrideva.
Un quarto d'ora, venti minuti. Valentine
e io abbiamo parlato di musica.
Ah! Valentine...
Jacques Brzennes si scost per lasciar passare
Marie-Claude. Scorsi accanto alla finestra
Valentine, seduta, con il braccio destro appoggiato
al bracciolo della poltrona. L'ultima luce
del giorno ne disegnava il profilo, bello, ma
leggermente scarno. Pareva immersa nella contemplazione
di un gattino che giocava davanti
a lei, sul tappeto.
Marie-Claude si volse bruscamente, e afferr
il braccio del fidanzato.
Vieni, Jacques, c' ancora un po' di tempo
prima del pranzo, e possiamo attendere in giardino.
I due attraversarono il salotto, e uscirono
dalla vetrata.
Paul rise.
Ecco come  una innamorata; Marie-
Claude ha dimenticato di presentarti il fidanzato,
Bernard. Quando c' lui, niente altro esiste,
nell'universo.
 naturale. Far la conoscenza di Brzennes
un po' pi tardi.
Stai dormendo, Valentine? disse gaiamente
Margherita.
Stava entrando nel salotto, e and verso la
sorella. Valentine volse un po' la testa, e rispose:
No, affatto.
Mi sembr molto pallida. Era effetto della
luce, o del vestito chiaro che indossava?
Domand, con la sua voce calma e uguale:
Hai fatto una gita piacevole, Bernard?
Ti piace il nostro paese?
Discorremmo per qualche minuto. Poi salii
nella mia stanza per scrivere a mia madre e
cambiarmi per il pranzo.
Il mio nonno materno aveva acquistato a suo
tempo, a Versailles, nel quartiere Saint-Louis,
un vecchio palazzo, passato poi in eredit al
figlio, lo zio Franois Berthier. Questi, celibe,
preferiva trascorrere gran parte dell'anno in
Normandia, dove erano le sue fabbriche di stoffe,
e lasciava a disposizione di mia madre e mia
quella dimora, centro di riunione dell'intera famiglia:
mia sorella Lucie, sposata con un ufficiale
di marina, mio fratello Robert, socio dello
zio Franois, e Bndict, curato in una parrocchia
della pievania di Mantes.
Alla partenza, mia madre aveva detto: Tienmi
informata su quella famiglia, raccontami le
tue impressioni. Sei osservatore e giudichi bene,
generalmente.
Era ancora troppo presto per formulare un
giudizio. Tutt'al pi potevo dividere gli abitanti
di quella casa in due categorie: quelli che gi
dal primo contatto mi erano simpatici, e gli
altri sui quali avevo delle riserve.
Tra i primi colloco senza esitazioni Marie-
Claude Drzous, Margherita e Paul Rambel.
Quanto alla famiglia di Pierre Karige, genitori
e figli, sai, cara mamma, quale  il mio pensiero.
La signora Rambel e sua 'figlia Valentine mi
lasciano perplesso. La moglie di Ambroise Karige
 un tipo comune.
Quanto allo zio...
Mi interruppi, e mi soffermai a fantasticare,
con la penna in mano. Lo zio... toh, anche io lo
chiamavo come gli altri. Tutti avevano nei suoi
riguardi un tono deferente, e avevo l'impressione
che quel vecchio esercitasse una considerevole
influenza sulla sua famiglia.
Personalmente non potevo che essere soddisfatto
dell'accoglienza ricevuta. Mi aveva accolto
amabilmente, aveva mostrato interesse a quanto
gli dicevo sulla mia vita e quella dei miei. Tuttavia,
quando cercavo di qualificarlo, mi veniva
in mente una sola parola: il signor Ambroise mi
era profondamente antipatico.
Perch?
Come definire le sfumature, le cento sfaccettature
di una fisionomia? Un pizzico di cinismo
nel sorriso, uno sguardo improvvisamente duro,
dopo essere stato quasi sdolcinatamente amabile,
una nota falsa nella voce melliflua... S, come
esprimere ci che ci dispiace, ci che ci allontana
da certi esseri che celano cos bene il proprio
animo e soltanto in circostanze straordinarie
si svelano?
Tuttavia, poich ero ospite del castellano
delle Rocce Nere, non volli esprimere fin dal
primo giorno la mia impressione sfavorevole, e
terminai la frase descrivendo la cordiale ospitalit
offertami.
Chiusa la lettera, mi vestii per la cena. Poi
uscii dalla stanza, oltrepassai la vecchia porta
di quercia, e scesi i tre gradini che portavano
nel corridoio. In quell'istante si apr una porta
laterale, e vidi comparire Marie-Claude.
Ah, ecco Bernard! Scusami per aver condotto
via Jacques senza presentartelo. Sono
molto impulsiva e... qualcosa mi aveva messa
fuori fase.
Protestai di non essere per niente offeso.
Poi scendemmo, discorrendo, sotto il pergolato.
Paul e Jacques Brzennes parlavano di caccia.
Scambiai con Jacques una cordiale stretta di
mano; Marie-Claude gli annunzi che il giorno
dopo saremmo andati a trovare sua sorella, alle
Bourdettes.
Gilberte sar felice di ricevere un collega
disse Brzennes, sorridendo. In questo
momento lavora molto; ha scoperto dei documenti
molto interessanti, almeno a quanto mi
ha detto.
Sulla stregoneria in questa zona?
Precisamente. Li mostrer con piacere.
Che idea occuparsi di un argomento simile!
esclam Monica.
Usciva in quel momento dal salone, e veniva
verso di noi, scintillante, in un nuovo vestito
rosso geranio.
... Streghe, fortunatamente, non ce ne sono
pi. Andavano bene in altri tempi!
Gilberte pretende che ce ne sono ancora.
Oh! Gilberte vive sempre tra le sue scartoffie,
e ha perduto la nozione dell'epoca in cui
viviamo. In tutti i casi, le streghe dei nostri
giorni sono delle fattucchiere che non possono
recare gran male.
Speriamo! ribatt Marie-Claude. Ma
le influenze demoniache, che un tempo facevano
agire questi uomini e queste donne, sussistono
ancora, e possono manifestarsi.
Monica scoppi in una risata.
Oh, l l! Questa s che  bella! L'hai
sentita, Paul?
Marie-Claude ha ragione. La stregoneria,
in tutti i tempi,  opera del diavolo, e niente
altro.
Niente altro? Tu lo credi, ragazzo mio?
Lo scarno profilo dello zio si inquadr nella
porta aperta del salone. La luce del tramonto,
che filtrava dalla finestra, rischiarava il suo volto
allungato, quasi senza rughe, la fronte alta e
stretta, e i radi capelli grigi sul cranio. Il vecchio
guardava il nipote con una seriet mista
a ironia. La voce dolce, ripet:
Tu lo credi? No, spesso era una missione,
un dono misterioso, trasmesso di padre in figlio,
e che si poteva conciliare con una perfetta ortodossia
religiosa.
Direi che c' strega e strega, spiegai.
Talvolta si d questo nome, nelle nostre campagne,
a della brava gente che cura bestie e
persone senza ricorrere a pratiche inaccettabili.
Che in certi casi siano aiutati da qualche superstizione,
 possibile. Ma c' un'altra stregoneria
che  realmente ispirata e sorretta dalle forze
demoniache. Questa ha funestato molti paesi,
e il secolo diciassettesimo ne ha avuto una prova spaventosa
nella brutta faccenda dei veleni.
Il diciassettesimo secolo? Ma adesso siamo nel ventesimo,
ragazzo mio, e tutto questo non esiste pi!
Una risatina sottoline queste parole.
Mia sorella non  di questo parere
disse Brzennes. Dice che sono cose vecchie
come il mondo, e ci saranno fino alla fine dei
secoli.
Tua sorella, caro mio,  una donna intelligente,
ma i suoi studi la portano a vedere
ovunque delle sopravvivenze del passato. Lasciamola
alle sue illusioni, se questo le fa piacere.
E ora, ragazzi, a tavola!
La sala da pranzo delle Rocce Nere era
ampia, tutta rivestita di quercia, con mobili e
cassapanche antichi, molto ben tenuti. Le finestre
si aprivano sul giardino, e le ultime luci
del giorno le illuminavano; entrava la brezza
leggera che, alla sera, mitigava il caldo delle
giornate estive.
La cena fu molto allegra. Marie-Claude e Paul
soprattutto, furono di un brio eccezionale. Anche
la signora Rambel si anim un po', mentre
il signor Ambroise sorrideva mellifluo. Soltanto
Valentine rimase triste. A un certo momento
Monica, la mia vicina di tavola, mi tocc il
gomito, sussurrando:
Eh, cosa dicevo? La dottoressa Rambel
non si degna di unirsi ai nostri semplici divertimenti,
e resta inchiodata sul suo piedistallo.
Ma non avevo l'impressione che l'espressione
assorta e lo sguardo assente di Valentine fosse
dovuto a disprezzo. Forse era sofferente, perch
non tocc quasi cibo, e ricordavo il suo pallore
quando era seduta in salotto.
Di fronte a me, a fianco della fidanzata,
sedeva Jacques Brzennes. Paul l'aveva definito
un giovanotto attraente, e infatti non poteva
descriverlo meglio. Attraente per la sobria eleganza
del vestire, delle maniere, per il volto
espressivo, e la dolcezza dello sguardo. Non poteva
definirsi un bel ragazzo, ma era assai di
pi, e non faceva meraviglia che Marie-Claude
ne fosse tanto innamorata.
Dopo cena, mentre andavamo a sederci sotto
il pergolato, scesero tutti e due nel giardino,
gi avvolto nell'oscurit della tiepida notte, rischiarata
appena da una falce di luna. Il signor
Ambroise, le nipoti e Paul, giocavano a bridge,
alla luce di una lampada elettrica. La giovent
fumava, a eccezione di Margherita, e discorreva
animatamente.
Ci godevamo la bella serata dopo la giornata
afosa.
Dal vicino bosco giungeva a noi l'indefinibile
aroma dell'imminente autunno, misto di effluvi
di terra umida, di eriche, di felci, e di foglie
secche.
Dovresti suonarci qualche cosa, disse
Monica al cugino.
Con piacere rispose Paul. Mi accompagni
tu, Valentine?
La ragazza fece un cenno affermativo, e si
alz per seguire il fratello. Pi alta di Margherita,
magra, un po' piatta, aveva tuttavia una
andatura agile e decisa. Quando gli pass accanto,
il signor Ambroise le domand:
Canti?
Oh, no, zio.
S, s. Ci canterai La romance  l'toile.
Questa sera non mi sento in forma.
Via, non hai l'abitudine di farti pregare.
Vogliamo ascoltarti, figliuola. Quando si possiede
le doti che hai tu, non si deve nasconderle sotto
il moggio.
Senza replicare, Valentine entr nel salone.
Poco dopo udimmo il suono del pianoforte, poi
quello del violoncello di Paul. Questi esegu
l'Arioso di Bach, con delicate sfumature e bravura.
Terminato il brano, Paul chiam Margherita
perch venisse a prendere il posto di Valentine,
mentre questa cantava. Dapprima cant la
celebre romanza di Wagner, poi, su richiesta
della signora Rambel, l'Apaisement di Beethoven.
Era la prima volta che udivo una voce cos
pura, flessibile e profonda. Ma le mancava vitalit
e calore. Era soltanto un eccellente strumento
privo di anima.
Per meglio ascoltarla, ero entrato nel salone.
Quando Valentine termin di cantare, Marie-Claude
e il fidanzato mi si avvicinarono.
Marie-Claude osserv a mezza voce:
La sua  una voce glaciale. Non ti d
l'impressione di essere un pezzo di marmo, questa
Valentine?
Il tono ironico delle parole mi stup.
Brzennes protest:
Ha una voce meravigliosa!
S, come il famoso violino del mio vicino
di casa, a Parigi. Ma  penoso sentirlo fare
virtuosismi, eseguendo brani di Mozart, Beethoven
e Chopin, con eguale incomprensione.
Devo ammettere che mai come questa sera Valentine
ha dato l'impressione di non capire minimamente
ci che canta.
Io pensai, alquanto deluso: Questa bella
Marie-Claude ha forse un animo cattivo, invidioso?.
In quell'istante Valentine si allontan dal
pianoforte, e si volt. Brzennes le si avvicin,
e con l'entusiasmo che la sua voce rivelava cos
facilmente, disse:
Mi dispiace di essere arrivato quando stavi
per finire, Valentine.  sempre un gran piacere
per me sentirti cantare!
Margherita si gir sul seggiolino, e si volse
verso di noi.
Pu cantare qualcos'altro. Cosa vuoi ascoltare,
Jacques?
Benissimo; la Habanera de Carmen, per
esempio.
La Habanera de Carmen?
Marie-Claude pronunzi queste parole con
una specie di sogghigno.
... Oh, no, per carit! Valentine non ha
il temperamento per cantarla... oppure...
Fece qualche passo, e quasi volt le spalle
alla cugina. Sotto la luce del lampadario di cristallo,
i suoi capelli color oro scintillarono e le
sue braccia ebbero dei riflessi madreperlacei. Afferr
con gesto rapido la mano di Brzennes, e
la sollev dicendo:
Balliamo, piuttosto! Paul, il fonografo, per
favore.
 una buona idea. Balli, Bernard?
S, quando capita.
Valentine si allontan dal pianoforte e and
a sedersi in disparte, accanto a un tavolo sul
quale erano posate delle riviste. Non ballava mai,
mi disse Margherita, che mi aveva accettato come
cavaliere. Come Paul, anche lei disse che la sorella
si interessava soltanto alla sua professione,
per la quale si impegnava a fondo, esercitando
un forte influsso sui suoi ammalati.
Probabilmente si interessa poco della famiglia,
vero? dissi. Certamente la vedete di
rado, tranne nel periodo delle vacanze.
Molto raramente, infatti. Credo tuttavia
non le dispiaccia, ha sempre avuto un carattere
chiuso, e disprezza i nostri piccoli piaceri familiari,
come pure quelli mondani. Trova soddisfazione
soltanto nei suoi studi.
C'era una nota triste nella voce di Margherita.
Soggiunse, con un sospiro:
Noi due ci comprendiamo meglio, Paul e io.
E anche Marie-Claude?
Oh! anche Marie-Claude, naturalmente.
Colei di cui parlavamo ci passava accanto
in quel momento, con il fidanzato. Paul aveva
spento il fonografo e sedeva al piano suonando
I Traineaux.
Marie-Claude e Brzennes danzavano la vecchia
mazurka con eleganza. Credo ballassero
macchinalmente, perch erano intenti a guardarsi
negli occhi, e parevano assorti nella reciproca
contemplazione. Il volto di Marie-Claude
era l'immagine della felicit, e Brzennes dava
l'impressione dell'uomo completamente estraneo
a tutto ci che non era la bella fidanzata, vestita
di crespo rosa, della quale cingeva i fianchi
snelli con il braccio.
Dopo la mazurka, Marie-Claude reclam un
valzer. Pareva infaticabile, nonostante il caldo.
Margherita aveva sostituito Paul al pianoforte,
e Monica danzava con il cugino, mentre io
mi ero affacciato alla finestra, per respirare
l'aria fresca, profumata di bosco e di pascoli.
Valentine aveva lasciato il salone. La rividi
soltanto pi tardi, al momento di salutarci. Marie-Claude
accompagn il fidanzato fin sulla soglia
del vestibolo, lasciandolo con un gioioso:
A domani!. Poi ci raggiunse in cima alla
scalinata, che fece di corsa.
Buona notte, cara disse, abbracciando
con foga la cugina. Cercher di essere mattiniera
per andare alla messa con te... Buona
notte, vecchio Paul... Bernard, noi alloggiamo
nella medesima ala...
Mi preced lungo il corridoio. Paul e Margherita
si allontanarono, dopo avermi stretta la
mano. I proprietari del castello, Pierre Karige,
la moglie, e la signora Rambel, erano alloggiati
dall'altra parte della villa. Lungo quel corridoio
c'erano soltanto le camere di Marie-Claude e di
Valentine.
Davanti alla porta della sua stanza, Marie-
Claude si ferm, e mi tese la mano.
Buona notte, Bernard! Domani ti mostreremo
altri bei punti del paese. Ho molto sonno.
Stasera abbiamo fatto un po' i pazzi.
Sorrise con occhi felici, vividi, smaglianti di
giovinezza e di gioia. Mi strinse cordialmente la
mano, apr la porta, accese la luce, poi richiuse
la porta.
Girandomi scorsi Valentine ferma a qualche
passo da me, davanti alla sua stanza. La salutai
augurandole la buona notte, poi andai verso la
mia camera, non senza notare che Marie-Claude
pareva aver ignorato la presenza della cugina.
Da vari indizi, durante la giornata, mi era sembrato
dovesse avere qualche risentimento contro
Valentine, mentre si mostrava affettuosa con
Margherita, con Paul, e anche con Monica, per
quanto con qualche riserva, facilmente spiegabile,
data la mentalit della ragazza.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Dormii male quella notte. Dopo un sonno
agitato, interrotto da numerosi risvegli, mi alzai
verso le sei, con l'intenzione di fare una
passeggiatina e respirare una boccata d'aria fresca
di primo mattino.
Scesi dalla scala della torre, in fondo alla
quale una porta dava direttamente nel cortile
di entrata. Lentamente passai il cancello, e mi
incamminai sul sentiero che conduceva a
Marjac, il villaggio pi vicino.
Ero a met strada, quando sentii dietro a
me un passo rapido, e una voce esclamare:
Ehi, Bernard!
Mi voltai, e riconobbi Paul.
... Gi in cammino?
Eh, s! Non bisogna perdere questo frescolino.
E tu, Paul?
Raggiungo Margherita in chiesa. Il nostro
vecchio parroco mi requisisce per servirgli la
messa, perch si  accorto che me la cavo meglio
dei suoi monelli del villaggio. Ma stamattina
sono in ritardo. Vieni con me?
Volentieri!
Affrettando il passo, scendemmo per il declivio
che conduceva al villaggio. Sorgeva a lato
dei pascoli, cinti da boschi. Accanto alla chiesetta
romanica vidi una vecchia casa, dai muri
screpolati, con il tetto ricoperto di licheni.
 la parrocchia, disse Paul. Ormai
 decrepita. Margherita e io avevamo domandato
allo zio di dare qualcosa per farla riparare,
ma non ne ha voluto sapere. Allora Marie-
Claude ha detto che si sarebbe addossata l'intera spesa.
Deve essere generosa.
 molto caritatevole, e non riesce a capire
certe taccagnerie... E neppure io. Ma sfortunatamente
non ho i mezzi per permettermi
di largheggiare, con la paga di sottotenente.
La chiesa di Marjac era uno di quegli antichi
santuari che sembrano conservare il ricordo
delle preghiere e delle suppliche, che sgorgano
dai cuori sofferenti di anime provate dalla tentazione,
che vi hanno trovato conforto nel corso
delle loro prove terrene.
Era una chiesa molto povera e semplice,
conteneva tuttavia alcune cose interessanti, come
diverse statue in legno dipinto, gi segnalatemi
da Margherita, l'antico fonte battesimale di pietra,
e l'altare di quercia dagli strani intagli,
sul quale, in quel momento, il vecchio parroco
celebrava la messa.
Margherita, due signore della zona, e alcune
donne del villaggio, assistevano alla messa. C'era
una atmosfera piena di raccoglimento, e il silenzio
era rotto soltanto dalle parole del celebrante
e del ragazzo che serviva la messa, all'ombra
della vecchia navata, scarsamente illuminata,
nonostante la gran luce esterna, che
filtrava attraverso le oscure vetrate, porpora,
arancio, azzurre.
Terminata la messa, mi soffermai con Paul
a esaminare pi da vicino le statue di legno,
che dovevano risalire alla stessa epoca della
chiesa. Quando uscimmo, Margherita ci raggiunse
sotto il porticato.
Stamattina Marie-Claude  stata molto
pigra, disse in tono scherzoso, quando ci
fummo salutati. La cosa non mi stupisce,
per oggi  l'anniversario della morte di suo
padre.
Non si sar svegliata in tempo, certamente,
replic Paul. Ieri sera siamo andati
a letto tardi.  vero che lei ha l'abitudine...
Stavamo uscendo in quel momento dal porticato.
Una auto attravers la piazza a gran
velocit. Paul interruppe la frase, e disse stupito:
Guardate, la vettura di Marie-Claude!
Dove ha mandato il suo autista, di buon mattino,
a questa velocit?
Per qualche commissione a Treignac o
altrove. Ma mi stupisce che non me ne abbia
parlato ieri sera.
Riprendemmo lentamente la strada del castello.
Paul e Margherita mi domandavano di
Versailles, di mia madre e dei miei lavori di storia.
Giungemmo cos al cortile, e di l alla porta
d'ingresso. In quel momento sulla soglia comparve
una specie di marionetta, impacciata nei
larghi pantaloni a colori vivaci, che tendeva
verso di noi le braccia magre, color del pane
bruciato. Era Monica, in pigiama, i capelli in
disordine, la faccia sconvolta.
Cosa succede? grid Margherita.
Si lanci verso la cugina. Monica balbett:
Marie-Claude... Marie-Claude... morta!
Cosa stai dicendo? grid Paul.
Camille l'ha trovata morta... poco fa, nel
suo letto...
Scostando Monica, fratello e sorella balzarono
all'interno e salirono di corsa le scale.
 terribile! Terribile... disse Monica,
torcendosi le mani.
Sollev verso di me gli occhi pieni di lacrime.
Stupito e profondamente commosso, in principio
non riuscivo a parlare. Marie-Claude... quella
giovane creatura piena di vita... No, non era
possibile!
Ma chi dice che  morta? esclamai.
Potrebbe trattarsi di una sincope... s, deve essere
cos!
Valentine dice che... che  fredda, e che
la morte risale a diverse ore... Amde  corso
a cercare il medico di Treignac.
Cos dicendo, Monica rientr nel vestibolo.
La seguii e mi trovai dinanzi alla signora Rambel,
che stava uscendo dallo studio del signor
Ambroise.
Era in vestaglia, ma gi pettinata, in ordine
e calma. Dalla sua voce traspariva comunque
una certa emozione, mentre raccontava che
la cameriera, preoccupata di non veder comparire
la sua signorina, che attendeva nella
stanza da bagno, era entrata nella camera, e
l'aveva trovata priva di vita. Era corsa a cercare
Valentine, e costei, dopo aver esaminato la
cugina, aveva dichiarato che era morta.
Soffriva di cuore? domandai o di
qualche altra malattia che possa spiegare questa
morte improvvisa?
Per quanto ne sappiamo, no. La sua salute
pareva eccellente e la resistenza alla fatica
era fuori del comune. Comunque, Valentine parla
di sincope cardiaca. Ora vedremo cosa dir il
dottor Brisson. Ma che disgrazia! Una ragazza
cos bella! E che dolore per il fidanzato!
In quel momento qualcuno chiam la signora,
dal primo piano. Mi lasci, e poich anche
Monica se ne era andata, entrai nel salottino
e mi lasciai cadere su una sedia. Mi pareva
di sognare. L'impressione di floridezza e di buona
salute di quella ragazza era stata cos forte, che
non riuscivo ad assuefarmi all'idea di una fine
improvvisa. Immaginavo il dolore e la prostrazione
del fidanzato. Mi era parso cos innamorato
di lei! Chi si sarebbe incaricato di recargli
la triste notizia?
Paul dette risposta alla mia domanda, quando
mi raggiunse, mezz'ora dopo.
Vado alle Bourdettes con mia madre. Povero
Jacques!
Aveva gli occhi rossi e la voce roca. Si lasci
cadere, prostrato, su una sedia.
Allora  proprio vero!
Purtroppo! Brisson ha confermato la diagnosi
di Valentine: sincope cardiaca.
Eppure nulla faceva supporre...
Paul alz le spalle.
Come possiamo conoscere il punto debole
del nostro organismo? Certo, una cosa come questa
lascia interdetti... ma ormai...
Si pass la mano sulla fronte imperlata di
sudore.
Tutta la casa  sossopra. Era cos amata,
la nostra cara Marie-Claude! Non riesco ancora
a crederci...
Un singhiozzo gli tronc le parole.
Anche io avevo gli occhi umidi. Accompagnai
Paul e la madre fin nel cortile, dove era ad attenderli
Pierre Karige con la sua vettura.
Quando furono partiti, raggiunsi la mia
stanza. Passando davanti alla camera di Marie-Claude
udii un tramestio. Mi si strinse il cuore
al pensiero del corpo senza vita, steso oltre
quella porta. La rividi come la sera precedente,
la bella Marie-Claude, sorridente, splendida nel
suo vestito rosa, mentre mi diceva gaiamente:
A domani.
A domani! Ahim!
Scrissi alcune righe per informare mia madre
del triste evento, poi mi misi a leggere. Ma la
mia mente non riusciva a concentrarsi sulla lettura,
e finii per posare il libro. Per distrarmi
mi recai nell'altra stanza della torre. Il signor
Ambroise mi aveva detto il giorno avanti che
l'archivio della famiglia di Teilhac si trovava
in un profondo armadio di quercia, inserito
nella parete. Sfogliai svogliatamente qualcuna di
quelle scartoffie. Poi, poich si avvicinava l'ora
della colazione, lasciai la torre e mi incamminai
lungo il corridoio.
In quel momento Margherita usciva dalla
camera mortuaria. L'espressione del volto e gli
occhi gonfi esprimevano il suo dolore. Vedendomi
si ferm, e con voce rotta da un singhiozzo,
mormor:
Oh! chi l'avrebbe immaginato?  mai possibile?
Lei... Marie-Claude!
Mi avvicinai e le strinsi la mano.
Non posso abituarmi a questa idea, dopo
averla vista sorridere...
Vero? ... talmente inverosimile! Jacques
non voleva convincersi. Quando  arrivato qui,
pareva impazzito. L'ha presa tra le braccia...
l'ha chiamata per nome...
La sua voce tremula si spense nel pianto.
Sta ripartendo. Sua sorella  riuscita a
condurlo via. Questo pomeriggio torner... Vuoi...
vederla?
Feci un cenno affermativo, la seguii nella
grande stanza semibuia, e mi avvicinai al letto;
accanto ardevano delle candele. Sul cuscino riposava,
rigida, quella testa dai capelli biondi,
quel volto ieri cos fresco e vivo, e adesso color
avorio, dall'espressione grave, quasi dolorosa.
Ai piedi del letto era inginocchiato un uomo
dalle larghe spalle; guardava fissa Marie-Claude.
Era Amde, il suo autista. Era stato al servizio
del signor Drzous, e amava profondamente la
giovane padrona.
Un po' in disparte, seduta su una sedia, la
signora Rambel sgranava la corona del rosario.
Dopo una breve preghiera, mi avvicinai alla
defunta con il ramoscello di ulivo, bagnato con
l'acqua benedetta contenuta in una coppa di
cristallo. In quell'istante Amde si sollev bruscamente,
guard me e Margherita:
Morta? Morta come dicono? Via!
Aveva i tratti del volto scomposti, la voce
rauca, irriconoscibile.
Con una salute come la sua! No, devono
averla uccisa. Con la salute che aveva!
Fiss su noi gli occhi febbricitanti. La bocca
si contrasse in una smorfia, le grosse mani tremavano.
Si gir di nuovo a guardare la defunta,
tendendo verso di lei le braccia.
L'hanno uccisa sicuramente! L'hanno uccisa!
Amde!
Margherita si avvicin, e gli pos una mano
sulla spalla, dicendo con dolcezza:
Vada a riposare un momento e mangi un
boccone. Torner nel pomeriggio.
L'autista distolse lo sguardo dalla defunta,
e, senza aggiungere parola, lasci la stanza.
Il poveruomo sembra impazzito dal dolore
mormor Margherita.
Aspersi il letto con acqua benedetta, e deposi
il ramoscello nella coppa. Dopo un ultimo
sguardo al volto immobile della giovane morta,
mi volsi per andar via; ma in quel momento la
porta si apr adagio, e sulla soglia comparve un
uomo ancora giovane, magro. La sua somiglianza
con Ambroise, mi stup.
Mio cugino Pascal Karige disse a mezza
voce Margherita. Pascal, Bernard Dambreuil,
arrivato qui ieri.
Felice di conoscerla... anche se in una
circostanza cos triste.
Mi tese la lunga mano scarna, che strinsi
senza calore perch fin dal primo sguardo l'avevo
collocato nel gruppo degli antipatici. Era
l'immagine dello zio, come doveva essere a trentacinque
o quarantanni, et di Pascal, mi avevano
detto. Era figlio di un cugino in quarto
grado del castellano delle Rocce Nere.
Avresti mai immaginato una cosa simile.
Pascal? Che ci fosse strappata cos presto?
chiese Margherita, singhiozzando.
No, certo! Non riuscivo a convincermi
quando Pierre  venuto a dirmelo, poco fa...
Aveva anche la voce dello zio, e il suo sguardo
acuto aveva qualcosa di sgradevole.
Pascal si avvicin al letto, e io lasciai la
stanza. Nel corridoio fui raggiunto da Margherita.
In fondo alla scala incontrammo il signor
Ambroise, che si stava dirigendo verso la sala
da pranzo. Mi prese la mano, e la strinse, balbettando:
Terribile!... Terribile!... Una bambina...
Mio povero amico, arrivi nel bel mezzo di una
sventura.
Mormorai qualche frase di condoglianza.
Scosse la testa, ripetendo:
Terribile!
Poi ci preced nella sala da pranzo, dove
erano gi sua moglie, Pierre Karige e la consorte.
Paul arriv un attimo dopo, seguito da Valentine.
La signora Rambel era rimasta nella camera
della defunta dove, poco dopo, sarebbe
andata a sostituirla la moglie di Pierre.
Fu una colazione molto triste. Lo zio mangiava
con il solito appetito, ma non diceva parola.
Gli altri, compreso Pascal Karige che aveva
gi preso posto a tavola, scambiavano qualche
breve frase. Paul, Margherita e io, toccammo
appena i cibi, e Valentine non mangi niente.
Aveva il volto incavato, pallido. Le labbra, quel
giorno senza rossetto, si aprivano soltanto per
pronunziare le parole indispensabili.
Verso la fine della colazione, la moglie di
Pierre Karige lasci la stanza da pranzo, seguita
da Margherita, che disse alzandosi:
Zio, posso andare da lei?
Ma certo, figlia mia, vai pure, rispose
il signor Ambroise, compunto.
Vieni anche tu, Valentine?
Valentine sollev sulla sorella lo sguardo
spento, profondamente stanco. Lasci trascorrere
qualche istante prima di rispondere:
No, vi andr pi tardi.
S, s, pi tardi, fece eco il signor Ambroise.
Stamattina ha avuto delle forti emozioni,
povera ragazza.  a lei che si sono rivolti
per primi per constatare... la triste cosa.
Emozioni?  capace di emozioni, questa compassata
Valentine? In tutti i casi, non in questa
circostanza, credevo, poich avevo avuto l'impressione
che lei e Marie-Claude non simpatizzassero.
Inoltre, l'esercizio della sua professione doveva
averla abituata alla padronanza dei nervi.
Del resto mi parve molto calma quando, dopo
colazione, nel salottino dove ci eravamo rifugiati
perch minacciava una burrasca, accese
una sigaretta e si stese comodamente su una
poltrona.
Lo zio, contrariamente alle sue abitudini,
non si era ritirato subito per la siesta. Si trattenne
a discorrere con Pascal di una miglioria
apportata di recente in una sua fattoria. La
rassomiglianza dei due uomini, ora che erano
uno accanto all'altro, era straordinaria. Lo dissi
a mezza voce a Paul, seduto vicino a me.
S,  il vero tipo dei Karige. Anche Valentine
lo ha, un poco. Margherita e io, invece,
abbiamo tutto dei Rambel.
Il signor Ambroise si alz in quel momento,
e disse:
Vado un attimo a dormire. Vieni con me,
Valentine, devo parlarti in privato.
Lei trasal; si alz guardando lo zio. Strano
sguardo! Era angoscia? Paura? Collera? Cosa
si celava in quello sguardo?
Non adesso... No, caro zio. Io... vorrai
scusarmi, te ne prego.
Pareva sforzarsi di parlare con calma, e la voce aveva l'accento della preghiera. Ma il signor Ambroise disse, con una certa dolcezza: Via, figliuola, non ti sar faticoso discorrere con il tuo vecchio zio. Ti far bene. Vieni, cara bambina.
La ragazza abbass le palpebre, parve raccogliersi un attimo, poi si alz e segu il vecchio. Valentine  la preferita dello zio, afferm Paul, a mezza voce. Il fatto  che la trova pi una vera Karige di noi.
Pensai: Indubbiamente  per questo motivo che a me rimane piuttosto antipatica.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Marie-Claude era morta nella notte tra il marted e il mercoled. Il signor Ambroise fiss le esequie per il venerd, bench la signora Rambel e Pierre Karige fossero del parere che era meglio, data la morte improvvisa, attendere un giorno di pi, per non correre il rischio di un tragico errore. Possiamo sempre attendere l'ultimo momento a metterla nella bara, disse il vecchio e anche rimandare la cerimonia se ci restano dei dubbi.
Avvertita per telefono, la signora Cordier, cugina di Marie-Claude da parte di padre, arriv
la mattina del gioved. Era una donnetta esile, con i capelli brizzolati, e un dolce volto
sfiorito. Era affranta dalla morte improvvisa della giovane parente, con la quale era vissuta
ormai gi per dieci anni. E come noi, non si stancava di ripetere:
 impossibile! Impossibile! Aveva una salute eccellente e non si lamentava di nulla.
Suo padre era malato di cuore, e non riusc a superare l'ultima crisi, fece osservare il signor Ambroise.
Ma era un uomo gi molto provato dalle sofferenze della guerra, indebolito da gravi ferite.
Mentre lei!... cos perfettamente sana! Sembrava la salute in persona!
Spesso queste nature robuste crollano pi facilmente, comment lo zio, scuotendo la testa.
Quel giorno, dopo colazione, mi recai a visitare un'altra volta la salma di Marie-Claude.
Paul mi aveva detto che il volto della ragazza
si alterava rapidamente. E infatti potei assicurarmi
della verit di questa asserzione.
Accanto alla defunta c'era la signora Cordier
che pregava, e di tanto in tanto si lasciava sfuggire
un debole singhiozzo. La signora Karige,
moglie di Ambroise, era seduta in un angolo
della camera, e faceva scorrere tra le dita la
corona del rosario; il suo viso pallido e rugoso
era volto in direzione della nipote, che osservava
con occhi tristi.
Nel giardino mi ritrovai con Paul e Margherita,
che dovevo condurre con la mia auto
fino a Brive, dove avrebbero fatto alcuni acquisti
per il lutto di tutta la famiglia.
Il giorno avanti vi era stato un forte temporale,
e la temperatura era pi mite. Mentre ci
incamminavamo insieme verso il garage, Paul
disse:
Margherita e io stavamo parlando della
signora Cordier. Se Marie-Claude non ha lasciato
disposizioni a suo riguardo, si trover in
una situazione penosa; mi risulta che non possiede
nulla.
Non credi che Marie-Claude abbia fatto
testamento?
Fino a sei mesi fa, no di certo, infatti
Marie-Claude disse un giorno a Margherita, parlando
di una delle sue amiche: Ha appena
fatto testamento. Dovrei imitarla anche io, anche
se si ha una salute di ferro, con tutti gli
incidenti che capitano ogni giorno, non si sa
mai.
Dubito per che poi si sia decisa a farlo,
afferm Margherita. Non pensava proprio
a queste cose, povera Marie-Claude, e rimandava
sempre a domani. Poi si  fidanzata, e con la
prospettiva delle nozze avr ritenuto inutile lasciare
delle disposizioni testamentarie, che poi
avrebbe dovuto modificare appena maritata.
Eravamo arrivati davanti al garage. Domandai:
Siete voi e i figli di Pierre Karige, gli
eredi diretti di Marie-Claude, vero?
S, siamo noi rispose Paul. Ma 
troppo orribile... troppo orribile pensare che la
fortuna ci  venuta incontro in questo modo!
Le parole gli morirono sulle labbra. Margherita
mormor con un singhiozzo:
Oh! che disgrazia, la mia piccola Marie-
Claude!
Rientrammo da Brive verso le sei del pomeriggio.
Marie-Claude giaceva ora nella bara.
Jacques Brzennes errava per il giardino, curvo,
come un uomo annientato dal peso del dolore.
Sua sorella, una ragazza esile e bruna dallo
sguardo sereno, discorreva nel salottino con Monica
e la moglie di Pierre Karige. Le venni presentato
e scambiammo qualche parola di saluto
prima di parlare dei dolorosi eventi. Poi lei
manifest il desiderio che andassi a trovarla alle
Bourdettes, per scambiare le nostre idee sul
comune lavoro.
Ho letto il suo libro sulle vecchie ville del
Quercy soggiunse amabilmente. Mi  piaciuto
molto, lo dico sinceramente... Ora vado
a fare compagnia al mio povero Jacques.
Aveva le lacrime agli occhi.
Domani sar un altro giorno molto triste.
Erano cos innamorati l'uno dell'altra! E lei era
cos bella, cos onesta e buona!
Sempre questo unanime giudizio sulla defunta:
rettitudine, bont, bellezza... S, era proprio
quella Marie-Claude, che avevo appena intravista,
se posso dire cos.
Questa opinione la sentii esprimere anche
dalle persone del paese che il giorno dopo parteciparono
alle esequie; esprimevano anche il
loro stupore per una morte cos improvvisa e
inesplicabile. Su molti di quei visi vidi scorrere
le lacrime, e la voce del vecchio prete che officiava
si interruppe spesso.
Margherita e Monica piangevano sommessamente.
Vicina a loro c'era Valentine, molto
pallida e rigida. Quanto a Brzennes, destava
veramente compassione, era disfatto, e certo
dovette fare un grande sforzo per contenersi
fino alla fine delle esequie. Poi, senza dire una
parola a nessuno di noi, se ne and, anzi, fugg
via, ormai privo di forze.
I partecipanti alla dolorosa cerimonia venuti
di lontano, erano stati invitati a colazione
alle Rocce Nere. Dopo questo penoso pranzo,
quasi tutti se ne andarono, e al castello restarono
soltanto gli ospiti abituali, compresa la
signora Cordier, che doveva prendere il treno
per Brive quella sera; l'avrebbe accompagnata
Amde.
Margherita si era eclissata, probabilmente
per dare libero sfogo al pianto, finora trattenuto
a fatica. Valentine l'aveva imitata. Paul e io
fumavamo in silenzio sulla soglia del salottino.
Sotto la pergola, Pierre Karige stava facendo
un predicozzo al figlio Michel che, arrivato quella
mattina per le esequie, voleva ripartire la sera
stessa. Intesi soltanto qualche frase del loro
discorso, il tono lamentoso del padre, e quello
imbronciato e impertinente del figlio.
Lo zio ne sar molto scontento. Certo,
non creder al pretesto che adduci per non accompagnarci.
Arrangiati... Mi diverto laggi, io.
E il lutto?
Oh, non sar certo la buona Marie-Claude
ad aversene a male! Anche a lei piaceva interrompere
l'ingrata fatica annuale...
Vidi la mano di Pierre che cercava di posarsi
su quelle labbra troppo franche. Michel tacque,
facendo una spallata. Sapevo, per averlo sentito
dire da lui stesso a Luchon, che il soggiorno alle
Rocce Nere lo annoiava a morte, e quell'anno
era riuscito a evitarlo con il pretesto del tirocinio
in una propriet bretone, al termine
dell'cole de Grignon. Questo tirocinio lo faceva
a La Baule, in compagnia di allegri amici.
Dietro a noi, la signora Rambel, moglie di
Pierre, e Monica, discorrevano con la signora
Cordier. A un certo momento si ud la voce di
Ambroise, che domandava:
Conoscete il notaio della povera ragazza?
S,  il signor Bonnefeu.
Pensate Marie-Claude abbia fatto un testamento?
La domanda era stata posta col tono di chi
non ha alcun dubbio sulla inesistenza del testamento
in questione.
S, ce ne  uno, dichiar la signora
Cordier.
Intesi una esclamazione da parte della signora
Rambel o della moglie di Pierre. Poi di
nuovo la voce del signor Ambroise, ma diversa,
come strozzata:
C' un testamento?
Circa un mese fa mi disse: Ho deciso
finalmente di recarmi dal signor Bonnefeu, per
dettare il mio testamento. L'altro giorno per
poco non finivo sotto le ruote di un grosso autocarro,
che avrebbe mandato in frantumi la
mia auto, e avrebbe posto fine ai miei giorni.
Non  stato comunque male, perch mi ha indotta a riflettere.
Ci fu un lungo silenzio. Paul, accanto a me,
ascoltava con attenzione.
La signora Pierre disse finalmente, con accento
di sorpresa:
Questo mi stupisce da parte di Marie-
Claude... Eppoi, cos vicino alle nozze... soprattutto...
Non era cos sventata come sembrava.
Io che le ero molto vicina, mi sono accorta che
aveva una forte volont, buon senso e prudenza.
Di nuovo la voce del signor Ambroise Karige,
che aveva ritrovato l'accento abituale:
Le ha fatto qualche precisazione a proposito
di un testamento?
Nessuna, ma probabilmente oggi riceverete
una comunicazione da parte del signor Bonnefeu.
S, certamente. Ma il nostro dolore, i
nostri dispiaceri, dovrebbero passare in prima
fila.  alla nostra cara bambina che dobbiamo
pensare, alla bambina che ha appena lasciato
questa dimora.
Guardai Paul, e lo vidi serrare nervosamente
le labbra, sotto l'impeto di qualche moto di impazienza,
di irritazione. Io stesso ero disgustato
del tono di falsa dolcezza che avvertivo nelle
parole del vecchio.
Udii alle mie spalle il signor Ambroise che
si alzava. Si conged dalla signora Cordier, scusandosi
di dover andare a riposare, dopo le tristi
emozioni della mattinata. Anche la signora Cordier
si ritir. Michel Karige si avvicin, domandando:
Volete fare una giratina con me? Oggi
fa meno caldo.
Rispondemmo di s, e poco dopo eravamo
sulla strada e correvamo senza una meta precisa.
Sulla mia auto aveva preso posto Monica,
il cui sincero dolore era tuttavia diverso da
quello di Margherita, che aveva sentito il bisogno
di restare sola per piangere la scomparsa
dell'amica, anzi, di una sorella, assai pi cara
di Valentine.
Monica aveva parlato al fratello dell'esistenza
di un testamento. Questi, che era accanto a me,
disse:
 seccante che la povera Marie-Claude
abbia avuto quell'idea. Noi eravamo i suoi eredi
diretti, voglio dire, i tre Rambel, Monica e io.
Chiss quanto avr detratto a favore di qualche
opera pia, spinta da un moto intempestivo di
generosit?
Risposi, un po' irritato, che la riflessione era
fuori posto:
Era libera, tanto pi che gran parte delle
ricchezze le venivano da parte del padre.
Gran parte! Ma questa non  una ragione
sufficiente. Non  mai troppo, anche se i miei
stanno bene quanto a denari. I Rambel, al contrario,
devono lavorare, se vogliono mantenersi
a galla.
Ebbene, tutto questo non impedisce che
siano soddisfatti della loro condizione. Valentine
ha una ottima posizione con la professione
medica, e Margherita, da quanto mi ha detto suo
fratello, ha gi una buona reputazione come intagliatrice...
S, s, ma non  che si divertano tutto
il giorno, povere ragazze. Valentine forse sopporta
bene, dato il suo carattere; ma Margherita,
con quel suo temperamento allegro, amabile...
Credi dunque che il lavoro sia incompatibile
con la gioia? Intendo una certa gioia, e
non quella alla quale forse pensi.
Avevo rallentato la corsa per rispondergli, e
dare una occhiata maliziosa a quel volto sottile,
abbronzato dal sole delle spiagge frequentate
cos assiduamente. Aveva le gote leggermente
truccate e ci gli dava l'aria del tubercolotico.
Mi guard con quel suo sguardo ingenuamente
insolente, che mi disgustava, e rispose con un
certo cinismo:
Oh, quanto a me, il lavoro cerco di scansarlo
pi che posso! Ecco perch non riesco a
capire come uno possa trovarci piacere; credo
anzi che quanti hanno questa pretesa, lo facciano
per posa o per burla.
Tante grazie da parte mia per questa tua
opinione, caro.
Cerc di rimediare la gaffe, ma lo assicurai
che non mi ero offeso, e aggiunsi mentalmente:
Soprattutto perch il discorso  fatto da un
giovanotto sciocco come te.
Quella sera la cena fu molto triste. Il doloroso
ricordo della giovane scomparsa gravava
ancora su tutti noi troppo intensamente. Il signor
Ambroise, in particolar modo, non apr
bocca, e al termine della cena and immediatamente
nel suo studio. Anche Valentine lo imit,
dicendo che aveva da scrivere alcune lettere.
Gli altri andarono a sedersi sotto il pergolato,
ma non prolungammo come al solito la serata.
Nessuno pareva disposto alla conversazione,
per ragioni diverse. Infatti, da qualche accenno
nelle parole scambiate tra Pierre Karige e la
moglie, avevo compreso il loro timore che Marie-Claude
avesse favorito le cugine Rambel, a
danno di Monica e di Michel. Quanto a Margherita
e Paul, per loro, ci che pi contava in quel momento, era la perdita di una cugina molto cara.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Il giorno seguente, quando durante la colazione
parlai della mia partenza, ci fu una generale
protesta:
Ma noi tutti contavamo di averti qui per
qualche giorno ancora, caro cugino! disse il
signor Ambroise. Purtroppo ti sei trovato tra
noi in un momento molto doloroso, ma proprio
per questo motivo, non abbiamo potuto conoscerci
bene.  necessario dunque che tu resti
ancora per fare qualche gita con queste ragazze,
che hanno bisogno di essere distratte...
Aveva indicato Monica e Margherita. La prima
aveva ritrovato il sorriso e la gaiezza abituali.
Margherita invece era molto pallida, e i suoi
occhi tristi erano segnati dalla sofferenza. Incontrai
il suo sguardo dolce, mentre si rivolgeva
a me in tono di preghiera:
Ci farebbe tanto piacere!
Paul e gli altri membri della famiglia appoggiarono
calorosamente la richiesta, e dovetti
cedere, del resto senza troppo dispiacere. Infatti,
il primo moto di simpatia per Margherita
e Paul, non era scomparso, al contrario, sentivo
che questo sentimento di amicizia andava sempre
pi consolidandosi.
Amicizia, e forse qualcosa di pi nei confronti
della mia bella cugina. Ma questo sentimento
non era ancor ben chiaro in me.
Dopo mezzogiorno andremo alla Hulottire
a trovare Pascal, dichiar Paul.
Lo zio approv:
 una buona idea. Vedrai la dimora dei
vostri antenati, Bernard. Erano allora dei proprietari
terrieri abbastanza benestanti, come ne
fanno fede gli atti notarili relativi alle compravendite
di terreni, conservati alla Hulottire.
Puoi dire a Pascal che te li faccia vedere, anche
se dubito tu ci possa trovare qualcosa di interessante.
E qui, negli archivi della torre? Vale la
pena di darci una occhiata?
Credo di no! Ho sfogliato quelle carte
altre volte, ma non vi ho trovato niente di interessante.
Per, un archivista come te, potrebbe
essere di parere diverso.
Il cugino Pascal vive solo in quella casa? domandai.
No, vive con la madre. Ma  ammalata
e non lo pu aiutare. Avevo un progetto per
dargli moglie... ma il progetto non  andato a
buon fine, sfortunatamente.
Lo zio socchiuse un attimo le palpebre, quasi
a celare il guizzo di luce che gli lampeggiava
negli occhi, poi scosse dolcemente la testa, ripetendo:
Sfortunatamente... sfortunatamente.
Osservai Paul che serrava nervosamente le
labbra, quasi volesse impedire una risposta. Ma
gi il signor Ambroise aveva cambiato argomento.
Come ho gi fatto notare, aveva l'abitudine
di parlare di continuo, e difficilmente i
presenti riuscivano a inserire qualche frase.
Dopo la colazione, mentre passeggiavo in
giardino con Paul, questi mi disse:
Non immagini quale fosse il progetto di
cui parlava lo zio nei confronti di Pascal.
No, assolutamente.
Ebbene, voleva fargli sposare Marie Claude.
Trasalii.
Marie-Claude? Ma lui ha quarantanni!
Eppoi, con quella faccia... poco simpatica!
 un uomo imprevedibile, un temperamento
riservato e freddo, che effettivamente
non attira la simpatia. Marie-Claude lo trovava
odioso. Era istintivo in lei questo sentimento,
diceva. Lo scorso anno lo zio fece di tutto per
convincerla a sposarlo. Ma lei tagli decisamente
corto a ogni discussione, dicendo che non lo
avrebbe mai sposato.
La comprendo!
E anche noi! Non so proprio come lo zio
abbia avuto quella idea...
Si interruppe, aggrottando leggermente le
sopracciglia.
Dopo una breve pausa di silenzio, dissi:
Potrebbe aver pensato di far beneficiare
il cugino della cospicua dote, non ti pare?
Cos la pensava anche Marie-Claude, che
ci disse schiettamente: Vorrebbe che i miei
denari finissero nelle mani del suo caro Pascal,
un altro tipo come lui.
Infatti ho notato che tra lo zio e Pascal
c' anche una straordinaria rassomiglianza, almeno
fisicamente.
S,  lo stampo preciso dei Karige. Lo
zio lo vanta spesso e ne ha fatto il suo confidente.
 comunque un gran lavoratore, cura
personalmente i suoi poderi, e deve aver ammucchiato
un bel po' di denaro.
Camminammo per un poco in silenzio, con
la sigaretta tra le labbra. Nubi foriere di pioggia
avevano ricoperto quasi del tutto il cielo,
e le montagne erano invisibili. Quel giorno il
giardino, quasi privo di fiori, mi parve di una
nudit malinconica.
Mi sbaglio pensando che Marie-Claude
aveva per lo zio un affetto assai limitato?
A questa domanda Paul parve esitare un
istante, quasi volesse prendere tempo. Poi rispose
francamente:
Non ti sbagli. Marie-Claude non ha mai
amato lo zio. Veniva qui tutti gli anni, un po'
per abitudine, un po' anche per un vago sentimento
di deferenza verso il capo della famiglia,
e assai di pi perch qui si incontrava con Margherita
e con me.
Margherita e te... E non Valentine?
Ah, Valentine no! Non ha niente che possa
attirare l'affetto di un tipo come Marie-Claude.
Del resto, Valentine  sempre vissuta ai margini
della nostra famiglia; moralmente parlando,
soprattutto, non ha avuto alcun rapporto con
la cugina.
Avvertii nuovamente, nell'accento di Paul,
quella nota di amarezza che avevo gi notato
in lui e in Margherita, quando parlavamo della
sorella maggiore.
E che differenza tra i due temperamenti!
Marie-Claude era la spontaneit in persona...
mentre Valentine  cos chiusa... inafferrabile.
 questo che non piaceva a Marie-Claude, che
diceva con impazienza: C' un muro... un muro
che nasconde qualcosa. Non si sa come sia fatta
dentro, questa Valentine!.
Ora mi spiego la ragione di una certa
animosit che mi sembra di avere notata tra la
povera cugina e tua sorella, e che mi stupiva
in una persona cos cordiale e affettuosa con voi.
Giungemmo alla terrazza in fondo al giardino.
Paul gett via la sigaretta, fece qualche
passo in direzione della balaustrata, poi si volse a me.
Per questa animosit, del resto ben reale,
c'era un'altra ragione, oltre la semplice mancanza
di simpatia per un carattere come quello
di Valentine. Marie-Claude pensava che mia sorella
fosse innamorata di Jacques Brzennes, e
stesse lavorando sotto sotto per distaccarlo da lei.
Che idea!
S, una idea senza fondamento. Ma n
Margherita n io, i soli ai quali fece questa
confidenza, riuscimmo a distoglierla dalla sua idea.
 strano! Su cosa si basava per crederlo?
Su delle osservazioni che aveva fatto e
su alcune frasi di Brzennes che, senza sospettare
nulla di male, le diceva di incontrarsi sovente
con Valentine. Parlava della sua intelligenza,
della sua interessante conversazione, e
la definiva una donna per niente banale.
Piccole gelosie di fidanzata molto innamorata.
Evidentemente. Ma questo mi stupiva in
Marie-Claude. Era disposta all'indulgenza verso
Brzennes, di cui non ignorava i trascorsi un
po' frivoli. Una gelosia senza motivo, su delle
semplici congetture, ci pareva incompatibile con
un carattere come il suo. Vedi come spesso ci
si pu ingannare, pensando di conoscere bene
il nostro prossimo!
Si gir appoggiandosi alla balaustrata. A
qualche passo da lui osservai la vecchia panchina,
sulla quale ci eravamo seduti qualche
giorno prima. All'ombra del boschetto di nocciuoli
sedevano Margherita e Marie-Claude. Quest'ultima
ascoltava in silenzio, mollemente abbandonata
a causa dell'afa estiva, e, come Margherita,
seguiva distrattamente le lunghe chiacchiere
di Monica.
Mi parve di rivederla, vestita con l'abito a
fiori color fiamma, il volto accaldato, gli occhi
sorridenti a qualche sogno. Marie-Claude, una
stupenda creatura che sprigionava vita, sincerit,
generoso ardore. Quale pazza fantasia ti
faceva temere qualche brutto tiro da parte di
quella Valentine senza slancio, senza calore, la
cui anima e cuore, per ammissione dello stesso
fratello, parevano chiusi come una tomba?
Vicino a me, la voce di Paul diceva con un
leggero tremito:
Pochi giorni fa noi eravamo l... con lei.
E il giorno dopo...
Ci evoc in me, e anche in lui, come intuii
dalla sua espressione, la grande camera in penombra
dove riposava la giovane dal volto diafano,
immobile.
Mormorai macchinalmente:
S, il giorno dopo... la morte.  strano...
Paul mi guard, domandando bruscamente:
Perch dici questo?
Cosa ho detto?
Che  strano...
L'abbiamo pensato tutti, no? Tu per
primo.  l'impressione che viene spontanea
quando una creatura giovane, che pare il ritratto
della salute, scompare in un batter d'occhio.
Non ho nessun pensiero nascosto, caro
amico.
Si pass la mano sulla fronte, con gesto nervoso.
Non riesco ad abituarmi alla realt di
quella fine. Ci sono momenti in cui mi domando...
Si interruppe, e rimase in silenzio, con l'espressione
un po' tesa, le labbra serrate. In quel
momento si ud la voce di Monica, che ci chiamava:
Bernard! Paul! Vogliamo partire?
Eccoci, veniamo! rispose Paul.
Tornando sui nostri passi, rientrammo nel castello.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
La Hulottire era a quattro chilometri dalle
Rocce Nere. Sorgeva in una depressione del terreno,
delimitato per tre lati da rocce di pietra
stratificata, dalle tinte strane, verdastre, giallo-rosso
e vinaccia, che da sole avrebbero dato al
luogo un aspetto poco invitante. Sul quarto
lato si estendeva un bosco di faggi, dal quale
sboccava la strada, che avevamo percorsa a
piedi.
Nel mezzo della depressione c'era un laghetto
oscuro, ai margini del quale non si scorgeva
vegetazione. Questa triste vallata era denominata
la Cava dell'Inferno. Quale cervello bizzarro
era racchiuso nel cranio del primo Karige,
che aveva scelto questo luogo come dimora? E
come avevano fatto i suoi discendenti a rimanerci?
Feci questa domanda a Paul, e mi rispose:
I Karige sono molto legati alla tradizione,
almeno alcuni di loro. Lo zio  visibilmente soddisfatto
quando viene con qualcuno alla Hulottire,
e si sente dire che il luogo  un po' sinistro.
Quanto all'antenato che vi  capitato per
primo e vi si  stabilito, penso avesse gusti
funerei e fosse, molto probabilmente, un nevrastenico.
Ad ogni modo, non  in questo luogo
che sar guarito! comment Margherita.
La casa sorgeva vicino al bosco di faggi. Era
un caseggiato lungo, a un piano, in pietra nerastra,
una parte del quale risaliva chiaramente
al tredicesimo secolo. Era la vecchia dimora contadina.
Avvicinandoci, scorsi, grossolanamente infissi
sull'architrave di una porta, due cuori trafitti
da un qualcosa che sembrava una freccia.
Che vuol dire quella cosa l? domandai.
Non lo sappiamo rispose Paul. Il
significato non ci  stato trasmesso attraverso
le varie generazioni.
In quell'istante si apr la porta bassa, guarnita
di ferramenta antiche, e sulla soglia apparve
Pascal Karige, vestito di nero.
Siate i benvenuti, cari cugini.
Ci preced in un salone basso, rischiarato
dalla luce proveniente da due finestre a croce.
Le travi affumicate, la cappa del camino di pietre
annerite, erano rimaste quelle di un tempo,
quando l si riunivano tutte le persone del casamento,
per i pasti e le riunioni serali.
Un tappeto stinto ricopriva il pavimento a
mattoni; vecchi mobili e cassapanche erano allineate
lungo il muro ricoperto di tendaggi sbiaditi.
Un grande tavolo di quercia occupava il
centro della stanza, e accanto era seduta una
donna dai capelli grigi, che volse verso di noi
il viso scarno e sfiorito.
Mamma, ti presento nostro cugino, Bernard
Dambreuil.
La signora Karige ci accolse con cortesia
priva di cordialit. I tratti del suo volto erano
fini, gli occhi belli e scuri; ma aveva un'aria di
indifferenza e di freddo distacco, assai spiacevole.
Vuoi andare a dire a Pauline di portarci
qualcosa di fresco, Margherita? disse la signora,
mentre ci sedevamo attorno al grande
tavolo, su vecchie sedie impagliate.
Ma dobbiamo mostrare a Bernard la casa
degli avi! protest Michel.
Michel ci aveva raggiunti all'ultimo momento,
dopo aver atteso invano, alle Rocce Nere, una
chiamata del notaio.
Non ha niente di particolarmente interessante,
afferm Pascal.
Sedeva di fronte a me, e aveva appoggiato
sulla tavola annerita le mani lunghe, diafane,
che parevano senza vita. Il volto era immobile,
irrigidito, mentre le labbra sottili si aprivano
appena per lasciar passare la voce sdolcinata,
sentenziosa; gli occhi, con cangianti sfumature
verdastre, si fissavano su di me come se volessero
penetrarmi l'anima.
Quegli occhi... Ah! come compresi l'antipatia
di Marie-Claude e la sua rivolta quando lo zio
pretendeva darle per marito Pascal!
La conversazione languiva, Margherita e Paul
avevano perduto l'abituale brio, Monica tratteneva
a stento gli sbadigli, e Michel, appoggiato
allo schienale della sedia, guardava con occhi
sprezzanti i vecchi muri che avevano visto tanta
gente della sua stirpe.
Finalmente, giudicando finita la visita, Paul
si alz. Prendemmo congedo dalla signora Karige,
sempre fredda come al nostro arrivo, poi,
mentre Monica, Paul e Michel se ne andavano
altrove, visitai la casa in compagnia di Margherita
e di Pascal. Come questi aveva detto, a parte
i vecchi muri, non c'era niente di particolarmente
interessante. Mi resi conto, comunque,
da molti particolari, oltre le tele stinte e gli intonachi
sbiaditi, che Pascal, pi ancora dello zio
Ambroise, possedeva un senso esagerato dell'economia,
come gi aveva detto Paul.
Uscendo, indicai a Pascal l'architrave della
porta.
Quella cosa l mi incuriosisce. Cosa significano
quei due cuori trafitti?
Forse niente; probabilmente qualche nostro
antenato si  divertito a inchiodarli l, e
i suoi discendenti li hanno piamente conservati,
come succede quasi sempre nella nostra
famiglia.
Mormorai, con aria sognante:
Due cuori trafitti da una freccia... Si fa
cos con dei cuori di cera quando si vuol gettare
una malia.
Mi lanci una occhiata rapida. acuta. Poi le
sue labbra si distesero, in un sorriso che ricord
quello dello zio.
Non era questo che aveva in mente il
Karige che ha collocato quel simbolo; dei semplici
contadini non potevano dedicarsi a pratiche
simili.
Credi? La stregoneria, al contrario, era
gi molto diffusa, sotto tutte le forme, nelle
nostre province, e soprattutto in questa. Ma con
questo non voglio accusare i nostri avi! soggiunsi,
ridendo.
Paul mi chiam:
Vuoi venire? Si fa il giro del lago?
Pascal ci fece attraversare il giardino, povero
di fiori come quello delle Rocce Nere; oltre al
giardino, situato dietro la casa, si apriva una
profonda spaccatura nella roccia, che permetteva
il passaggio ai campi e ai pascoli. Questi
costituivano la maggior parte dei possedimenti
di Pascal, che si dedicava soprattutto all'allevamento
del bestiame.
Possiede tre fattorie spiegava Margherita,
mentre percorrevamo la strana spaccatura.
Gli animali del suo allevamento sono
i migliori della zona.
In tutti i casi, al posto suo, avrei trasportato
altrove le mie masserizie, e non avrei voluto
che la povera Marie-Claude abitasse questa
lugubre casa, semmai i progetti dello zio si
fossero realizzati!
Ah! Paul te ne ha parlato?... S, era una
idea... una idea davvero incredibile! Non riesco
a capire come fosse venuta in mente allo zio,
anche per un solo istante.
Neanche io. Quando penso a Marie-Claude
e guardo quello l...
Indicai con gesto appena percettibile Pascal,
che camminava davanti a noi, tra Paul e Monica.
... Mi fa un po' l'effetto di un uccello notturno.
La vita non sembra particolarmente gaia,
tra lui e sua madre, che mi  parsa piuttosto
glaciale.
Sembra che in giovent fosse allegra, amabile,
e molto bella. Suo padre, un grosso proprietario
terriero mezzo rovinato, le fece sposare
il padre di Pascal, che compr le terre del
suocero, le rimise in efficienza, e le rivend, guadagnandoci.
La povera cugina Alice era stata
sacrificata agli interessi familiari. Un po' alla
volta, mi raccont mia madre, cambi, divenne
triste, cupa, e cominci a rimpiangere i divertimenti
di un tempo. Con gli anni divenne misantropa;
quando veniamo qui, abbiamo l'impressione
che la nostra presenza le sia sgradita.
Per suo figlio, comunque, non deve essere
una compagnia molto piacevole, mi sbaglio?
No, certo, ma lui se ne accontenta.
Pascal si sofferm, e cominci a parlarci del
suolo che stavamo calpestando, dei movimenti
tellurici a cui erano stati soggetti molti millenni
prima. Anche lui era affetto dallo stesso
male dello zio: molte chiacchiere, intercalate a
momenti di completo silenzio.
La rassomiglianza era ancora pi notevole
per il fatto che entrambi avevano lo stesso tono
dottorale, e intonazioni di voce quasi identiche.
Alle sue spalle Monica faceva delle smorfie,
e Michel pestava i piedi con impazienza. Paul,
approfittando di una pausa, disse prontamente:
Non attardiamoci ancora. Il cielo sta cambiando,
laggi. Arrivederci, Pascal.
Ci congedammo dal cugino, che ci aveva accompagnati
fino al limite del bosco. Volgendomi,
dopo aver fatto una ventina di passi, lo vidi
ancora ritto al medesimo posto, come un nero
uccellaccio.
Pensai ad alta voce:
 fatto su misura per la sua dimora!
Quella sera stessa, durante la cena, il signor
Ambroise mi domand quali fossero le mie impressioni
sulla Hulottire.
Risposi con sincerit:
Mi sembra una dimora molto triste, e
difficilmente potrei viverci.
Ti abitueresti, come gli altri prima di te.
Pensa che sono secoli che i Karige ci vivono.
Florent Karige, sposando Madeleine de Teilhac,
venne ad abitare alle Rocce Nere. Ma suo fratello,
i suoi cugini, vissero alla Hulottire, come
fecero in seguito i suoi discendenti.
Fece una breve pausa, prima di proseguire:
 di l che part il tuo bisavolo, Jean-
Jacques Karige.
Pare sia stato un uomo di buon cuore e
un bravo botanico.  tutto quello che mi ha
raccontato mio padre di lui. E penso fosse tutto
quello che sapeva.
Lo zio tese la mano, la lunga mano cos
uguale a Quella di Pascal, afferr il bicchiere e
bevve lentamente il vino che la domestica gli
aveva appena versato. Gli occhi erano spariti
sotto le palpebre socchiuse.
 tutto quello che anche io so di lui.
Come ti ho gi detto, ci furono dei dissensi, e
Jean-Jacques si mise in rotta con la famiglia...
Hai parlato l'altro giorno di uno zio di tuo
padre, che part per l'Africa, dove viveva la vita
di un eremita.
S, lo zio Julien. Pare fosse un tipo piuttosto
strano. Molto intelligente, comunque, e
gran lavoratore. Studiava medicina, e dava ai
suoi insegnanti grandi speranze; ma un giorno
disparve misteriosamente. Dieci anni pi tardi,
il mio nonno ricev una lettera da un missionario
nel Congo, che gli annunziava la morte del
fratello, al quale aveva chiuso gli occhi nella
povera capanna dove si era ritirato a vivere in
penitenza.
Ah, non hai dunque conosciuto questo
zio?
No, non ero ancora nato quando fece
perdere le sue tracce.
Mi sarebbe piaciuto sapere se somigliava
a... a me, per esempio.
Sempre con gli occhi socchiusi, il vecchio
tamburellava con le nocche sulla tovaglia bianca.
Ce una fotografia nell'album di famiglia,
ma in questo momento non ricordo bene...
Non ha importanza. Mi sarebbe solo piaciuto
sapere che lo stampo dei Karige non
si era perduto nel vostro ramo della famiglia.
Si tratta di una piccola mania, vedi bene... una
piccola inoffensiva mania. Tu non hai il tipo
di famiglia, e da quello che mi hai detto, neppure
i tuoi fratelli e la tua sorella. Del resto non
lo avevano neppure tuo padre e tuo nonno. Ci
sarebbe perci solo tuo zio Julien... In questa
generazione... vedi... e indic i giovani nipoti.
Soltanto Valentine mi somiglia. N i miei
fratelli, del resto, mi somigliavano, e neppure
i loro figli. S, soltanto Valentine  una autentica
Karige.
Nell'accento del vecchio c'era una specie di
soddisfazione e di orgoglio. Osservai Valentine.
Pallida, impassibile, pareva indifferente a quanto
si diceva attorno a lei. Ma alle ultime parole del
vecchio vidi una piega all'angolo della sua bocca,
mentre all'improvviso il suo volto assumeva una
espressione di mortale tristezza.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Il giorno dopo, tornando dalla messa in compagnia
di Margherita e di Paul, come la mattina
nella quale apprendemmo della morte di Marie-Claude,
andai nella vecchia torre per continuare
la consultazione dell'archivio, lavoro che avevo
iniziato il giorno prima, dedicandovi un paio
d'ore. Fino a quel momento non avevo scoperto
nulla di particolarmente interessante. Avevo potuto
soltanto accertarmi, controllando alcuni
atti notarili, che la famiglia dei Teilhac apparteneva
alla ricca nobilt di provincia, grazie ai
vasti possedimenti che da sempre aveva avuto.
Quella mattina fui pi fortunato scoprendo,
tra un mucchio di carte senza importanza, un
diario sul quale, a partire dalla met del sedicesimo secolo,
i castellani delle Rocce Nere annotavano
i principali avvenimenti della loro vita.
Questo giornale di vita familiare iniziava
con le parole:
Oggi, giorno del santo Natale dell'anno dell'Incarnazione
1560, siamo venuti ad abitare nella
nuova casa. Che Dio e la Madonna ne siano
sempre i custodi.
Seguivano le date di nascita, di battesimo,
di matrimonio, di morte, qualcuna accompagnata
da un breve commento. Voltai le pagine
ingiallite fin dove la calligrafia cambiava con il
cambiare del capo di famiglia, e annotava sul
giornale:
Oggi, in data... Dio ha chiamato a s il mio
venerato padre.
Pi avanti una minuta scrittura femminile,
tracciava con mano tremante:
Oggi 12 aprile 1792 il mio amato padre ha
reso la sua anima a Dio. Sono praticamente sola
sulla terra.
Dopo queste parole lessi:
Oggi, 3 maggio 1793, dovr essere unita in
matrimonio con Florent Karige.
E pi sotto:
Non l'ho voluto io. Mio Dio, fatemi morire,
purch non sia data a lui.
Pi sotto ancora, con grafia spezzata, quasi
illeggibile:
Sapendo che mi resta ancora qualche mese
di vita, dichiaro qui che non ero padrona della
mia volont quando andai sposa di quel demonio.
Che Dio abbia cura del mio povero bambino!
Madeleine-Marie de Teilhac
Tutto un dramma mi veniva svelato improvvisamente
da queste poche righe tracciate dalla
mia avola. Un dramma oscuro, di cui sarebbe
stato quasi impossibile conoscere la trama, dopo
tanti anni, tanto pi che si svolse certamente
nel silenzio e nel martirio dell'anima e del cuore
di una giovane donna, unita suo malgrado a un
essere aborrito.
Indubbiamente Florent Karige, vedendola minacciata
di perdere la libert, la vita, godendo
forse di un certo prestigio presso i rivoluzionari,
padroni in quel momento della provincia,
le avr offerto la salvezza in cambio del matrimonio.
Per sfuggire alla ghigliottina avr detto s...
No, forse non era cos, poich lei invocava
la morte pur di non appartenere a Florent. Ma
perch quella solenne dichiarazione che la sua
volont non era libera quando aveva accettato
di maritarsi?
Voltai pagina. Ma nessuno aveva continuato a
scrivere su quel diario.
Molto probabilmente Madeleine l'aveva nascosto
in mezzo alle scartoffie per sottrarlo all'attenzione
del marito. Forse, in seguito, nessuno
lo aveva trovato. In tutti i casi, il signor Ambroise
non me ne aveva fatto menzione.
Ci costituiva, pertanto, un fatto di doloroso
interesse nella storia della nostra famiglia. La
mano che aveva tracciato quelle righe era di una
donna fisicamente malata, ma, pi ancora, martoriata
dalla sofferenza morale. Quale fu questa
sofferenza? Perch Madeleine chiamava demonio
suo marito, il padre della sua creatura?
La mia curiosit professionale era ridestata.
Il grido di quell'anima in pena, giuntomi attraverso
i secoli, affidato a quel foglio da una mano
febbricitante, angosciata, terrorizzata, mi commoveva
profondamente. Chino sul grande tavolo
di quercia collocato vicino alla finestra, nella
mia stanza, tenevo gli occhi fissi su quel foglio
di carta ingiallita, su quella scrittura sbiadita.
Come giungere a scoprire il segreto di quella
esistenza? Molto probabilmente non cerano sul
suo conto altri documenti, oltre alla paginetta,
che diceva molto, e assai poco, allo stesso tempo.
Domandare qualche spiegazione allo zio?
Forse non ne sapeva pi di me, su questo fatto.
A ogni modo potevo provare. Comunque non gli
avrei ancora detto niente di quello che avevo
scoperto. No, non avrei parlato, non so perch...
Con una specie di rispetto, chiusi il libro
rilegato in pelle scura. Lo rimisi nel vecchio armadio,
e lo nascosi in mezzo a un fascio di
carte, come aveva fatto Madeleine. Appena chiusa
la serratura, la porta della stanza dove mi
trovavo venne aperta e, volgendomi, vidi Paul
che veniva verso di me.
Gi c' un accasciamento generale! La povera
Marie-Claude, in questo momento, sar coperta
di maledizioni, segrete, comunque.
Perch mai?
Il notaio ha inviato la copia del testamento,
nel quale Marie-Claude lascia a Margherita
un milione e mezzo di franchi, a me un milione,
e ci rappresenta l'intera dote portata da
sua madre; a Monica lascia dei gioielli, a Michel
qualche mobile e dei quadri di valore. Pi di
venti milioni vanno a opere di beneficenza, ai
seminari, alle missioni; il resto va alla signora
Cordier, con la clausola di garantire una rendita
ad Amde e agli altri domestici.
Ah!
Questa esclamazione traduceva la sorpresa,
che avevo provata fin dal principio. Dall'espressione
alquanto turbata di Paul, intuii lo stupore
che aveva provato alla lettura del testamento.
... Cos, non ha lasciato niente dei beni
paterni alla famiglia della madre? E non avendo,
per cos dire, parenti dall'altra parte, oltre la
signora Cordier, sembra naturale che abbia pensato a voi...
Oh! Per questo non ne voglio alla cara
Marie-Claude! esclam Paul, con spontaneit.
Avr avuto le sue ragioni per agire cos, e
non potevano essere che buone, venendo da un
animo retto e sensibile come il suo. Un po' intransigente,
una volta accettata una idea o una
opinione, e molto ostinata nelle antipatie come
nelle simpatie. Dopo tutto, la famiglia di Pierre
Karige ha di che vivere comodamente; Margherita
e io saremo pi tranquilli, ora. Quanto a
Valentine, vive solo per la sua professione, e non
vedo come qualche milione avrebbe potuto aggiungere
qualcosa alla sua felicit.
Marie-Claude non le ha lasciato niente?
Niente. Ma non se le presa per questo.
Mentre gli altri!... Lo zio non ha detto parola, ma era verde!
Durante la colazione potei constatare che il
malumore di cui parlava Paul, sussisteva ancora.
A eccezione di Margherita, Paul, e io, nessuno
parlava. Lo zio aveva un atteggiamento impassibile,
ma il suo labbro inferiore aveva un leggero
tremito, e per la prima volta lo vidi mangiare senza appetito.
La famiglia di Pierre Karige, probabilmente,
non osava recriminare in nostra presenza contro
la defunta, ma lasciavano intravedere, dalla
espressione del volto, in gradi diversi, la loro
profonda delusione e la sorda collera.
La stessa disillusione si leggeva nel volto
preoccupato della signora Rambel. Soltanto la
zia Eugenia pareva indifferente e distaccata da
ogni cosa. Quanto a Valentine, pareva pi serena,
quella mattina, come se nella sua vita fosse
sopravvenuto qualche evento piacevole.
Almeno lei non  interessata, pensai io.
Ecco un buon punto a suo vantaggio. Poteva
almeno sentirsi offesa dal fatto che la cugina
l'aveva dimenticata... di proposito.
Margherita e Paul avevano stabilito che quel
giorno saremmo andati a far visita a Gilberte
Brzennes, anche per informarci sul conto di
Jacques, che dal giorno delle esequie non si era
pi visto alle Rocce Nere. Monica, poco entusiasta
delle passeggiate a piedi, doveva andare a
Brive da una amica. Suo fratello part lo stesso
giorno, per raggiungere la localit dove si svolgeva,
a suo dire, il corso di apprendistato.
Ma Valentine disse che sarebbe venuta con noi.
Attraversando il cortile, poco dopo, incontrammo
Amde, l'autista di Marie-Claude. La
vigilia delle esequie il pover'uomo era dovuto
andare a letto, immobilizzato da un attacco di
reumatismi. Era stato capace di alzarsi soltanto
quel giorno. Lo trattenemmo per domandargli
come stava. Paul lo avvert che la giovane padrona
gli aveva assicurato una discreta rendita
annuale. Nessun segno di contentezza apparve
sul suo volto, alterato dalla sofferenza fisica dei
giorni precedenti e dall'evidente dolore che si
leggeva nei suoi occhi, che ci fissavano con patetica tristezza.
Ah! darei tutto questo, e anche dei milioni,
se li avessi, pur di averla ancora viva!
esclam, con voce rotta dai singhiozzi.
Le voleva bene davvero, osservai, mentre
ci dirigevamo verso l'estremit del cortile.
Del resto, Marie-Claude meritava tanta dedizione.
S, non si poteva starle vicini senza volerle
bene! esclam Margherita, sospirando.
Questo colpo imprevisto, che la feriva in un
affetto cos vivo, l'aveva abbattuta, lasciandola
penosamente frastornata. Aveva il viso pallido,
occhi segnati dalla stanchezza, anche se si sforzava
di non far trasparire la tristezza, soprattutto
quando non si trovava sola con Paul e con
me, che sapeva pi sensibili e pi comprensivi.
Avevamo preso il sentiero che attraversava
il castagneto per recarci alle Bourdettes, nella
vallata. Il terreno era ancor umido della rugiada notturna.
Sotto la volta degli alberi l'aria pareva greve,
ma quando uscimmo dal bosco e costeggiammo
il sentiero che correva lungo il torrente, ci parve di sentirne l'alito fresco.
Margherita indic il cielo rabbuiato.
Penso piover prima del nostro ritorno.
Avremmo fatto meglio a venire in automobile.
Oh, no! camminare  molto pi bello! disse Valentine.
Mi pare questo sia il tuo sport preferito, vero, cugina?
Era alcuni passi avanti a Margherita e me,
e per rispondere volse verso di me il viso, che
il caldo aveva tinto leggermente di rosa.
Infatti pratico soltanto questo sport, tolto
un po' di tennis, qualche volta. Quanto all'automobile,
per me  soltanto uno strumento di lavoro.
Come vedi, non sono venuta con la mia vettura.
I viaggi e le diverse manifestazioni della
natura e dell'arte, non ti interessano?
No, a eccezione della musica. Trovo interessante
solamente lo studio del corpo umano,
del cervello, in particolar modo, e per naturale
conseguenza dello spirito, dell'anima, che sono
l'espressione impiegata per indicare il mistero
sconosciuto che  in ognuno di noi.
Per noi credenti non si tratta di una incognita,
disse con dolcezza Margherita.
La tua anima, no, ma quella degli altri...
Camminava davanti a noi, con passo elastico
e regolare. Un abito di jersey nero modellava il
suo corpo sottile, e certamente non privo di eleganza.
La osservavo di profilo, e notai l'improvvisa
tensione del suo volto, mentre rispondeva alla
sorella, con l'abituale accento deciso, nel quale
si avvertiva un certo sarcasmo.
Paul, che ci precedeva di pochi passi, si era
fermato davanti al cancello delle Bourdettes,
di l dal quale sorgeva, in mezzo a un roseto,
un luogo edificio, il cui intonaco, color rosa pallido,
scompariva sotto i tralci di una vite verdeggiante.
A pianterreno c'era una porta aperta.
Un cane da caccia, disteso su un gradino, si
rizz in piedi e ci venne incontro, scodinzolando allegramente.
Buon giorno, vecchio Tom! disse Paul.
Dove  il tuo padrone?
Sulla soglia comparve Gilberte Brzennes.
Sorrise vedendoci, e disse con cordialit:
Che bella sorpresa! Caro collega, siate il
benvenuto alle Bourdettes. '
La ringraziai, stringendo la mano che mi
aveva tesa. Con lei entrammo in un salotto chiaro,
con tende a fiori, che mostrava di essere abitato
ogni giorno. Paul domand:
E il povero Jacques?
Il volto sereno della signorina Brzennes, si
vel di tristezza.
 partito stamattina per un viaggio nell'Africa
del Nord Non riusciva a vivere qui, ora
che Marie-Claude, non c'era pi.
Ah, lo comprendo! esclam Margherita.
Anche io vorrei andarmene subito dalle
Rocce Nere, dove tutto mi parla di lei...
Un singhiozzo rese roca la sua voce. Gilberte
le mise un braccio attorno al collo, affettuosamente.
Cara piccola, come mi sento partecipe del
tuo dolore! Era cos cara! Il suo matrimonio
con Jacques sarebbe stato anche la mia gioia.
E quella morte, alla sua et, senza che nessun
sintomo la facesse prevedere... Temo il mio povero
Jacques non trover pace per molto tempo!
Sospir, lasciando ricadere il braccio. Poi ci
indic delle sedie, e and a sedersi su una poltroncina,
accanto al tavolo ingombro di libri, di
fogli manoscritti, e di un lavoro all'uncinetto.
Quando si fu informata di noi tutti, rimasti ancora
alle Rocce Nere, mi parl del libro che avevo
pubblicato l'anno precedente.
Si trattava di uno studio sugli ultimi ricordi
spagnoli appartenenti alla Casa d'Austria. Si occupava
soprattutto sulla triste eredit che gravava
su quegli sventurati principi, la cui stirpe
si era estinta in completa decadenza. La signorina
Brzennes mi disse di averlo letto con molto
interesse e si congratul con me del successo
editoriale.
Devi prestarmelo, Gilberte,  un argomento
che mi interessa molto.
Valentine sedeva accanto a Margherita, di
fronte a Gilberte e a me. Il cane, che ci aveva
seguiti, era rimasto accanto a lei, e le appoggiava
la testa sulle ginocchia. Mi rivolse alcune
domande sul mio libro e sulle fonti che avevo
consultato. Per un attimo il suo umore taciturno
pareva svanito. Parlava con scioltezza, in un linguaggio
sobrio e preciso, esprimendo idee che
denotavano in lei una intelligenza controllata,
niente affatto comune, anzi decisamente superiore.
Il suo volto pareva rianimarsi, mentre i suoi
occhi perdevano l'abituale freddezza. Mi accorsi
che vi era in lei un certo fascino, assai strano,
difficile da definire, di cui personalmente non
subivo l'attrattiva, ma che poteva esercitare un
reale potere su talune persone.
... Questi studi sulla ereditariet sono appassionanti.
Ma pi sondiamo questo problema
pi affondiamo nel mistero. Infatti, perch certe
razze, o talune famiglie, portano con s un fardello
cos pesante, che le perseguita attraverso
i secoli? Perch un essere umano  asservito a un
istinto, buono o cattivo, trasmessogli dai suoi
ascendenti?
Asservito? Ma quando questo essere  normale
e dispone liberamente della sua volont,
lo  soltanto se lo vuole. L'istinto?  molto facile
ripararsi dietro a questa scusa quando siamo
vili di fronte al dovere, molto pi facile che
resistergli.
Scorsi nei suoi occhi fissi su di me un barbaglio
che poteva anche essere sarcastico.
Credi si possa resistere a tutti gli istinti?
E si possa dominare completamente le proprie
passioni?
Umanamente parlando, no. Ma con l'aiuto
della grazia, abbiamo la possibilit di farlo. Contro
lo spirito del male Dio accorda la forza a
coloro che gliela chiedono.
Si erse leggermente. Sulle sue labbra apparve
un sorriso ambiguo, un poco sprezzante, prima
di rispondere con orgoglio:
Io non sono credente.
 una grande sfortuna per te, cara,
disse francamente la signorina Brzennes. Te
ne accorgerai un giorno, in uno di quei momenti
di disperazione che capitano a tutti... Il cane ha
fatto amicizia con te.  strano, perch  affezionato
soltanto al suo padrone.
S, siamo buoni amici... molto buoni amici,
vero, Tom?
Con mano lenta, compiaciuta, Valentine accarezz
il serico pelo dell'animale. I lineamenti
del volto parevano addolciti. Gli occhi erano invisibili
sotto le lunghe ciglia che teneva abbassate.
Durante il resto della permanenza alle
Bourdettes non parl pi, limitandosi ad ascoltare,
senza prendere parte ai nostri discorsi, che
ebbero per principale argomento una storia del
Limousin, che Gilberte aveva cominciato a scrivere.
E il suo lavoro sulla stregoneria? le domandai.
Quello  a buon punto. Ho acquistato
qualche mese fa l'intera biblioteca di un vecchio
studioso, morto nella sua casa di Uzerche, una
abitazione che risale al quindicesimo secolo. Ce un gran
mucchio di roba, che ho potuto riordinare soltanto
in parte. Ma giacch il brav'uomo si occupava
di magia nera e di occultismo, spero di
fare tra i suoi libri qualche scoperta utile al mio
lavoro.
Ma tutte quelle orribili storie di messe
nere, di sortilegi e di possessioni diaboliche, non
ti impediscono di dormire? domand Margherita.
Per niente, cara Rita. Jacques s che si
impressiona, e devo stare attenta a non parlargli
di queste cose la sera, altrimenti ha degli
incubi durante il sonno.
Jacques  molto impressionbile, osserv
Valentine.
Esatto. Non posso nasconderti che sono
assai preoccupata delle conseguenze del dolore
che lo ha colpito. Quando torner dal viaggio,
sar... non dico consolato, ma almeno rasserenato?
Oppure sar ancora in preda alla prostrazione
e alla disperazione che mi spaventava in
questi giorni, e che potrebbe compromettere la
sua salute e il suo equilibrio nervoso?
Lo guariremo, Gilberte; vedrai che lo guariremo.
Dicendo queste parole, Valentine scost dolcemente
il cane, poi soggiunse, rivolta al fratello,
alla sorella, e a me:
Credo sia meglio andar via, perch il tempo
si fa minaccioso.
Gilberte offr di riportarci a casa in automobile.
Poi, quando rifiutammo, ci accompagn
fino al cancello, raccogliendo, attraversando il
giardino, alcune dalie per Valentine e Margherita.
Cammin facendo, Paul le parl del contenuto
del testamento di Marie-Claude. L'emozione
che prov fu cos profonda, che si ferm in mezzo
al sentiero, e lasci cadere il mazzo di fiori
appena colti.
Non vi ha lasciato nulla dei beni paterni?
Proprio niente? Ah, questo poi!
Ha fatto bene, dichiar Valentine.
Non avevamo bisogno di questo denaro. Ci basta
il nostro lavoro.
 bello da parte tua prenderla cos, cara.
Tuttavia bisogna ammettere che  stato strano
da parte di Marie-Claude... Davvero incomprensibile!
La poveretta aveva le sue buone ragioni,
ribatt Margherita, con l'accento commosso,
di persona rassegnata. Per parte mia, non ho
il minimo risentimento.
Ma non tutti l'hanno presa cos, soggiunse
Paul. Per lo zio, che al denaro tiene
molto,  stato un duro colpo. Quanto a Pierre
e famiglia, sono-furenti, anche se non osano ancora
mostrarlo.
Gilberte ebbe un moto di sdegno.
Assai poco interessanti i tuoi cugini, caro!
Se avesse avuto soltanto parenti come quelli, darei
piena ragione a Marie-Claude. Ma voi...
Anche noi, disse Margherita.
Reclin il capo sui fiori che aveva tra le mani,
dalie dai colori chiari e rosso porpora. Poi soggiunse,
con voce improvvisamente spezzata:
Vado a portarli sulla sua tomba.
Ci congedammo da Gilberte, che abbracci
affettuosamente Margherita, mentre con Valentine
si limit a una stretta di mano. Era evidente
che non aveva legami affettivi con nessuno,
amici o familiari. Era moralmente sola, e per
sua volont, come mi avevano detto il fratello e la sorella.
Prendemmo al ritorno un'altra strada per accompagnare Margherita al cimitero. Ma a un bivio Valentine ci lasci, dicendo che doveva tornare presto a casa.
Non vuoi venire al cimitero? domand Margherita.
No. A che scopo, visto che non prego?
Anche chi non prega, si reca a visitare le tombe dei propri morti. L, ce chi, fino a pochi giorni fa, era viva in mezzo a noi...
Perch vuoi indurmi a questo gesto ipocrita, sapendo che non siamo mai state amiche?
La voce era calma, senza amarezza, tagliente come una lama.
Intesi il sospiro di Margherita. Poi si volse, e di passo lento si avvi per il sentiero dove Paul l'aveva preceduta.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Quella stessa sera, quando fui solo nella mia
stanza, riflettei sulla scoperta che avevo fatto
nell'archivio del castello.
Il primo impulso era stato quello di non dire
nulla allo zio, e di conservare per me il segreto
di quel dolore, di quella disperazione.
Ma pensai che il signor Ambroise, un giorno
o l'altro, avrebbe potuto scoprire il diario, e si
sarebbe stupito che, avendo esaminato le carte
dell'archivio, non l'avessi scoperto prima di lui,
e pensare che non gliene avessi parlato di proposito.
Dopo tutto, non c'era nessuna ragione
perch agissi cos, nessuna, tolta una ripugnanza
inspiegabile. Lo zio, sensibile come faceva credere
di essere, non poteva non commuoversi e
quel doloroso grido di oltretomba.
Se mi domanda quale  stato il risultato
delle mie ricerche, gliene parler; altrimenti sto
zitto, dissi a me stesso.
Quella domanda mi fu comunque posta il
giorno dopo, mentre sorbivamo il caff sotto il
pergolato. Quando gli ebbi parlato della scoperta,
mi accorsi che Margherita era visibilmente
commossa, mentre Paul si limit a esclamare solamente:
Che tipo di uomo spregevole era dunque
questo nostro avo? Lo sai, zio?
Il signor Ambroise volse gli occhi socchiusi
verso il nipote, e disse freddamente:
Non ti permetto di parlare cos di un nostro
antenato che fu uomo irreprensibile, sposo
e padre non meritevole di biasimo. Su quel diario,
scoperto da Bernard, un povero cervello
sconvolto ha scritto delle divagazioni, di cui non
bisogna tenere conto per accusare il nostro avo
Florent.
Dissi con fermezza:
Come pu saperlo? Sa forse che tipo era
questo Florent?
Mi gett una rapida occhiata, con espressione
dura, quasi insostenibile.
E tu, ne sai qualcosa, giovanotto? Molto
cavallerescamente prendi le difese della tua antenata.
Ma ignori come fu in realt, e quello che
ebbe a soffrire Florent per causa sua.
Quella invocazione di aiuto, quel grido di
disperazione, sembra troppo vero e straziante
per essere frutto di una mente sconvolta.
Il vecchio ebbe un impercettibile ghigno.
Credi? Ragazzo mio, non c' di peggio di
un pazzo per dissimulare! Valentine te lo pu dire...
Si volse verso la nipote, che stava fumando
a qualche passo da noi. Lei fece un cenno affermativo
con il capo, senza distogliere gli occhi
dal sentiero soleggiato, davanti a lei.
Dunque, Madeleine de Teilhac era pazza?
domand Pierre Karige.
Non completamente pazza, ma squilibrata...
isterica, si direbbe oggi.
Non ci hai mai parlato di questo fatto,
zio, afferm Paul.
A che scopo? Ci sono centinaia di povere
creature simili, in questo mondo, e non vedo
che beneficio potrebbe arrecarvi la conoscenza
di questa... infermit mentale di una antenata.
Evidentemente non era affatto necessario,
disse la moglie di Pierre, continuando a passarsi
il rossetto sulle labbra.
Monica trattenne uno sbadiglio, e domand
se qualcuno voleva accompagnarla fino a Brive,
dove aveva degli acquisti da fare. Paul dichiar
che era disposto a sacrificarsi, a patto che gli
facesse guidare l'auto, perch si fidava poco dei
suoi riflessi. Lasciandoli alle loro discussioni, Valentine,
Margherita e io rientrammo in casa.
Mentre salivano al primo piano, Margherita mi
chiese:
Vorrei vedere quel diario. Me lo mostri, Bernard?
Molto volentieri.
Raggiungemmo il corridoio che portava alla
torre. Valentine rientr nella sua stanza.
Margherita rivolse uno sguardo carico di tristezza
alla camera dove aveva abitato Marie-Claude.
Entrammo nella torre, e andai all'armadio di
quercia a prendere il diario per darlo a Margherita.
Dopo aver letto l'invocazione disperata di Madeleine,
rest per un momento pensosa, gli occhi
fissi su quella pagina ingiallita. Poi chiuse il
vecchio volume e me lo restitu.
Sono perplessa, Bernard.  pur vero che'
talvolta le parole dei poveri dementi hanno tutta
l'apparenza della verit. Ma cosa pensare di queste
righe che sarebbero una terribile accusa contro
Florent, nostro antenato, se la povera donna
fosse stata nel pieno possesso delle sue facolt
mentali?
Che pensare? Non lo so... O almeno non
abbiamo dei motivi per mettere in dubbio le parole
dello zio.  possibile che la vostra ava abbia
avuto la mente sconvolta in seguito ai tristi
avvenimenti del periodo in cui visse.  anche
ammissibile che i suoi discendenti abbiano trovato
ragionevole non parlarne, temendo che l'infermit
mentale della donna venisse considerata
una tara ereditaria nella loro famiglia.
Evidentemente, disse Margherita.
Mi porse il diario che ricollocai nell'armadio.
Poi mi domand se nell'archivio avevo trovato
qualcosa di interessante dal punto di vista
professionale.
No, proprio niente. La famiglia dei Teilhac
sembra sia vissuta sulle sue terre, con nobile
semplicit, soccorrendo i poveri, servendo Dio,
compiendo il meglio possibile il proprio dovere
di cittadini e di cristiani. In poche parole, in
tutto questo...
Indicai l'armadio ancora aperto.
... Non ho trovato la minima traccia di
un dramma familiare, salvo quelle poche righe,
scritte dalla moglie di Florent Karige. Ma se
accettiamo l'ipotesi di una alienazione mentale, la
questione cambia aspetto, e non  pi di mia
competenza.
Mi sarebbe piaciuto che tu avessi trovato
nella nostra famiglia il materiale per uno di quei
libri, cos interessanti e ricchi di idee, che sai
scrivere. Quando presi la laurea in storia, avevo
intenzione di fare delle ricerche sui Teilhac e
sui Karige, per scrivere qualcosa. Poi mio zio
Duchaumel mi ha persuasa a diventare sua allieva,
assicurando che avevo le doti necessarie
per diventare una brava disegnatrice. Ho quindi
abbandonato il mio primo progetto. Secondo te,
dovrei pentirmene?
Per i Teilhac, no. La cosa pu essere differente
per quanto riguarda i Karige. Il loro archivio,
come ha detto lo zio, non si trova nell'abitazione
di Pascal?
S, ma deve trattarsi di un semplice
archivio di proprietari terrieri, come se ne trovano
in tutte le province francesi: atti di matrimonio,
di battesimo, di morte, di compravendita di terreni.
Cos mi ha detto lo zio, quando gliene ho
parlato.
 dunque inutile che vada a consultarlo.
E tuttavia mi piacerebbe avere qualche notizia
su quella roccaforte dei Templari, che abbiamo
visto l'altro giorno.
Gilberte te le pu fornire. Vai a trovarla
di nuovo, uno di questi giorni, visto che hai accettato
di rimanere ancora qualche giorno con
noi. Tra le sue carte troverai certamente qualche
cosa su questo argomento. Ora ti devo lasciare.
Arrivederci.
Si allontan, e io stetti ad ascoltare il rumore
dei suoi passi leggeri lungo il corridoio. Sentivo
in me una impressione di dolcezza e di serena
gioia, mentre scrivevo a mia madre, raccontandole
i fatti degli ultimi giorni, e le parlavo soprattutto
di Margherita, che, le assicurai, avrebbe
avuta tutta la sua simpatia appena l'avesse
incontrata.
Verso le quattro del pomeriggio scesi a passeggiare
in giardino, dove mi raggiunse quasi
subito Pierre Karige. Era immusonito; e attribuivo,
non senza ragione, il suo stato d'animo
alla lettura, del testamento di Marie-Claude,
come, capii un istante dopo, da una sua amara
riflessione:
E dire che questa signora Cordier non sa
cosa fare dei suoi milioni! Una situazione come
questa  inaudita! Bisognerebbe contestare un
testamento come questo.
Uhm! corri troppo, caro cugino.
Credi? Anche lo zio ha avuto questa idea,
e ha consultato il suo notaio. Ma pare non ci
sia niente da fare. L'atto  inattaccabile, e Marie-Claude
era considerata perfettamente sana di
mente, a parte quello che possiamo pensare in
proposito.
Trasse un sospiro, e dopo essersi passato sul
mento la mano ben curata, soggiunse:
 colpa dello zio.
Colpa dello zio?
S, credo Marie-Claude fosse furente perch
il vecchio voleva farle sposare Pascal. Una
brutta idea,  vero, e chi conosce quel tipo 
d'accordo. Quello l pu avere delle gran belle
qualit, ma come marito di una ragazza come
Marie-Claude... avrebbe dovuto essere una incosciente,
per accettarlo! Marie-Claude deve aver
fatto quel testamento in un attimo di collera
e deve essersi detta: Lo zio vorrebbe che i
beni di mio padre cadessero in mano di Pascal.
Ebbene, gli giuoco un brutto scherzo, se muoio
prima di sposarmi, nessuno dei Karige avr un
centesimo di quel denaro. Il ragionamento potrebbe
filare, visto sotto questa luce. E tuttavia,
caro, vedi bene che, conoscendo Marie-Claude,  difficile accettarlo.
In quel momento Margherita ci chiam per farci prendere qualcosa. Sua madre, la moglie di Pierre e Valentine, erano gi sedute sotto il pergolato, insieme alla zia Eugenia. Mancava lo zio, e Valentine ci disse che si era recato alla cabina telefonica di Marjac.
Margherita, su mia richiesta, aveva portato gli schizzi che aveva preparati per illustrare un libro sulle chiese del Rinascimento. Ci trattenemmo a discorrere di questo fino alle sei, quando io tornai nella mia stanza. Attraversando il vestibolo vidi che la porta dello studio dello zio era socchiusa. La voce untuosa del vecchio giungeva fino a me: Non un soldo in pi, Trimouzou; la voglio a quel prezzo.
La porta venne quindi spalancata, e sulla soglia apparve un contadino dal volto bruciato dal sole. Mi colp l'espressione dei suoi occhi parevano occhi di allucinato. Alle sue spalle la porta venne rinchiusa dolcemente, mentre sul pavimento del vestibolo si udiva il chiasso prodotto delle pesanti scarpe chiodate.
...
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...
Capitolo 10.
...
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...
Il mattino del giorno seguente andai a caccia
insieme a Paul. Entro tre giorni avrebbe dovuto
raggiungere il suo reggimento, a Nancy, e anche
io avevo deciso di partire quello stesso giorno.
Anche Valentine avrebbe lasciato le Rocce
Nere per riprendere il suo posto nella casa di
cura del dottor Brdan. Dallo zio sarebbero rimasti,
per otto giorni ancora, la signora Rambel,
Margherita, Pierre Karige con la moglie e la
figlia, che non osavano andar via prima della
data abituale, imposta da quel parente, del quale
non potevano contestare l'autorit, ma che nessuno
amava, neppure Valentine, la sua preferita.
Lo dissi a Paul, quel pomeriggio, mentre rincasavamo
con il carniere pieno.
Per dire la verit, lo zio ha un carattere
poco piacevole, rispose francamente. Ma
 il capo famiglia e sa ricevere da tutti la deferenza
dovuta alla sua posizione. La stessa Marie-Claude
non sognava neppure di potersi sottrarre
a questo soggiorno annuale, al quale la madre
l'aveva abituata fin dall'infanzia. Era per lei una
specie di riflesso condizionato, diceva in tono
umoristico. Probabilmente avrebbe interrotto
questa abitudine dopo il matrimonio, perch
Jacques non nascondeva la sua avversione verso il futuro zio.
Dopo pranzo me ne andai da solo alle Bourdettes.
Margherita aveva una nevralgia, Paul
aveva voglia di leggere passeggiando nel giardino.
Monica era invece partita quella stessa mattina
con i suoi per Mont-Dore, dove si sarebbe
incontrata con una sorella della signora Karige.
Vi sarebbero rimasti un paio di giorni, tanto per
rifarsi un poco della monotona vita alle Rocce Nere.
Trovai Gilberte pronta per uscire, perch
aveva deciso di trascorrere il pomeriggio in compagnia
di Margherita. Senza dare ascolto alle mie
scuse, mi obblig a sedermi, e fece portare delle
bevande fresche e della frutta. Le domandai se
aveva ricevuto notizie dal fratello.
S, stamani.  a Orano. La sua lettera  straziante.
Il volto bruno si tese sotto lo sforzo dell'emozione,
mentre le lacrime le salivano agli occhi, di un bell'azzurro.
Marie-Claude era proprio la donna che
faceva per lui! Niente in lei era comune, n sotto
l'aspetto fisico, n sotto quello morale. Una creatura
cos viva, schietta e sana! Un pizzico di
originalit... se cos si pu chiamare il suo orrore
per i sentieri gi battuti, per le idee bell'e
fatte, per i gusti in serie. Non  cosa comune in
una donna, e Jacques l'apprezzava in lei.
Ha notato che aveva i capelli lunghi? Si
era sempre rifiutata di tagliarli, dicendo che la
forma della sua testa e il suo profilo non si
adattavano ai capelli corti. Quante donne avrebbero
potuto avere, con altrettanti e forse maggiori
motivi di lei, questa preoccupazione ambiziosa?
 cos che era Marie-Claude, anche un
po' ambiziosa, se si prende questo termine nel
significato di cura per mettere in evidenza i
propri doni naturali, e dissimulare i piccoli difetti
fisici; aveva comunque, nel limite ragionevole,
il desiderio di essere ammirata, un briciolo
di eccentricit, la capacit di amare profondamente
e nello stesso tempo di avere profonde antipatie.
Verso lo zio e Valentine, per esempio.
S, prima le erano indifferenti, ma da un
certo tempo aveva mostrato nei loro confronti
una marcata animosit di cui ignoro tuttora la cagione.
Una strana ragazza, quella Valentine.
Strana, ma intellettualmente parlando, sa
il fatto suo. Le rimprovero di vivere ai margini
della vita familiare. La signora Rambel, di carattere
cos ombroso, non la tollera; e neppure
Margherita, pur cos affettuosa e sensibile.
Un temperamento affascinante! aggiunsi io, con slancio.
Gilberte approv con calore e mi parl della
viva affezione che la univa a questa cara amica,
di qualche anno pi giovane di lei. Al pari della
cugina Marie-Claude, aveva un animo generoso,
leale, sgombro di manie, di originalit, e di banalit;
ma queste qualit erano unite in lei al
senso della misura, alla discrezione e alla semplicit.
Parlammo poi del lavoro che aveva iniziato.
Mi disse che il suo libro sulla stregoneria era
appena agli inizi, ma che si riprometteva di lavorarci
assiduamente durante l'inverno.
Ho deciso di mettermi a riordinare e
consultare la biblioteca di cui le ho gi parlato,
quella che appartenne a un erudito di Uzerche,
il vecchio Bignard.  in pessimo stato, e in un
tale disordine, che mi ci vorr qualche settimana
per venirne a capo. Ho gi scoperto dei testi che
meritano un po' di interesse. E lei, caro collega,
ha gi sfogliato i libri dell'archivio delle Rocce Nere?
S, ma non ho scoperto cose interessanti, tranne questa.
Le parlai del diario, e delle commoventi righe
scritte da Madeleine de Teilhac.
Le confesso che non sono persuaso della
sua malattia mentale. Tuttavia, la mia  soltanto
una impressione personale.
Gilberte allontan il piatto, scost la tovaglia,
e si appoggi al tavolo, dicendo in tono pensoso:
Non avevo mai sentito parlare di questa
vicenda. Si racconta che la signora de Teilhac
fu salvata dalla ghigliottina da Florent Karige.
Ma ignoriamo le successive vicende del suo
matrimonio, cos mal combinato... Io almeno le ignoro.
Mi parve di avvertire una certa esitazione,
nelle parole pronunziate dalla signorina Gilberte Brzennes.
Pu darsi che agli anziani del paese sia
giunta qualche eco di quei tempi.
Gli anziani? Non direbbero niente.
Perch?
Alz le spalle.
Lo sa, i nostri paesani hanno certe idee...
Caro collega, gradisce un po' di questo sciroppo
di lampone?
Declinai l'offerta e mi alzai per congedarmi.
Gilberte offr di accompagnarmi fino alle Rocce
Nere, per trascorrere qualche minuto con Margherita.
Partimmo appena la mia compagna ebbe
preparato un paniere di pesche; i frutteti delle
Bourdettes erano rinomati per la eccellente qualit
della frutta.
Gilberte prese un sentiero che mi era sconosciuto.
Passava accanto a un vecchio maniero
trasformato in fattoria, appartenente a Jacques
Brzennes. Seduta sulla soglia della porta a ogiva,
una giovane donna sgranava i fagioli. Salut
rispettosamente la signorina Brzennes, che
le domand:
Va tutto bene da voi, Thrse?
Il volto grazioso della donna cambi subito
espressione.
Ah, quanto a questo, no, signorina! C'
una discussione tra noi due, voglio dire tra me
e mio marito. Niente da fare!
Per quale motivo?
Vuole vendere il terreno ereditato da suo
cugino Moret al signor Karige, per ventimila
franchi. Pensi un po', signorina! Un terreno che
vale il doppio! Gli ho detto: Ti fai derubare!
 una vergogna!. Ma  come se parlassi a queste
pietre! Si fa scuro in faccia, e mi risponde in
tono secco: Ci penser!.
Con gesto nervoso, la donna gett a terra i
baccelli vuoti che teneva in mano. La sua faccia
abbronzata si contrasse leggermente. Esit
un attimo, poi disse abbassando il tono della voce: Ci sarebbe da credere quello che dice la gente di qui...
Cosa? domand Gilberte.
Nel suo accento mi parve di intuire un interesse
improvvisamente ridestato.
La donna, un po' imbarazzata, abbass gli
occhi, prese macchinalmente un altro baccello,
dal cesto accanto a lei.
Si tratta certamente di storie. Ma quando
vedo Paulin ridotto in quello stato... si direbbe
che gli hanno fatto una malia.
Gilberte rise, ma non fu un riso spontaneo, il suo:
Mia povera Thrse, ma cosa va mai a pensare?
La giovane donna sollev gli occhi chiari, e
guard in volto la signorina Brzennes.
Io non sono di queste parti, cara signorina,
e non conosco le abitudini del paese. Ma
una vecchia cugina mi ha detto certe cose... mi
ha per fatto giurare sulla mia salvezza eterna
di non ripeterle, perch se lo sapessero, ci
sarebbe accaduta qualche disgrazia.
Gilberte sollev le spalle.
Se d retta a quello che dice quella vecchia
strega! Senza dubbio le avr offerto un rimedio
contro la malia fatta a suo marito?!
Il volto di Thrse si contrasse leggermente,
e con tono di voce pi basso, rispose:
No, mi ha detto che non pu fare nulla
contro quella malia, perch chi l'ha fatta,  protetto
da uno molto potente.
E chi sarebbe costui? domandai.
Il volto della donna impallid; mi guard sgomenta,
poi distolse gli occhi, balbettando:
Non lo posso dire...
Gilberte rise di nuovo.
Non si lasci montare la testa da Maria
Courine, Thrse! Suo marito sa bene quanto
vale quel terreno, e se lo vende a quel prezzo,
vuol dire che  convinto di poterlo fare senza perderci.
Ma  stato lui stesso a dirmi, non pi
tardi un mese fa, che quel terreno valeva quarantamila
franchi, e che comunque non aveva
intenzione di venderlo. Poi il signor Karige l'ha
mandato a chiamare, gli ha parlato, e al ritorno
mi ha detto che domani sarebbe andato dal notaio
per la firma del contratto! Tutto questo non
le pare strano, signorina?
Ma niente affatto, Thrse. Come quasi
tutti i proprietari, si faceva delle illusioni sul
valore del terreno, e il signor Karige gli ha dimostrato
che il prezzo doveva essere abbassato,
pur restando sempre vantaggioso... E adesso,
buona sera, e cerchi di mettersi d'accordo con
quel bravo Trimouzou.
Con queste parole, accompagnate da un gesto
amichevole, Gilberte si rimise in marcia, e
io la seguii. Ero per un po' scosso da quella scenetta.
Appena giungemmo alla svolta del sentiero,
un uomo usc dal prato vicino. Riconobbi il contadino
che avevo visto uscire dallo studio dello
zio. Ci salut, e Gilberte rispose con un cordiale
Buon giorno, Trimouzou.
 il marito di quella donna? domandai a Gilberte.
S,  Paulin Trimouzou, il nostro fittavolo.
Un brav'uomo, gran lavoratore, sobrio. Probabilmente
si  fatto giocare dal signor Ambroise,
che  molto abile negli affari.
 lo zio che viene accusato di fare dei sortilegi?
Gilberte alz le spalle.
S. Ecco, perch le sue propriet sono
prospere, perch ha i migliori terreni e i pascoli
pi ricchi, oltre al migliore bestiame. Questi
bravi contadini, ancora superstiziosi, pensano
subito alla stregoneria.
Forse non si tratta di stregonerie, ma
semplicemente di truffa... se realmente lo zio 
riuscito a convincere quest'uomo a vendere il
terreno a un prezzo pi basso del suo valore.
Mi dir che dopo tutto il brav'uomo ha accettato,
pur avendo la libert di rifiutare.
Indubbiamente doveva essere in grado di
rifiutare... ripet Gilberte.
Nel tono della sua voce ci fu di nuovo qualcosa
che mi colp. Poi rividi lo strano sguardo
dell'uomo che usciva dallo studio dello zio, del
tutto differente dallo sguardo dell'uomo che avevamo
incontrato pochi minuti prima e ci aveva salutati.
Pensa dunque, signorina, che la volont
di quell'uomo possa essere stata dominata da quella di un altro?
Lei si limit a rispondere:
Chi lo sa!
Dal tono della voce compresi che non aveva
intenzione di continuare sull'argomento. Parl
di altre cose, e io non la interruppi, pur essendo
molto curioso di conoscere ci che nascondeva
con le sue reticenze, riguardo al signor
Ambroise.
Non la rividi pi prima della mia partenza,
che avvenne il giorno dopo. Diedi un passaggio
a Paul fino a Parigi, dove trascorse quarantotto
ore prima di tornare a Nancy. Lo zio
mi rivolse un cordiale invito per l'anno successivo.
La signora Rambel e Margherita mi promisero
di far visita a mia madre al loro ritorno
a Bellevue, e i Karige mi dettero appuntamento
per il mese seguente a Parigi, dove si recavano
sovente. Lasciai le Rocce Nere con un misto di
rimpianto e di sollievo.
Strana mescolanza di parole e di sentimenti,
si dir. Tuttavia ci definisce molto bene quello
che provavo, perch al momento di lasciare
quella casa, mi resi conto di aver provato spesso
un certo malessere, del quale attribuivo la causa
alla viva antipatia che mi ispirava lo zio. Poi
c'era stata la morte improvvisa della affascinante
Marie-Claude, e il profondo dolore di quanti
l'amavano, che aveva rattristato il mio soggiorno in quella casa.
Quanto al rimpianto, era dovuto soprattutto a Margherita. Senza mai scambiarci una parola di amore, sapevamo gi di amarci.
Appena la mia auto si avvi, incontrai il suo sguardo, tenero e leale, e me lo impressi nel cuore per allietare le ore, i giorni, che mi separavano dal momento in cui l'avrei rivista.
...
.
...
Capitolo 11.
...
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...
Ci fidanzammo verso la fine di dicembre. Mia
madre, dopo il primo incontro con Margherita, disse:
Ecco la donna che ti pu rendere felice,
Bernard. Approvo di tutto cuore la tua scelta.
Anche la signora Rambel pareva molto soddisfatta,
a modo suo naturalmente, cio senza
slancio. Valentine si dimostrava indifferente
come al solito. Stava per lasciare la casa di cura
dove aveva esercitato la sua professione medica
fino ad allora, per prendere, a Parigi, il posto
lasciato vacante da un collega.
Quanto a Paul, che era riuscito a farsi trasferire
a Digione, manifest la pi viva gioia
per il fidanzamento della sua cara Margherita.
Il pranzo di fidanzamento ebbe luogo verso
Natale, a Bellevue, nella villa della signora Rambel.
Quell'edificio, di stile normanno, era stato
costruito quando il signor Rambel era ancora
in vita, e le condizioni finanziarie della famiglia
erano fiorenti. La mia futura suocera, coadiuvata
da Margherita, mandava avanti la casa, pur
lavorando. Era infatti una buona donna da casa.
Il pranzo era ottimo, lo riconobbe anche lo
zio Franois Berthier, un buongustaio, viziato
da una bravissima cuoca. Cerano anche i miei
fratelli e mia sorella, e al fianco della mia fidanzata
lo zio Duchaumel, il bravo incisore, oltre
i quattro Karige e Gilberte Brzennes. Jacques,
tornato a Parigi da un mese, non aveva saputo
decidersi a partecipare a un pranzo di fidanzamento.
Mi sembra meno triste da qualche giorno,
mi confid sua sorella, mentre discorrevamo
insieme dopo il pranzo. Al suo ritorno dall'Africa
lo trovai molto depresso, e anche dimagrito.
Valentine gli consigli un ricostituente, di
cui diceva un gran bene. Ma  il morale che
ha bisogno di cure.
Ebbene, anche questo mi pare compito del
dottor Rambel! La mia futura cognata  rinomata
come psichiatra, se devo credere a uno
dei suoi colleghi, un nostro vecchio amico, buon
giudice in materia.
S, rinomata al punto che il medico, direttore
della clinica dove ha esercitato finora,
si  mostrato geloso. Gli ammalati volevano
soltanto lei, perch aveva ormai su tutti un buon
ascendente. Certamente, ha delle ottime prospettive
per il suo avvenire.
Tanto meglio, dal momento che la professione
sembra bastarle, anzi costituire il solo
scopo della sua vita. Non la vedo sposata e
madre di famiglia.
E neppure io.  un tipo cerebrale.
E tuttavia Marie-Claude, da quello che
mi ha detto Margherita, era gelosa di lei. Pensava
fosse innamorata di Jacques.
Gilberte mi guard con espressione sorpresa.
Questa s che  bella! Come ha potuto immaginare
una cosa simile, povera ragazza? Pur
ammettendo che Valentine sentisse qualche simpatia,
non  certo un uomo del tipo di Jacques,
cos diverso da lei, che poteva innamorarsene.
Pare anche a me... ma sovente accadono
cose molto strane, nel campo del sentimento.
D'accordo. Ma una ragazza come Valentine,
cos frigida... Penso a un carattere impressionabile,
un po' femmineo sotto certi
aspetti, forse anche debole, come  Jacques, debba
dispiacere a una donna di quel temperamento.
Per il resto, niente mi ha fatto supporre
che lo considerasse qualcosa di pi di un amico
di infanzia. Amicizia, tuttavia, sempre assai tiepida,
perch Valentine stava generalmente in
disparte, lontana dalla sorella e dalla cugina,
chiusa nella sua torre di avorio, dalla quale
guardava il suo ambiente familiare dall'alto in
basso.
Mentre Gilberte parlava, osservavo Valentine.
Stava uscendo da una stanza vicina e veniva
verso di noi. Il vestito color rubino che indossava
ravvivava alquanto il pallore della sua carnagione
e pareva donare vivacit agli occhi.
Come gi una volta, quando ero alle Rocce Nere,
pensai che possedesse un fascino singolare, forse
superiore alla bellezza stessa.
A quanto pare, Valentine, hai in cura anche
Jacques, vero? dissi sorridendo.
Mi rispose con semplicit:
S, perch ha proprio bisogno di una cura,
soprattutto moralmente. Il viaggio in Africa 
stato un errore. Non ha fatto altro che esacerbare
il suo dolore. Ma poich l'inevitabile  ormai
accaduto, deve riprendersi e continuare a
vivere.
Quanta freddezza nel suo accento e nel suo
ragionamento. No, la donna che aveva parlato in
quel modo, non sarebbe mai stata capace di
amare col cuore, ma soltanto con il cervello,
cos bene organizzato, bisogna ammetterlo.
... Sicuramente guarir, Gilberte; puoi stare
tranquilla.  solo questione di un po' di tempo.
Fai in modo di distrarlo, come cerco di fare
io, senza forzare troppo la sua volont, ancora
immersa nel dolore... nel ricordo.
Lo vorrei proprio, cara, ma non  cosa
facile. Non si dimentica presto una ragazza come
Marie-Claude.
In quel momento Margherita si avvicin a
noi. Pos una mano sulla spalla della sorella, e
disse:
La signora Auvard gradirebbe molto sentirti
cantare, Valentine.
La signora Auvard era mia sorella Lucie,
venuta da Brest per festeggiare il mio fidanzamento.
Volentieri rispose Valentine.
Cant alcuni brani di Schumann e, su richiesta
dello zio Franois, un'aria della Dame
Blanche. Quella voce perfetta, dal timbro vellutato,
aumentava il rimpianto per la freddezza
e la totale mancanza di espressione di colei che
cantava.
 un vero peccato che uno strumento
cos perfetto sia tanto male impiegato! mi
mormor all'orecchio mio fratello Bndict, il
curato, esprimendo forse l'opinione comune a
tutti i presenti.
 vero, quale dono sarebbe stato se Valentine
avesse messo un po' di calore e di comprensione
nel suo canto!
Dopo quella serata, Margherita e io ci occupammo
attivamente dei preparativi del nostro
matrimonio e della nostra casa. Avremmo occupato
il secondo piano dell'abitazione in via
Saint-Louis, che lo zio Franois stava ammobiliando
per noi. Margherita, che continuava il
suo lavoro di disegnatrice, avrebbe usato il salotto
come ufficio. Il mio sarebbe stato a piano
terra.
Ci demmo appuntamento a Parigi per fare
gli acquisti necessari. Ci avrebbe accompagnati
mia madre, perch Margherita gradiva i suoi
consigli; non era una di quelle ragazze che disprezzano
l'esperienza altrui. Ne apprezzava le
scelte sicure, cos uguali alle sue che, sovente,
cadevano sul medesimo oggetto.
Spero ve la intenderete altrettanto bene
in tutte le altre cose dicevo, ridendo.
E perch no? rispondeva mia madre,
guardando affettuosamente Margherita.
Quando si trascorreva l'intera giornata a
Parigi, ci recavamo a colazione dalla signora
Cordier, la cugina di Marie-Claude. Non aveva
ancora lasciato il lussuoso appartamento di via
Hoche, da poco ereditato, dove viveva molto
semplicemente, avendo deciso di devolvere a opere
caritative l'inaspettata ricchezza.
Qui ci confidava mi par di rivedere
Marie-Claude, che  sempre viva nel mio ricordo.
Bench la giovane padrona gli avesse lasciato
una buona rendita, l'autista Amde era rimasto
al servizio di questa parente che la ragazza
amava. Anche lui pareva inconsolabile, e da
allegro come era, divenne triste, dopo quella
immatura morte, che la signora Cordier continuava
a definire incomprensibile.
Il signor Ambroise, all'annunzio del nostro
fidanzamento, aveva scritto una lettera, esprimendo
la sua viva soddisfazione. Diceva di essere
commosso per questo matrimonio che avrebbe
riunito due rami della famiglia. Pascal aveva
scritto alla cugina la medesima cosa. Io dissi
senza ambagi alla mia fidanzata, quando mi
ebbe comunicato il contenuto delle due lettere:
Cara Margherita, la stirpe dei Karige mi
interessa poco, tanto pi che lo zio e Pascal ne
sono due esemplari che non mi piacciono.
Margherita sorrise, senza dir parola. Non
ignorava i miei sentimenti in proposito, e compresi
che i suoi non erano molto diversi dai miei.
Sovente ci recavamo a prendere il t da
Gilberte Brzennes, che durante l'inverno abitava,
in compagnia del fratello, un piccolo appartamento
nei pressi di Saint-Sulpice. Due volte vi
incontrammo Jacques.
La prostrazione seguita al dolore per la morte
di Marie-Claude, pareva in via di guarigione.
Si vedeva comunque che il ricordo di lei gli era
sempre presente, e lo faceva soffrire. Ma aveva
ripreso le sue abitudini, ricominciava a vedere
gli amici e a frequentare le sale di concerto. Ci
fece un grande elogio di Valentine, che definiva
meraviglioso medico, amica fidata, e di un
tatto perfetto.
Non so come abbia fatto la mia povera
Marie-Claude ad avere cos poca simpatia per
lei, soggiunse.
Vedevo assai raramente la futura cognata.
Talvolta veniva a cena a Bellevue, la domenica,
e ripartiva quasi subito, perch aveva molto
da fare, diceva. Sapevo che era oberata di lavoro,
dopo aver lasciato la clinica per un ospedale
parigino.
Tuttavia, una domenica mattina, essendo arrivato
dalla signora Rambel qualche ora prima
della colazione, la cameriera, che stava uscendo
per delle commissioni, mi disse:
Signore, ce in casa soltanto la signorina
Valentine. La signora e la signorina Margherita
non sono ancora tornate dalla messa.
Oggi,  vero, sono arrivato un po' prima;
le aspetter.
Mi apr la porta, ed entrai nel piccolo
ingresso, dall'impiantito bianco e nero, dal quale
partiva la scala di quercia.
Una voce femminile, accompagnata dalle note
del pianoforte, giunse fino a me.
Nel salotto, Valentine cantava. Entrai nella
sala da pranzo che comunicava con il salotto
per mezzo di una ampia vetrata sempre aperta,
e restai immobile, sorpreso.
Valentine cantava una delle arie che ci aveva
fatto ascoltare la sera del fidanzamento; ma
stavolta mio fratello Bndict non avrebbe avuto
motivo di deplorare il cattivo impiego di un
mirabile strumento. Era davvero Valentine che
in quel momento eseguiva con tanta passione
quella canzone d'amore?... con un tono cos appassionato,
quasi dolente?
Dopo una breve pausa di silenzio, il canto
riprese, un canto che avevo da poco udito in
un concerto, al quale ero andato con Margherita.
Il brano era di un musicista austriaco, e
l'opera, non priva di pregi, era ricavata da una
vecchia leggenda magiara. Una zingara si era
innamorata di un giovane ricco, e l'aveva ammaliato
con un filtro amoroso per fargli obliare
l'onore; era riuscita nel suo intento al punto
che il giovane si era reso colpevole di diserzione
sul campo di battaglia.
Uno dei brani pi belli dell'opera era quello
dove questa Carmen ungherese, sospettando Miheli
di amare un'altra donna, dichiarava a una
confidente che avrebbe ucciso l'infedele, a costo
della sua stessa morte.
La nota cantante che aveva interpretato la
canzone al concerto, non aveva saputo interpretare
l'accento di rabbiosa passione. L'accento
che ascoltavo in quel momento, tragico, bruciante,
terribile.
Lo stupore mi teneva inchiodato. Quella voce
mi sconvolgeva fino a farmi fremere. Valentine?
Era davvero Valentine che udivo cantare in quel
momento? E quale mistero nascondeva mai
quella strana creatura?
Riavutomi dallo stupore, mi allontanai senza
far rumore. Una cosa era certa, infatti: che non
avrebbe perdonato di aver scoperto il segreto
che teneva celato a tutti.
Uscii nel giardino, assai vasto, che si stendeva
dietro la casa. Il clima era dolce; il sole
era ricomparso tra due ali di nuvole grigio perla.
All'estremit del giardino c'era una panchina
sotto un pergolato, sul quale si erano inerpicati
i rami di un roseto. Mi sedetti e provai una singolare
sensazione. In quel momento non mi resi
conto della sua natura, ma intuii che lo stupore
era misto a un malessere, molto vicino a un vago
senso di paura.
S, mi sentii invadere dallo spavento al pensiero
del potere di simulazione, della tenacia,
della terribile volont che aveva permesso a
quella donna di nascondere a tutti, da sempre,
la sua reale natura. A tutti, persino alle persone
che le vivevano accanto. Margherita e Paul conoscevano
soltanto la sua fredda ragione, l'animo
arido. La giudicavano incapace di una
passione. Era stato soltanto il caso a svelarmi
quel mistero, s, il caso, perch credeva di essere
sola quella mattina, non sapendo che sarei andato
l a colazione.
Forse qualcun altro aveva scostato il velo
di quel mistero. Ricordai lo strano atteggiamento
di Marie-Claude nei confronti di Valentine. Mi
vennero in mente certe parole... qualcosa doveva
aver destato in lei almeno il sospetto della segreta
natura della cugina.
Forse era stato il suo istinto di innamorata.
In quel momento, infatti, non dubitavo affatto
che avesse ragione nel ritenere Valentine innamorata
di Jacques Brzennes.
Ricordai improvvisamente che avrei gi dovuto
essere nell'appartamento, perch a quell'ora
la signora Rambel e Margherita erano sicuramente
rientrate dalla messa. Avvertii una
strana ripugnanza a ritrovarmi in presenza di
Valentine, dopo quanto avevo scoperto. Mi pareva
di essere di fronte a un fosco enigma, che
sconvolgeva l'opinione che mi ero fatto di lei
fino a quel momento.
Quando rientrai nell'ingresso per la porta del
giardino, il canto era cessato. Intesi da fuori la
voce di Margherita, che stava rientrando in quel
momento con la madre. Andai loro incontro, e
dissi che la cameriera mi aveva fatto entrare,
ma non precisai che ero l ad attenderle da un
quarto d'ora.
Nel salotto trovammo Valentine che leggeva,
seduta su una poltrona. Niente, nella sua espressione,
svelava i sentimenti di cui avevo poco
prima inteso l'eco. Durante la colazione ci parl
di medicina, citandoci qualche caso interessante
che aveva curato.
A un certo momento le domandai, cercando
di dare alla mia voce un accento naturale:
A che punto  la crisi di Jacques Brzennes?
Va molto meglio... sicuramente assai meglio.
Tra poco sar del tutto guarito.
Tanto meglio! disse la signora Rambel.
Alla sua et non pu lasciarsi sopraffare
dal dolore. Del resto, penso ci sia conforme
alla sua natura. In lui, le sensazioni possono
essere molto vivaci, ma forse poco durature.
Oh, mamma! pensi davvero che possa dimenticare
la sua cara Marie-Claude? chiese
Margherita.
Cara bambina, in questo sarebbe uguale
a tanti altri. A dire la verit, non lo credo capace
di un sentimento molto profondo. Era
innamoratissimo di Marie-Claude, e la sua
disperazione era sincera; ma pu darsi che
molto presto un altro amore prenda il posto
di quello.
No, non posso crederlo! protest vivacemente
Margherita. Un'altra donna, sta
bene... Ma Marie-Claude... dimenticare Marie-Claude!
Parlava come Gilberte, qualche mese prima.
Anche io pensai che la signora Rambel poteva
aver ragione, che la sua perspicacia abituale
comprendesse bene il temperamento di Brzennes,
un giovane affascinante, simpatico, ma inferiore
a Marie-Claude come carattere e come
sentimento. A ogni modo, quella era la mia impressione
di lui.
Valentine stava sbucciando con indifferenza
una arancia, senza mostrare il minimo interesse
alla nostra discussione. Avevo una gran voglia
di domandarle: Ebbene, cosa pensi, tu, di
lui?. Fu Margherita a porle, con tutta semplicit,
la domanda.
Tu che lo vedi spesso, Valentine, sei dello
stesso parere della mamma?
Sollevando di poco lo sguardo, Valentine rispose
negligentemente:
Press'a poco, cara. Non bisogna farsi
troppe illusioni sugli uomini, come vedi... ma
non dico questo per te, Bernard, soggiunse,
amabilmente.
Lo spero bene! rispose Margherita, gettandomi
una occhiata carica di maliziosa tenerezza.
Dopo aver sorbito il caff, la signora Rambel
and nella sua stanza, in compagnia di Valentine,
che era venuta per parlarle di alcune cose. Restai
solo con Margherita, e le raccontai la sorpresa
avuta al mattino. Mi ascoltava, con lo
stesso stupore che avevo provato io.
Bernard, se non fossi tu a dirmi queste
cose, non ci crederei! Non ho mai udito Valentine
cantare in quel modo. Perch ci nasconde
questo segreto? Perch ostentare quella freddezza
e insensibilit?
Probabilmente, Margherita, una sola persona
conosceva quel segreto.
Una sola?
Non ritieni che Marie-Claude avesse visto giusto?
Marie-Claude?
Mi guard, quasi impaurita.
Vuoi dire... sul conto di Jacques?
S.
Oh, credi che lei ne sia innamorata?
Chiss!
Sarebbe cos... incredibile! Avevo sempre pensato che fosse una fantasia di Marie-Claude, derivante dalla scarsa simpatia per Valentine.
Jacques non mi pare davvero l'uomo adatto a una donna come mia sorella!
Una donna come tua sorella? Ma non sappiamo niente di lei, Margherita! Oggi ci  stata svelata una piccola porzione del mistero di cui si circonda, ma forse ci sono ben altre cose da scoprire; e forse non le scopriremo mai!
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Il nostro matrimonio fu celebrato tre settimane
dopo, nella chiesa di Bellevue. Margherita,
molto emozionata, bella e seducente nel candido
vestito, conquist le simpatie di tutti i presenti.
Tra le damigelle d'onore, vestite di azzurro, Monica
mostrava il visino rotondo, in quel momento
color ocra. Aveva protestato per la tinta
scelta per gli abiti, dicendo che non si confaceva
al suo colorito.
E Paul aveva risposto maliziosamente:
Visto che cambi a volont il colorito, non
hai che da intonarlo al colore dell'abito,  molto
semplice!
A Valentine quell'azzurro tenue si addiceva
perfettamente. Mentre gli invitati sfilavano davanti
a noi, ho visto Brzennes che, dopo averci
fatto i suoi auguri, si era recato da lei. Le rimase
accanto fino a quando non si form il
corteo, e anche durante il rinfresco.
I preparativi del matrimonio avevano costretto
me e Margherita a trascurare il nostro
lavoro. Decidemmo perci, di comune accordo,
di rimandare il viaggio di nozze. Ci recammo solamente
a Morvan, dove trascorremmo otto
giorni presso la nonna materna di Margherita,
che non era potuta intervenire; quindi, dopo
una breve sosta a Digione, per una visita a una
zia suora e a un cugino magistrato, tornammo
al nostro focolare, accolti con grande gioia da
mia madre.
Qualche giorno dopo il nostro ritorno, cercando
in un armadio dei documenti che mi servivano,
trovai un vecchio album di fotografie.
Sfogliandolo, mi cadde sotto gli occhi la foto
dello zio Julien. Mi colp la somiglianza con lo
zio Ambroise e Pascal. Il profilo del viso, i tratti,
lo sguardo... lo stesso sguardo di Valentine. S,
quello era davvero un Karige. L'avrei detto allo
zio, al primo incontro. Un tipo ancora assai misterioso,
questo Julien, anche dal poco che ne
aveva saputo mio padre.
Perch mai il mio avo, Jean-Jacques Karige
aveva interrotto ogni relazione con i cugini di
Corrze? Questioni di interesse, aveva detto lo
zio Ambroise. Ma, non so perch, non ne ero
persuaso.
Nei documenti di famiglia in nostro possesso,
niente spiegava questa completa rottura, e nemmeno
i motivi che avevano spinto lo zio Julien
a troncare una carriera che si intravedeva brillante,
per andare a morire, dopo avventure rimaste
sconosciute, in una povera capanna congolese.
Cercai la lettera del missionario che lo aveva
assistito negli ultimi istanti di vita, e la rilessi,
soffermandomi sulla frase:  morto con sentimenti
di profondo pentimento per i suoi errori,
offrendo la sua povera esistenza al Signore,
perch quelli della sua famiglia fossero liberati.
Liberati da cosa?
Ma quella paginetta non poteva dirmi di
pi. La riposi e tornai nel mio appartamento,
dove trovai Margherita in compagnia della signora
Cordier, giunta pochi istanti prima. Entrambe
discorrevano con Amde che, al dire
della signora Cordier, era diventato nevrastenico.
... Si  fissato nell'idea che Marie-Claude
non sia morta di morte naturale.  proprio una
idea fissa, poveruomo!
Una idea che anche altri hanno potuto
avere, intervenni io. Infatti  impossibile
negare che non sia stata strana la fine della
ragazza, di una salute perfetta e di un eccezionale
vigore.
S, strana mormor la signora Cordier.
Margherita guardava ora l'uno ora l'altra,
con inquieta sorpresa.
Cosa state pensando?... E chi... avrebbe...
La signora Cordier sospir.
Nessuno, evidentemente. Tuttavia il dottor
Hilier, medico di famiglia, che la conosceva
fin dall'infanzia, ha dichiarato che quella morte
improvvisa gli  parsa incredibile dato l'ottimo
stato di salute di quella creatura, perfettamente
equilibrata. Ci doveva essere indubbiamente
qualche cosa, un punto debole che egli ignorava...
Restammo tutti e tre in silenzio per un attimo,
quindi mutammo argomento. Ma mi
accorsi che Margherita era rimasta pensierosa,
quasi preoccupata. Lo stesso accadeva a me.
Una idea si insinuava nel mio spirito, una idea
che cercavo di respingere come folle, inverosimile.
Mentre accompagnavo, un po' pi tardi, la
signora Cordier alla sua vettura, le domandai
a mezza voce:
Anche lei, come Amde,  del parere che
la morte di Marie-Claude non sia dovuta a causa
naturale?
Mi guard con occhi pieni di angoscia.
Non so... non oso pensare. Ma il dottor
Hilier ha la stessa idea. Mi ha detto infatti:
Dovrebbe chiedere l'autopsia.
E allora chi...
S, chi dunque?
Queste parole le uscirono soffocate, quasi
trattenute dalle labbra tremanti.
Continu a guardarmi, e compresi che avevamo
pensato la stessa cosa.
Senza aggiungere altro, ci stringemmo la
mano; quindi andai a raggiungere Margherita.
Si era rimessa al lavoro, interrotto dalla visita
della signora Cordier; ma non parlammo della
morte di Marie-Claude.
Pochi giorni dopo, tornando da Parigi dove
mi ero recato per consultare dei documenti alla
Biblioteca Nazionale, incontrai in treno il tenente
de Pamers, mio amico, che veniva a trascorrere
qualche giorno di permesso in famiglia,
a Versailles. Era stato testimone alle mie
nozze, ed era stato in coppia con Valentine. Mi
parl di un concerto al quale aveva partecipato
la sera avanti nella capitale, e disse:
Sai che ho visto tua cognata? Era in
compagnia di quel giovanotto elegante che le
 stato assiduamente accanto il giorno del tuo
matrimonio... Brzennes, credo.
Ah, Brzennes!  gi tornato dal Sud?
Lui e la sorella erano stati chiamati presso il
nonno morente, una quindicina di giorni fa.
Era proprio lui. Aveva molte attenzioni
per lei. Evidentemente non  una ragazza comune.
Non  bella, ma  pi che bella.  tutta
intelligenza e volont. Mi  parsa molto interessante
il giorno del tuo matrimonio.
Ancora una volta constatai che Valentine poteva
piacere, o almeno interessare vivamente
uomini di temperamento assai diverso, come lo
erano Pamers e Brzennes.
Quanto a quest'ultimo, cominciavo a credere
che si fosse lasciato prendere al laccio amoroso
tesogli abilmente da Valentine. Ne ebbi la
conferma qualche giorno dopo dalla stessa Gilberte.
Era venuta a colazione da noi, e mi ero accorto
che aveva una espressione assai preoccupata.
Margherita e io le domandammo notizie
del fratello, e ci rispose brevemente: Lui sta
bene, poi, dopo una breve pausa, soggiunse:
Credo si stia innamorando di Valentine,
figuratevi, cari amici.
Ma Gilberte, che dici mai? esclam
Margherita.
Guardava l'amica con stupore misto a indignazione.
Non pu avere gi dimenticato Marie-Claude...
e poi, Valentine... come potrebbe amarla,
cos diversa da lui in tutto... l'opposto di
Marie-Claude? Deve essere una tua fantasia, Gilberte.
Credo di no, purtroppo! Si vedono spesso,
vanno insieme a teatro e ai concerti; a proposito,
ne ha fatto un elogio, che denota la sua
ammirazione per lei, non soltanto dal punto di
vista intellettuale, ma anche come donna. Ieri
mi ha detto: Non capisco come la possono trovare
addirittura brutta! A dire il vero, ci sono
ben poche donne graziose che possono vantarsi
di possedere il suo fascino.
 un po' esagerato, dissi io. Tuttavia
ammetto che abbia un suo fascino, e che
il suo amore per Jacques contribuisca ad aumentarlo
agli occhi di lui.
Il suo amore per Jacques? ripet Gilberte.
Mi guard, visibilmente incredula.
Crede davvero che lo ami?
S. Marie-Claude vedeva giusto. Valentine
ha tutti i segni di una donna profondamente innamorata.
Narrai su cosa fondavo la mia opinione.
Parve stordita e addirittura spaventata
quando mi sent dire quelle parole, che riecheggiavano
l'impressione provata dopo aver udito
cantare Valentine.
Ma sa che  inquietante una donna cos,
che ha saputo dissimulare per tanto tempo la
sua vera natura? Deve manovrare Jacques per
condurlo dove vuole lei. Povero Jacques, che
sciocchezza sta per fare. Dubito possa essere felice
con una donna che ha il carattere di Valentine.
Oltre tutto  anche atea, o pretende di esserlo.
A dire il vero sono perplessa, e anche
preoccupata, amici, e pi ancora dopo che
mi avete messo in mente che Valentine possa
essere innamorata di lui.
Facemmo il possibile per tranquillizzarla,
obiettando che suo fratello, forse, si limitava ad
ammirare le doti intellettuali, le capacit professionali
di Valentine, e al tempo stesso trovava
in lei un certo fascino fisico, senza per questo
sognare di sposarla. Ci lasci poco convinta, lo
vedemmo bene. Quando fui solo con Margherita,
ci guardammo entrambi con inquietudine,
e dissi:
Sono del parere che far quella sciocchezza.
Lo penso anche io. Bench Valentine sia
mia sorella, non perdoner mai a Jacques di
lasciarsi prendere al laccio, appena qualche mese
dopo la morte di Marie-Claude.
 un debole, anche sua sorella  di questo
parere... E Valentine  terribilmente forte, temo.
Oh, Valentine! mormor Margherita.
Parve improvvisamente assorta nei suoi pensieri. Stette un attimo in silenzio, con gli occhi fissi al suolo, poi mormor: Valentine... questa sconosciuta... Bernard, talvolta mi fa paura.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
All'inizio di aprile, Valentine annunzi alla madre che si era fidanzata con Jacques Brzennes.
La signora Rambel, alla quale non avevamo detto nulla delle nostre supposizioni, si mostr sorpresa e molto soddisfatta, perch ai suoi occhi era un bel matrimonio. Si meravigli della freddezza con la quale la figlia minore aveva accolto la notizia e, dopo che Margherita le ebbe chiarite le sue ragioni, la tacci di esagerato sentimentalismo.
Marie-Claude, l dove si trova adesso, pu solo gioire vedendo Jacques consolato, soggiunse la madre. Quanto a te, dovresti essere orgogliosa e felice che tua sorella diventi la moglie di quell'uomo affascinante, stimato, e finanziariamente a posto.
No, non mi rallegro affatto, replic Margherita perch con il carattere diverso che hanno, sar un matrimonio infelice.
Ci recammo subito a far visita a Gilberte, che era costernata. Suo fratello non voleva dare ascolto a nessuna delle sue osservazioni sul carattere di Valentine, sul suo ateismo. Diceva era soltanto un atteggiamento, che si sarebbe modificato alla scuola della vita.
Il mio povero Jacques  ammaliato da Valentine, disse, con le lacrime agli occhi.
Ah, come rimpiango sempre pi la cara Marie-Claude!
Valentine suscita in me dei timori;  cos misteriosa!
Eravamo dello stesso parere anche noi, ma evitammo di dirlo, per non aumentare la sua inquietudine.
Una lettera di Paul a Margherita, in risposta alla notizia che gli aveva comunicato, conferm che anche lui era stupito e non approvava quel matrimonio.
Jacques  un grande idiota, scriveva schiettamente, e non avrei riguardo a dirglielo
in faccia. Valentine  l'ultima donna al mondo sulla quale dovrebbe cadere la sua scelta. Se
lei lo ama, come tu e Bernard ritenete, tanto peggio, perch sar il suo prigioniero, un povero
fantoccio nelle mani di una donna che, in cuor suo, lo disprezzer per la sua debolezza, la sua
inferiorit intellettuale rispetto a lei, cos ben dotata, lo ammetto. Infine, come tu stessa dici,
Margherita, trovo che ha dimenticato troppo presto la povera Marie-Claude. Tutto questo non aumenta certo la mia stima di Brzennes.
Il matrimonio era fissato per il 20 aprile,
subito dopo Pasqua. Doveva essere celebrato
nella pi stretta intimit. Subito dopo i due
sposi sarebbero partiti per la Norvegia, dove
contavano di trascorrere tre settimane. Gilberte
sarebbe tornata a Corrze, come era abituata
a fare tutti gli anni, in quel periodo.
Valentine, nelle rare occasioni in cui la vedevamo,
quasi sempre in casa della madre, si
mostrava sempre la stessa, n pareva accorgersi
che noi due, sua sorella e io, non esprimevamo
alcuna soddisfazione per il suo matrimonio. In
presenza di Jacques si mostrava la pi fredda
delle fidanzate; lui, al contrario, pareva felice
e sinceramente innamorato.
Margherita si sforzava di non fargli capire
la sua disapprovazione e il suo dolore. Ma la
sua affettuosa amicizia per lui aveva subito un
duro colpo, di cui non si accorse soltanto perch,
in quei momenti, era assorto in altre preoccupazioni.
Una diecina di giorni prima della data fissata
per il matrimonio, mi giunse un biglietto di
Gilberte, che diceva:
Mio caro amico,
ho assolutamente bisogno di parlarle, senza
che Margherita lo sappia. Trovi il pretesto per
venire a Parigi. Ho delle cose molto importanti
da comunicarle.
Poich il portalettere mi aveva consegnato
personalmente il biglietto, nella mia stanza di
lavoro, a pianterreno, potei facilmente tenere
celato questo appello, che doveva sicuramente
riguardare il matrimonio di Jacques e di Valentine.
Mi fu facile trovare il pretesto, perch
il lavoro al quale mi stavo dedicando mi obbligava
a recarmi sovente a consultare dei documenti
alla Biblioteca Nazionale.
Presi il treno delle quattordici; Margherita
mi aveva pregato di lasciarle libera l'auto, perch
doveva recarsi a Saint-Germain con mia madre,
che la voleva presentare a una sua amica
inferma.
Trovai Gilberte nella stanza grande, con pareti
grigio chiaro, che le serviva da salotto e
da studio. Mi colp subito l'agitazione che traspariva
dal suo volto. Tese la mano, e mi disse
senza preamboli:
Bernard, ho appena fatto una scoperta...
Giudicher lei della sua gravit...
Mentre mi sedevo, and a prendere, da un
cassetto della sua scrivania, un quaderno ingiallito.
... Ho trovato questo tra le ultime carte
e libri che non avevo ancora esaminato, nel
mucchio che avevo acquistato a Uzerche. L'autore
di questi appunti  sconosciuto. Deve essere
stato molto tenace, abile e paziente, per
arrivare allo scopo, senza timore dei pericoli
ai quali si esponeva. Quanto all'epoca, penso si
tratti del periodo verso la fine del diciottesimo secolo...
Ma ecco, legga...
Afferrai il quaderno, assai sottile, senza copertina.
In alto lessi queste parole, scritte a
caratteri ben evidenti, nonostante l'inchiostro
sbiadito: Stregoneria ereditaria.
E pi in basso:
Tutti i miei sospetti hanno avuto conferma.
Sono riuscito finalmente a far parlare qualcuno
che sapeva. Questo uomo  sul punto di morire,
e non teme pi la vendetta dei demoni che
l'hanno fatto tanto soffrire.  della loro stirpe,
e ha potuto penetrare qualcuno dei loro segreti.
Su mia richiesta li ha svelati, avvertendomi
che, se avessi tentato di oppormi alla malvagit
di quegli esseri infernali, avrei cozzato
contro una potenza in grado di stritolarmi. Ma
non me ne importa; voglio ugualmente trascrivere
qui ci che ho appreso sul conto della famiglia
Karige.
Ebbi un sussulto, e interruppi la lettura.
La famiglia Karige?
S, mormor Gilberte continui.
Pare che un lontano antenato di questa
famiglia si sia donato a Satana, anima e corpo,
lui e la sua discendenza. In cambio, chiedeva
all'arcangelo decaduto di farlo partecipe di qualcuno
dei suoi doni preternaturali, che tuttora
conserva questo spirito ribelle. Da quell'epoca
quel potere singolare si trasmette a ogni generazione,
senza distinzione di sesso, in uno o
l'altro ramo di questa famiglia.
Ispirano un misterioso terrore perch, anche
se talvolta guariscono il loro prossimo, pi
spesso si servono di questo potere demoniaco
per degli scopi malvagi e criminali. La loro dimora,
la Hulottire, situata in un luogo sinistro,
gode di una spaventosa riputazione. In
quelle cavit, tra la spaccatura della roccia, si
sarebbero perpetrati dei misfatti spaventosi:
messe nere, sacrifici di bambini, e altre abominazioni
e sacrilegi, che non posso riferire.
Nei dintorni nessuno osa far parola, neppure
gli stessi familiari. Indovinano i pensieri
della gente, pensano i vicini, e si vendicano
senza piet di quanti sono loro sgraditi. Con
le malie e i sortilegi, in cui sono maestri, fanno
morire a distanza quanti vogliono. Satana ha
rivelato loro i segreti dei filtri mortali, con i
quali uccidono senza lasciare traccia. La morte
delle vittime viene attribuita a congestione o a
paralisi cardiaca...
Man mano che proseguivo nella lettura, lo
stupore iniziale si mutava in paura, mista a un
misterioso orrore. Ma quando lessi questa ultima
frase, le mie mani presero a tremare e,
per poco, il quaderno non mi sfugg. Una atroce
visione mi si parava davanti agli occhi. Guardai
Gilberte: appoggiava la fronte contro la mano,
che le celava gli occhi. Mi accorsi che era molto
pallida, e stringeva nervosamente le labbra.
Sforzandomi di contenere la mia emozione,
continuai a leggere:
Si arricchiscono facendo pressioni sui vicini,
grazie al terrore che ispirano. I loro raccolti
e il bestiame sono i migliori della contrada,
grazie alla protezione del Maledetto, cos
si dice, e la loro avarizia contribuisce ad aumentare
i loro beni. Hanno potere sull'altrui volont,
e di questo si valgono per commettere
mille iniquit.
Quanti dei loro, sui quali Satana non ha
impresso il suo terribile sigillo, conoscono per
primi l'orrore di questo giogo, di questo strano
dominio, che inaridisce l'anima e il cuore. Vivendo
costantemente vicino a loro, queste povere
creature diventano degli automi, e perdono
in qualche modo la loro personalit. Tuttavia,
tra questi servitori di Satana, qualcuno  riuscito
a liberarsi dal giogo infernale, perch
Colui che  la misericordia,  venuto a salvare
quanti gridano a lui dal fondo dell'abisso. Sono
fuggiti, infrangendo i lacci che li tenevano avvinti,
e hanno espiato con la penitenza i crimini
della loro stirpe.
Ma gli altri si gloriano del dono maledetto,
continuando le loro abominevoli pratiche, rimaste
segrete, giacch nessuno ha mai osato denunciarli.
Induriti nel male, muoiono senza pentimento,
essendo gi preda consenziente del
capo che hanno servito per tutta la vita.
Lo scritto dello sconosciuto finiva l.
Sollevai lo sguardo e incontrai quello di Gilberte,
nel quale lessi una angosciosa domanda.
Ebbene? mi disse.
La sua voce era tremante.
L'impressione di orrore che perdurava in me,
mi agghiacciava l'anima. Le labbra, aride, a stento
si aprirono per mormorare:
...  una cosa terribile!
S.
Un lungo silenzio, molto lungo. Poi il sussurro
di Gilberte:
Lei crede che...?
Accennai di s con la testa.
Il signor Ambroise?
Lui... o...
Mut espressione. Con gesto di angoscia si
strinse le mani contro il petto.
Lei? Oh, Bernard!
L'uno o l'altra... pu darsi entrambi. Lei
 la sua preferita indubbiamente perch segnata
da quello che l'autore del documento chiama
il sigillo di Satana. Ha ereditato, con molta
probabilit, quella abilit in psichiatria, e quel
potere di suggestione che pu ben attribuirsi alla
possessione diabolica. Lui per tenere in famiglia
la ricchezza di Marie-Claude, lei per togliere di
mezzo colei che Jacques amava...
Gilberte emise una specie di gemito.
Oh, no, no! Siamo pazzi, Bernard! Siamo
andati fuori strada!
Ah, come vorrei che fosse cos! Perch
anche io appartengo a quella stirpe, anche io...
Ma altrimenti ci sono delle cose inspiegabili!
Quella povera infelice Madeleine Teilhac... Ricorda
ci che ha scritto su quel diario? Gliene
ho parlato, laggi.
S.
E Trimouzou... E soprattutto la morte di Marie-Claude...
Non  possibile! Non  possibile! Ma, dal suo accento e dal suo sguardo, mi accorsi che anche lei non aveva dubbi, come me.
Si trasmettono attraverso le generazioni i
loro malvagi segreti. Se ne servono per assecondare
le loro passioni, per arricchire, per vendicarsi.
Lei... lei lo avrebbe fatto...? Ma allora,
Jacques? Non deve sposarla! Sarebbe abominevole.
Abominevole, infatti. Questo matrimonio
non deve aver luogo.
Voglio mostrare questo quaderno a Jacques.
Romper immediatamente il fidanzamento...
Sia benedetto il Signore che mi ha permesso
di scoprire questa faccenda prima che sia troppo
tardi!
E... quei criminali? Gilberte, li denunceremo?
Giunse le mani. I suoi occhi erano pieni di
lacrime.
Denunciare la sorella di Margherita? E poi,
Quale prove addurrei? Il Quaderno? Direbbero-
 una storia che non sta n in cielo n in terra,
inventata da qualche mente esaltata. Il signor
Ambroise gode molta considerazione nella contrada,
e Valentine  molto stimata nella sua professione.
E in fondo, cosa abbiamo in mano? Dei
sospetti... abbastanza forti da poter costituire
una quasi certezza, ma troppo labili agli occhi
della giustizia.
Infatti, si deve accusare formalmente solo
se non ci sono dubbi. Ricorda l'ultima sera di
Marie-Claude? Sembrava si compiacesse a sfidare
la cugina, a provocarne la gelosia, che aveva
intuita. Pu darsi questo abbia contribuito a far
cadere le ultime esitazioni, l'ultimo scrupolo che
tratteneva la criminale.
Pu darsi, ammise Gilberte.
Restammo per un momento in silenzio, sotto
il peso del medesimo scoramento. Dicevo tra me:
Non voglio che Margherita venga a sapere qualcosa
di questa faccenda. Sua sorella! quella miserabile
Valentine!.
Gilberte disse, con un sospiro di angoscia:
Far vedere questo scritto a Jacques, appena
rientra. Sar necessario che vada altrove,
ma segretamente, perch lei sarebbe in grado di
perseguitarlo, di corrergli dietro, visto che lo
ama al punto di trasformarsi in assassina, per amor suo.
Accennai di s con il capo, senza osare riferirle una idea che mi era venuta improvvisamente, e cio che suo fratello poteva anche non tirare le sue stesse conclusioni dallo scritto che tra poco avrebbe letto.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Credo che, nonostante tutti i miei sforzi per
mostrare il volto abituale, Margherita indovin
ugualmente che dovevo avere delle gravi preoccupazioni.
Ma era una di quelle anime delicate
che, sempre pronta ad accogliere con tenera comprensione
le confidenze dei vicini, sa attendere
l'ora in cui si andr da lei a cercare aiuto e consiglio.
Mi sentivo come oppresso da un incubo. Non
avendo pi sotto gli occhi quelle paginette ingiallite,
accusatrici della mia stirpe, mi domandavo
se non si trattava davvero, come aveva
detto Gilberte, di una storia che non stava n
in cielo n in terra, una fantasiosa leggenda
uscita dal fondo dei secoli. Stregoneria, magia
nera... quei Karige di altri tempi potevano averlo fatto.
Ma non erano i soli, soprattutto nelle campagne del Limousin.
Era anche possibile che quel contatto con le
potenze occulte, fosse arrivato talvolta anche al
crimine. Devono anche aver avuto dei concorrenti,
particolarmente in quel secolo diciottesimo, nel
quale streghe e avvelenatori sovente erano pi
di uno in ogni paese. Ma da l a credere che un
potere misterioso, emanato dall'inferno si sia potuto
trasmettere a taluni di loro... a credere cio
che lo zio, Valentine, Pascal, attuale proprietario
della Hulottire abbiano in s questa terribile
eredit,  ben altra cosa.
Tuttavia...
Il mio bisavolo, Jean-Jacques, aveva rotto le
relazioni con i parenti di Corrze. Perch? Questioni
di interesse, aveva detto lo zio Ambroise.
Non ci potevano essere altre ragioni? E lo zio
Julien? Era anche lui contrassegnato dal sigillo
di Satana? Non ha forse tentato di liberarsene
con la fuga, la vita avventurosa, e infine con la
espiazione?
Mi veniva alla mente la frase con la quale il
missionario terminava la lettera:  morto con
sentimenti di profondo pentimento per i suoi errori,
offrendo la sua povera esistenza al Signore,
perch quelli della sua famiglia fossero liberati.
Rivedevo la zia Eugenia, indifferente a tutto,
quasi non provasse pi alcun sentimento di gioia,
n di dolore. E la madre di Pascal, cos strana
con quel suo distacco gelido.
L'orrore di quel giogo, di quello strano possesso
che inaridisce l'anima e il cuore. Le parole
del vecchio quaderno mi tornavano alla
mente, pensando a quelle due donne. Ecco il
martirio, che la sfortunata Madeleine de Teilhac
aveva conosciuto.
Trascorsi una notte insonne, ripensando a
tutte quelle cose, strane e terribili. Con Gilberte
avevo fissato di ritrovarci in mattinata a Versailles,
verso le undici, sulla terrazza del castello.
Quando arrivai, lei c'era gi. Vedendomi si avvicin:
era sconvolta. Mi afferr la mano e la
strinse nervosamente.
Ah, caro amico! sa che Jacques non ha
voluto darmi ascolto? Dice che le parole del quaderno
sono tutte sciocchezze...
Lo temevo.
Dice siamo pazzi, e che  odioso farsi venire
certe idee per il cervello. Se lo avesse sentito
protestare e prendere le difese di Valentine!...
Davvero, lo ha stregato, Bernard!
Pu darsi che ci sia qualcosa del genere,
se per stregoneria intendiamo un potere di suggestione
particolarmente potente, esercitato su
una volont assai debole.
Ma allora, che fare? Sarebbe troppo spaventoso
se sposasse lei, che ha ucciso Marie-
Claude! Bernard, non lo possiamo permettere!
Purtroppo, temo siamo completamente impotenti!
Dal momento che suo fratello non vuol
credere...
Ma  necessario parlare a Valentine...
dirle che sappiamo...
Il suo volto si contrasse sotto lo sforzo della
emozione. Aveva gli occhi febbricitanti.
... S,  necessario almeno sappia che conosciamo
l'autore di quella morte!
Sar difficile poterla accusare formalmente.
Ricordi, Gilberte, abbiamo soltanto dei sospetti,
anche se molto forti, che spiegano la fine
di Marie-Claude, altrimenti inesplicabile, per ammissione
dello stesso medico. Comunque, possiamo
mostrarle quel quadernetto e osservare la
sua reazione... anche se, con il temperamento
che ha, sar difficile ricavare qualcosa da quel
confronto.
Non ha importanza, bisogna provare ugualmente!
esclam Gilberte, decisa. Andremo
a trovarla, questa Valentine, e la obbligher a rinunziare
a mio fratello, di cui ha ucciso la fidanzata!
Non riconoscevo pi, in lei, la Gilberte cos
misurata, che avevo conosciuta fino a quel momento.
L'indignazione la trasformava, facendole
perdere tutto il sangue freddo. Trattandosi di
Valentine, non sapeva contenersi. Glielo feci capire
con discrezione.
... S, amico mio,  vero, pensando a Marie-Claude
e a Jacques, non so cosa non farei a
quella figlia del diavolo!
Le chiesi di preparare una copia del documento,
che il giorno dopo sarei andato a ritirare
a casa sua, prima di recarmi da Valentine. Poi
ci separammo, dopo una lunga stretta di mano.
La osservai mentre si allontanava, in quella grigia
giornata di aprile. Poi scesi i gradini e camminai
tra le aiuole, adorne di fiori primaverili,
e lungo i sentieri sulle cui prode riappariva il
verde tenero delle piante.
Una profonda angoscia mi stringeva il cuore.
Tornai con il pensiero alla Hulottire, la lugubre
dimora degli antenati; rividi i due cuori trafitti,
infissi sull'architrave di pietra grigia. Era vero
che in quella casa si erano compiute le pi abominevoli
pratiche di magia nera? Si doveva credere
che l'impronta satanica fosse visibile in
quella stirpe, terribile eredit, passata di generazione
in generazione, con i misteriosi poteri
trasmessi dall'arcangelo maledetto all'antenato,
che si era dato a lui anima e corpo?
Che ne sappiamo, noi, di tutte queste cose,
della misteriosa capacit di fare del male che
assedia l'uomo, spirito immortale e carne destinata
a perire, e lo contendono alla Misericordia
e all'Amore?
Margherita, Paul, Marie-Claude, creature leali,
nobili, trasparenti... e quella Valentine, misteriosa
e forse criminale, che il giorno dopo
avrei dovuto affrontare per tentare di smascherare:
erano del medesimo sangue. Per quale
strano destino soltanto Valentine, in quella generazione,
continuava il lignaggio degli Karige,
dediti alla stregoneria, al sortilegio e forse anche
agli assassini?
Le avevo chiesto per telefono appuntamento
per un colloquio. Quando entrai nel suo studio,
la trovai seduta al tavolo di lavoro, intenta a
prendere delle note da un volume aperto davanti
a s. Dopo averlo chiuso, mi tese la mano, domandando:
Che ce di nuovo, Bernard?
Vengo a mostrarti la scoperta che ha fatto
Gilberte.
Ah, sentiamo!
Non c'era alcuna curiosit nel tono della voce.
Mi ero seduto su una sedia posta all'altro
lato del tavolo, come un cliente. Mentre estraevo
il plico, spiegai:
Sono delle vecchie carte rinvenute a Uzerche,
Gilberte ce ne aveva parlato, e vi ha trovato
delle cose curiose... che ci riguardano.
A che proposito?
Senza rispondere estrassi la copia fatta da
Gilberte, e gliela porsi.
L'originale  un vecchio quaderno ingiallito,
e l'autore di queste annotazioni  sconosciuto,
dissi.
Mentre leggeva, la osservavo attentamente.
La luce del crepuscolo che filtrava dalla finestra
aperta, insieme con l'aria fresca, la illuminava
di lato. Indossava un vestito elegante di lana
leggera, azzurro marino, ornato di un crespo
bianco al colletto. I capelli neri, di solito opachi,
avevano avuto l'abile tocco di un parrucchiere,
perch ora le cadevano in splendidi riccioli sul
collo, di cui celavano l'eccessiva magrezza.
Mentre leggeva teneva gli occhi abbassati; osservavo
attentamente la sua espressione. Non
mi accorsi di nulla, salvo che per alcuni secondi
le sue labbra si contrassero, con un impercettibile
nervosismo.
Terminata la lettura, sollev gli occhi e mi
guard. Non tradiva la minima emozione. Avevo
davanti a me la Valentine di sempre, con la solita
voce profonda, un po' bassa, calma e dura.
A che scopo mi porti queste elucubrazioni
di un cervello malato?
Perch volevo il tuo parere. Valentine, ci
sono fatti molto sconcertanti nella nostra famiglia,
per parlare solo della morte di Marie-Claude,
inspiegabile per tutti, e in particolare per
il suo medico...
Rimase impassibile. Sulla sua bocca era apparso
un lieve sorriso sardonico.
Pensi forse sia stata uccisa da uno di
quei filtri diabolici di cui parla il tuo autore?
Non ti credevo cos ingenuo, caro!
Non credo sia una ingenuit scoprire certe
coincidenze.
Quali?
Questa, per esempio: lo zio voleva che i
beni di Marie-Claude restassero in famiglia, lo
dimostra lo strano progetto di maritarla con
Pascal...
E pensi sia stato lui a ucciderla?
Penso che ne abbia almeno suggerito a
qualcuno l'idea.
A chi?
Che sangue freddo possedeva Valentine! Mi
guardava con indifferenza addirittura glaciale,
mentre le sue belle mani, dalle unghie smaltate
di rosa brillante, arrotolavano dolcemente il quadernetto
scritto da Gilberte.
Risposi con lentezza:
Ma... pu darsi a una persona interessata
a quella morte. Stavolta non si sarebbe trattato
di un interesse pecuniario. Pensa, Valentine, che
la giustizia indagherebbe anzitutto su chi poteva
trarre profitto da quel crimine, se una persona,
la signora Cordier, per esempio, che ha dei sospetti,
la mettesse su questa pista...
Ebbene?
Ebbene, si scoprirebbe che stai per sposare
il fidanzato di Marie-Claude, e che costei ti
aveva sospettato di tramare per distoglierlo
da lei.
In altre parole tu, e molto probabilmente
Gilberte, sospettate che sia stata io a usare dei
filtri mortali per sopprimere Marie-Claude.
 cos?
Se fino a quel momento avevo ancora qualche
dubbio, svan del tutto vedendo la strana
luce del suo sguardo, e la sfida quasi cinica del
suo accento.
Mi alzai con movimento brusco, e replicai
con durezza:
Ne abbiamo quasi la certezza, te lo dico
francamente.
E ne avete parlato a Jacques?
Era nostro dovere.
Naturalmente. E cosa ha risposto, Jacques?
Un odioso e sarcastico sorriso apparve sulle
labbra imbellettate!
Jacques non pu credere ancora a una
cosa del genere. Ma quando ci avr riflettuto...
Valentine mi interruppe, con accento gelido:
Non rifletter. Mi ama come mai ha amato
Marie-Claude. N domani n pi tardi dar credito
alle vostre storielle.
Si alz con un movimento lento che denotava
tutta la sua padronanza di s. Il volto, in
quel momento, aveva la durezza del marmo. Aveva
costantemente evitato il mio sguardo, che
forse l'accusava pi delle mie stesse parole.
Vorrei fossero delle storielle, Valentine, e
non voglio credere che la sorella di Margherita
compia il brutto gesto di sposarsi in queste condizioni.
Tranquillizzati, la mia coscienza  in
pace.
La sbalorditiva calma e l'audace fermezza di
questa affermazione, mi lasciarono senza parola.
Valentine mi porse il quadernetto arrotolato, con
gesto risoluto.
Riprenditi questi fogli, non so che farne.
Bruciali, non meritano altro.
Ci che vi  contenuto non sparir mai
dalla nostra memoria, Valentine.
Mentre stavo per ritirarmi i nostri sguardi
si scontrarono. Ebbi un fremito: nei suoi occhi
torbidi, nel ghigno delle sue labbra troppo rosse,
vidi riflessa l'impronta di un altro, dell'Essere
maledetto, di cui quell'orgogliosa Valentine era la docile schiava.
Mi convinsi che l'autore delle righe affidate al quadernetto ingiallito, diceva il vero.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
I dodici giorni che mancavano al matrimonio
di Valentine, furono particolarmente penosi per
Gilberte e per me, tanto pi che dovevamo nascondere
a tutti la nostra angoscia. Per lei, soprattutto,
che aveva cercato ancora una volta di
persuadere il fratello, ma si era urtata contro
l'ostinazione pi irremovibile, e aveva provocato
una collera che aveva fatto pronunciare a quell'uomo,
finora teneramente affezionato alla sorella,
parole ingiuste e addirittura crudeli.
Non lo riconosco pi! diceva Gilberte,
piangendo.  lei certamente, che parla per bocca sua.
Avevamo discusso se fosse il caso di raccontare
tutto a Paul. Mia madre, alla quale avevo
confidato i nostri tormenti, fu per del parere
che era preferibile lasciarlo nell'ignoranza.
A che scopo dargli questo dolore? Non potr
nulla sull'animo del signor Brzennes, in
completa balia di quella donna. E non potr
far nulla neppure alla sorella di lui.
Rividi Valentine soltanto il giorno delle nozze
in municipio. Gilberte, pallida e tesa, non le rivolgeva
neppure la parola, e io facevo altrettanto.
Il nostro atteggiamento non stupiva n
Margherita n Paul, perch conoscevano la nostra
opinione, condivisa anche da loro, sulla strana
scelta compiuta da Jacques, e sull'oblio troppo
repentino della prima fidanzata, dopo la disperazione
dei primi giorni.
Quanto a Valentine, la sua impassibilit non
si sment un solo istante, n quel giorno, n
quello seguente. Aveva voluto che il matrimonio
religioso fosse celebrato in una cappella, senza
altri invitati che i testimoni e i pi stretti parenti.
Aveva rifiutato il tradizionale vestito bianco, scegliendo
un abito color paglia, confezionato da
una abile sarta, che le donava molto. Aveva un
atteggiamento corretto, ma lasciava capire che
non attribuiva nessuna importanza al rito religioso.
Quanto a Jacques, pareva la personificazione
della felicit. Mi si stringeva il cuore ogni volta
che gettava uno sguardo carico di amore a Valentine,
dopo la cerimonia, quando ci trovammo
riuniti al ristorante per il pranzo di nozze. Diceva
forse la verit quando dichiarava, con accento
di orgogliosa certezza: Mi ama come non
ha mai amato Marie-Claude.
Gilberte, sempre pallida e triste, non tocc
i cibi che le furono presentati. Nemmeno Margherita
e Paul fecero molto onore al pranzo. Quest'ultimo
mi confid che non aveva cessato di
pensare a colei che avrebbe dovuto trovarsi al
posto di Valentine. E soggiunse:
Mi domando se questo ricordo  affiorato
alla mente di Jacques, durante la cerimonia. Dall'aria
beata che ostentava, non si direbbe. Che
strano ragazzo! Pareva rapito in contemplazione
davanti a Valentine. Chi avrebbe mai creduto
fosse capace di destare una simile passione? Mia
sorella  un vero enigma.
S, un temibile enigma, avrebbe detto il povero
Paul, se avesse conosciuto tutto il dramma.
Dopo il pranzo gli sposi si ritirarono. In serata,
al momento della partenza per la Norvegia,
Jacques sfior con un bacio le guance esangui
della sorella. Gilberte e Valentine si scambiarono
la parvenza di una stretta di mano, le
loro dita si toccarono appena.
Lo stesso fu per me. Durante tutto quel giorno
non avevo scambiato una parola con quella
che ora si chiamava signora Brzennes. Margherita
se ne accorse, ma non disse nulla al riguardo.
Gilberte part qualche giorno dopo per le
Bourdettes. La vigilia della partenza venne a
colazione da noi. Si sforzava di riprendere il tono
abituale della voce, nonostante apparisse visibilmente
preoccupata. Ma tutte le volte che si parlava
di Jacques, le sue labbra tremavano, e gli
occhi si gonfiavano di lacrime.
Ora dovr occuparmi di tutto, nelle nostre
propriet, disse Jacques sar sempre pi
assente, con Valentine, trattenuta a Parigi per
la sua professione.
A meno che un giorno non vadano pi
d'accordo, e non mi stupirebbe affatto, con il
temperamento di Valentine.
Margherita aveva fatto questa riflessione.
Gilberte scosse la testa, mentre dal suo volto traspariva
una persistente tristezza.
Il temperamento di Valentine... .
mormor Gilberte. Cosa ne sappiamo, noi, cara
Margherita? Gli ha gi fatto dimenticare del tutto
Marie-Claude!
Ah, questo poi! esclam Margherita.
Compresi che non aveva completato il suo
pensiero, per delicatezza verso Gilberte. Ma conoscevo
i suoi sentimenti per l'amico d'infanzia,
che aveva cos dolorosamente deluso il suo cuore,
teneramente affezionato a Marie-Claude.
Quanto a me, che avevo avuto la rivelazione
di una Valentine pi temibile di quanto si potesse
supporre, misteriosamente forte e pericolosa,
compiangevo pi ancora Brzennes. Non lo
biasimavo perch capivo che in quel momento
subiva il dominio di lei, troppo forte per la sua
volont impreparata alla lotta, indebolita dall'abitudine
a tutti i piaceri della vita. Aveva anche
lui un cuore arido, oppure aveva subita la
perdita della personalit, come ne avevo avuto
l'esempio alla Hulottire e alle Rocce Nere?
Il matrimonio di Valentine aveva avuto l'approvazione
incondizionata dello zio. Egli assaporava
la vendetta contro la giovane defunta, che
aveva rese vane le manovre della sua criminale
rapacit. Non potevo sopportare l'idea di ritrovarmi
in sua presenza. L'antipatia che avevo provato
verso di lui fin dal primo istante, si era
mutata in vera ripugnanza. Mi domandavo come
avrei potuto evitare l'annuale soggiorno alle
Rocce Nere, soprattutto perch non potevo dare
spiegazioni a Margherita.
In giugno ci recammo a Orlans per il matrimonio
di Monica. Aveva sposato uno sbarbatello,
con molte pretese, il cui padre possedeva
una fabbrica di giocattoli nei pressi di Chteauroux.
Con mia grande soddisfazione, Valentine e
Jacques non erano presenti alle nozze. Indubbiamente
ritenevano sufficiente il bel regalo inviato.
Non li avevo pi rivisti dopo il matrimonio,
perch non erano venuti a casa nostra, e la
stessa signora Rambel pot vederli appena un
paio di volte in un mese.
Valentine si era fatta una buona clientela, e
stava cambiando appartamento per uno pi grande,
in rue de Lige. Si diceva che otteneva dei
risultati sorprendenti nella sua professione. Di
Jacques sapemmo soltanto che aveva scritto alla
sorella per darle delle istruzioni circa la propriet.
Lettere molto insignificanti! diceva Gilberte,
nella corrispondenza che scambiava con
Margherita.
Sembrava felice, e credo sia un matrimonio
ben riuscito, dichiarava mia suocera, quando
Margherita accennava a Jacques.
Al ritorno da Orlans, Margherita si sent
molto stanca, a motivo della imminente maternit.
Avendo il medico sconsigliato ogni viaggio,
ebbi il motivo che cercavo per evitare il soggiorno
alle Rocce Nere.
Alla fine di luglio, scrisse allo zio, esprimendogli
il suo dispiacere; del resto quella dimora,
che le ricordava la fine di Marie-Claude, le sarebbe
parsa troppo triste.
Ci rallegrammo alla prospettiva di trascorrere
in pace l'estate a Versailles, con mia madre,
che si mostrava sempre pi piena di attenzioni
per Margherita. Ma dovevo trovarmi ancora
una volta alla presenza dello zio. A met agosto
ricevemmo da mia suocera, che si trovava alle
Rocce Nere, un telegramma nel quale annunziava
che, in seguito a un incidente, stava peggiorando
al punto che gli restavano solo poche
ore di vita.
Dovetti partire. Rifeci il tragitto dell'anno
prima e, come allora, arrivai in mattinata in
vista delle rocce scure, tra le quali entrai con la
mia vettura. Pi mi avvicinavo, pi sentivo un
peso al cuore, e quando giunsi davanti al cortile
del castello, evocai con maggiore intensit
l'immagine della ragazza con l'abito dai fiori di
fiamma, piena di vita, l'esuberante Marie-Claude,
che per prima mi era apparsa sulla soglia.
Al suo posto vidi accorrere Monica, vestita
di rosa violaceo, che mi accolse con sincere manifestazioni
di amicizia.
E lo zio, come sta? domandai.
 morto ieri sera. Ero presente e...
Monica mi afferr il braccio, mentre il suo
volto assumeva una espressione piena di angoscia.
Il signor Priore stava per arrivare. La zia
Jeanne l'aveva mandato a chiamare la mattina,
ma era andato a visitare degli ammalati, lontano
dalla chiesa, e non era potuto venire subito. Lo
zio non parlava e pareva in coma. Quando arriv,
lo zio apr gli occhi e disse: Buona sera,
Priore. Sorrise... un sorriso strano, qualcosa
di... spaventoso. Mi voltai e uscii.
Poco dopo il signor Priore usc dalla camera.
Lo vidi allontanarsi con una espressione
insolita; era molto pallido. Lo zio mor quasi
subito; ma non sono pi tornata al suo capezzale.
Avevo paura di vedere ancora... quella specie
di sorriso.
Era un riflesso della morte, Monica,
dissi.
Ma ricordai l'altro sorriso, sulle labbra di Valentine...
Parcheggiai la vettura, e mi avviai verso l'appartamento,
in compagnia di Monica e di suo
marito, che ci aveva raggiunti. Nel salotto mia
suocera e Pierre Karige stavano preparando
l'elenco delle partecipazioni da inviare. Mi dissero
che lo zio aveva riportato una frattura del
cranio, cadendo dalla scala.
Senza questo incidente sarebbe potuto
vivere per molti anni ancora; era molto robusto
per la sua et, disse la signora Rambel.
Sali da lui, Bernard?
Risposi affermativamente e la seguii al primo
piano, nell'ala dell'edificio opposta alla vecchia
torre. Non avevo mai avuto occasione di visitare
quei locali durante il mio breve soggiorno dell'anno
precedente. L'alloggio, con ampi tendaggi
a fiori, aveva tre finestre che davano sul cortile
di entrata. Dal soffitto a cassettoni dipinto di
grigio e decorato con fiori di giglio e stelle di
un blu sbiadito, ricadeva un vecchio lampadario
in rame scuro. A destra c'era un antico letto a
baldacchino, sul quale giaceva lo zio.
Le lunghe mani erano congiunte su un crocifisso;
il volto era del colore dell'avorio, mentre
le labbra conservavano quel sorriso che tanto
avevo detestato in lui, vivente, quel sorriso falso
e cinico che avevo scorto anche sulle labbra di
Pascal.
Induriti nel male, muoiono senza pentimento,
essendo gi preda consenziente del capo, che
hanno servito per tutta la vita.
Questa frase, con la quale l'autore sconosciuto
terminava il racconto scritto sul quadernetto
ingiallito scoperto da Gilberte, mi torn
in mente appena il mio sguardo si pos su quella
pallida figura, dalla quale qualcosa allontanava
l'augusta serenit della morte.
Vincendo la ripugnanza, mai provata fino ad
allora, mi avvicinai, afferrai il ramoscello di olivo
immerso nell'acqua benedetta, e aspersi il cadavere.
Solo allora mi accorsi che dall'altro lato del
letto era seduta la zia Eugenia. Come gi accanto
al corpo esanime di Marie-Claude, stava
sgranando la corona del rosario. Mi guard con
i suoi occhi tristi, socchiusi, e per met celati
dalle palpebre avvizzite.
Le dissi con voce atona:
Come si sente, zia, dopo una emozione
come questa?
Bene, grazie.
Aveva la voce indifferente, come al solito.
E Margherita, sta meglio?
S, e mi incarica di dirle quanto le rincresce
di non poter essere qui, accanto a lei, in
questa dolorosa occasione.
Solo allora mi accorsi che un riflesso di vivacit
attraversava quegli occhi, che forse un tempo
erano stati pieni di vita e di allegria. Le labbra
avvizzite si dischiusero per pronunziare queste
brevi parole:
Dio lo sa.
Quindi si richiusero, lo sguardo torn a essere indifferente, mentre le dita, dalla pelle ingiallita, riprendevano a far scorrere i grani neri della corona.
S, povera zia Eugenia, Dio sapeva quanto aveva sofferto accanto all'uomo che giaceva l, nelle sue spoglie mortali. Un essere perverso, il cui giogo l'aveva inaridita, anima e cuore.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Ritrovai la mia vecchia stanza della torre,
nella quale nessuno aveva abitato da allora. Provai
una stretta al cuore passando davanti alla
camera dove era morta Marie-Claude. Ora che
conoscevo la verit, quel ricordo mi era doppiamente
doloroso. Di fronte, la stanza abitata da
Valentine era aperta. Per quella sera era atteso
Jacques, perch lei, trattenuta a Losanna da un
congresso di medici, sarebbe potuta arrivare solo
dopo due giorni, per le esequie.
Come era chiaramente spiegabile, adesso,
quella morte! Come era stato facile a Valentine
entrare nella stanza della cugina e, con una iniezione,
introdurre nel suo giovane sangue un veleno
potente, forse composto con una di quelle
diaboliche ricette, in uso presso i Karige di un tempo!
Ogni volta che pensavo a queste cose mi pareva di sognare.
Un sogno spaventoso.
Prima di scendere per la colazione, andai ad
aprire l'armadio dell'archivio per cercarvi il diario
e rileggere le parole scritte da Madeleine de
Teilhac. Ma non riuscii a trovarlo. Probabilmente
lo zio lo aveva distrutto.
Avr avuto cura di non lasciare traccia del
grido di orrore e di disperazione dell'infelice
antenata che voleva far credere semi demente.
Dopo pranzo tornai alle Bourdettes per rivedere
Gilberte. Mi accolse con la cortesia abituale.
Parlammo di colui che era appena morto, e per
il quale aveva avuto sempre una istintiva antipatia
e diffidenza. Mi disse che in paese nessuno
gli voleva bene, ma tutti lo temevano, e lo stesso
sentimento provavano per Pascal.
Un brutto uccello di malaugurio, anche
quello l, soggiunse Gilberte.  lui, ora,
che deve essere depositario del segreto di famiglia.
Lui e Valentine.
S, Valentine.
La sua voce ebbe un tremito improvviso.
Lo rivedr domani, il mio povero Jacques,
soggiunse. Sar la prima volta dopo...
Due lacrime le rigarono il volto, sul quale il
dolore aveva lasciato il suo segno.
Un giorno torner a lei, vedr, cara amica.
Valentine non pu non deluderlo.
Scosse il capo.
No, sa come tenerselo stretto.  abile, e
possiede un potere segreto contro il quale Jacques
non pu lottare;  buono di temperamento,
affascinante, ma influenzabile, privo dell'armatura
morale che, con l'aiuto della grazia, gli permetterebbe
di sfuggire a quel terribile potere.
Dopo il colloquio alle Bourdettes mi accompagn
al cimitero a visitare la tomba di Marie-Claude.
Un anno prima avevamo accompagnato
all'estrema dimora la bella ragazza; la sua espressione
severa, sul letto di morte, pareva denunciare
il delitto perpetrato contro di lei.
Ah! come aveva visto chiaro, con la sua semplicit
e l'affetto quel brav'uomo, quell'Amde,
inginocchiato accanto al cadavere della giovane
defunta, quando esclamava tra le lacrime:
L'hanno uccisa!
Avevo poca voglia di rientrare in quella casa,
cos lugubre ai miei occhi, girovagai perci per
i dintorni, fino all'ora di cena.
Quando raggiunsi gli ospiti alle Rocce Nere,
vi trovai anche Jacques. Ci stringemmo la mano
senza cordialit. Risposi brevemente alle sue
domande sulla salute di Margherita, e per quella
sera non scambiammo altre parole.
Dopo cena, sfuggendo a Michel Karige, arrivato
dopo mezzogiorno, che voleva insegnarmi
un nuovo giuoco a carte importato dall'Inghilterra,
andai a fumare una sigaretta in giardino.
La luna velata illuminava scarsamente le aiuole
quasi prive di vegetazione, le masse di arbusti
che le incorniciavano.
Giunto all'estremit del giardino, mi appoggiai
alla balaustrata di pietra che dominava la
profonda cavit naturale nella quale scorreva il
torrente, silenziosamente, perch l'acqua, in quella
stagione, era poco abbondante. Il castagneto,
le montagne all'orizzonte, erano illuminati da
un indistinto chiarore, che ne disegnava vagamente
i contorni. Nell'aria della sera, attenuata
dopo l'arsura della giornata, si diffondevano i
caldi aromi dell'estate. Una giornata simile a
quella dell'estate precedente, quando passeggiavo
in quell'angolo in compagnia di Paul, Margherita,
Marie-Claude e Monica.
L, su quella panchina, erano sedute le due
ragazze, quella che sarebbe diventata mia moglie,
e l'altra, la giovane che all'indomani non
sarebbe pi stata in vita.
Un rumore di passi venne a interrompere le
mie meditazioni. Avevo poca voglia di discorrere,
quella sera; temendo soprattutto che si
trattasse di un Karige, buona gente ma alquanto
raccapricciante, mi nascosi tra la balaustrata e
il boschetto di nocciuoli. In quell'angolo non mi
avrebbe visto nessuno, mentre potevo distinguere
nettamente chi si avvicinava.
Era Jacques Brzennes. Teneva tra le dita
una sigaretta accesa, e camminava lentamente,
quasi a fatica, Giunto alla balaustrata, incroci
le braccia e rimase immobile. Distinguevo le sue
spalle curve e le palpebre socchiuse.
Durante la cena si era mostrato piuttosto vivace,
ma probabilmente era soltanto ostentazione,
a giudicare dal suo atteggiamento in quel
momento, dalla espressione incupita e dalla piega
amara della bocca. A chi stava pensando?
Forse era il ricordo di Marie-Claude che si
era ridestato in lui nel luogo dove, sovente, si
erano appartati per parlare del loro amore, e
sognare insieme il loro avvenire?
Percepii un lungo sospiro. Pieg il capo e rimase
in quell'atteggiamento per qualche istante;
poi credetti di udire un singhiozzo.
Forse era gi deluso e sentiva il peso del
giogo, o il rimpianto della fidanzata, cos presto
dimenticata?
Si erse lentamente, gett lontano la sigaretta
che teneva ancora tra le dita, e girandosi, si incammin,
con passo stanco, verso la casa.
Lasciai trascorrere qualche minuto prima di
rientrare a mia volta, ma passai da un'altra porta,
per far credere che non provenivo dal giardino,
per non far sospettare che lo avevo sorpreso
in quel momento di debolezza.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Rividi Valentine soltanto il giorno dopo,
quando ci riunimmo tutti nel salone, attorno alla
bara, poco prima del funerale.
Un breve, scambievole saluto di circostanza,
e fu tutto. Pascal mi tese la mano, che strinsi
fugacemente, badando a lasciarla ricadere subito.
Dietro al carro funebre, camminai tra Pierre Karige e Paul, arrivato il giorno avanti. Dopo la cerimonia religiosa, appena la bara fu calata nella tomba, mi rimisi in cammino avanti a tutti, in compagnia di mio cognato, per evitare la vista dei due preferiti dello zio.
Tuttavia dovetti rivederli ancora durante la colazione, e poi, poco dopo, nel salotto dove il
notaio di Uzerche ci aveva convocati per la lettura del testamento del defunto. Erano eredi tutti.
Valentine ereditava le Rocce Nere, e tre milioni, Pascal le quattro migliori fattorie, e alcuni
boschi. Pierre Karige ebbe le altre due fattorie, e la signora Rambel due milioni. Quanto ai rimanenti
beni, per un ammontare di dieci milioni di franchi, l'usufrutto andava alla zia Eugenia,
e la propriet veniva spartita inegualmente tra mia suocera, Pierre Karige e Valentine; quest'ultima
riceveva anche di questi denari la parte pi cospicua.
Ebbene, Valentine.pu dire di aver ricevuto un trattamento particolare, mormor
il cugino Pierre, mentre uscivamo dal salotto, dopo la partenza del notaio. Si capisce bene
che era la prediletta dello zio. Anche Pascal pu dirsi soddisfatto della parte avuta, a dispetto
della parentela assai lontana. Quelle fattorie rendono bene! Ma lo zio aveva per lui un debole, senza dubbio perch gli somigliava fisicamente
e perch era, come spesso ripeteva lo zio, compiaciuto, un Karige puro sangue.
Valentine non si trattenne alle Rocce Nere, ora di sua propriet. Ripart prima della cena
in compagnia del marito, diretti entrambi in Svizzera, dove sarebbero rimasti fino a met settembre,
in villeggiatura. Valentine non si era recata alle Bourdettes. Durante le esequie, lei e
la cognata si erano salutate come due estranee.
Il giorno precedente Jacques aveva trascorso mezza giornata in compagnia della sorella, visitando
la propriet, ed esaminando i conti che gli mostrava. Quando la rividi, prima della partenza, mi parve molto preoccupata.
Sento che qualcosa non va, disse.
Ha un bel dire che  felice, e parlare in tono di ammirazione della bella intelligenza e delle eccellenti
qualit professionali della moglie; non trovo pi in lui l'accento sincero di quando era
ancora fidanzato. Mi sembra stanco, distratto, indifferente a tutto. Non le pare sia invecchiato?
Ma no, cara;  solo frutto di immaginazione.
Sospir: Vorrei proprio che fosse cos! Ah, il mio povero Jacques!... il mio povero pazzo! Si  mostrato affettuoso con me, ma non  pi il ragazzo fiducioso e spontaneo di un tempo. C' qualcosa tra noi... qualcuno... Poi, anche se lei mi ripeter che  frutto di immaginazione, ho avuto l'impressione che soffrisse!
Mi sforzai di allontanare da lei quella idea, che si accordava fin troppo bene con quella che mi ero fatto io, due giorni prima, nel giardino delle Rocce Nere. Ma mi accorsi di non essere riuscito a convincerla quando, alla partenza, mi disse con accento di dolore: Con Marie-Claude se ne  andata anche la nostra felicit. Credo Jacques pensi ancora a lei.
Non rividi pi Valentine e suo marito per
tutto il mese seguente. La signora Rambel, soddisfatta
dei successi della figlia maggiore, non
si lamentava delle rare visite che questa le faceva.
Margherita non soffriva pi per l'indifferenza
della sorella, trovandosi circondata da
affetti, in grado di appagare il suo cuore.
Aveva ora un bambino, Guy, nostro figlio.
Per lei Valentine divenne sempre pi lontana.
Quanto a me, serbavo sempre vivo il ricordo
delle rivelazioni che gettavano una luce sinistra
sul passato della mia famiglia, sull'anima dello
zio, e su Valentine.
Talvolta, guardando mio figlio, mi assaliva
una terribile angoscia. Portava, sia da parte di
padre che da parte di madre, la paurosa eredit.
Sar un vero, autentico Karige, come diceva
lo zio? Ah, con quale fervore inalzavo al Cielo
le mie preghiere! Poi, allontanando il pensiero
dall'uomo che deliberatamente aveva donato la
sua anima in preda al diabolico protettore, ripensavo
allo zio Julien, alle sue lotte, e alla sua
morte purificata dal pentimento.
Dovevamo educare i nostri figli con vero
spirito religioso, abituarli a chiedere l'aiuto della
grazia divina, che  in grado di liberare un'anima
dalla tentazione, e di inalzarla, se caduta nella
colpa, dall'abisso in cui pu essere precipitata.
S, non dovevo disperare, perch  perduto soltanto
chi deliberatamente vuole esserlo, come
quella orgogliosa Valentine che, con la sua forte
volont, poteva benissimo sciogliere le catene
della schiavit, e invece le amava.
Gilberte era tornata a Parigi per trascorrervi
l'inverno. Ci incontravamo spesso, e qualche
volta trascorreva alcuni giorni in casa nostra.
Jacques andava a trovarla solo di rado, e vi restava
pochi minuti.
Aveva sempre l'impressione che fosse infelice,
quantunque si sforzasse di non apparire
tale. Lei era mutata, dimagrita, ma cercava con
coraggio di scuotere da s la tristezza.
Deve trovarmi pronta ad accoglierlo, se
un giorno si accorger che la vita  impossibile
accanto a Valentine, diceva.
Io non dicevo niente, ma ero sicuro che Valentine
non avrebbe permesso al marito questa
liberazione.
All'inizio del mese di marzo ci fu il matrimonio
di Paul, che sposava una figlia del suo colonnello.
Ci recammo in quella occasione a Digione,
dove era di guarnigione. Il giorno prima del nostro
ritorno, ricevei questo telegramma da Gilberte:
Incidente gravissimo a Jacques. Si trova
da me.
Dopo il primo momento di emozione, Margherita
e io ci domandammo come mai era stato
trasportato in casa di Gilberte e non a casa sua.
Si trovavano forse insieme al momento dell'incidente?
Partimmo il giorno dopo, di buon mattino,
lasciando mia madre a Digione, presso il nostro
cugino magistrato, dove sarebbe rimasta ancora
per qualche giorno.
Giunti a Parigi ci recammo immediatamente
in casa di Gilberte. La domestica che venne ad
aprirci pareva sconvolta.
Il signore sta molto male! disse.
Ha appena ricevuto gli ultimi sacramenti.
Ma che  stato? domand Margherita.
 stato travolto da un autocarro, mentre
attraversava la strada per venire qui. I signori
possono entrare; vado ad avvertire la signorina.
Sua moglie  con lui? domandai, mentre
la donna ci apriva la porta.
S, signore. La signorina le ha telefonato
appena il povero signore  stato trasportato qui.
 arrivata subito, e non se ne  pi andata.
Nel salotto grigio-azzurro, che portava l'impronta
del buon gusto di Gilberte, il tavolo da
lavoro era come lo aveva lasciato per correre
dal fratello, ferito mortalmente. La lampada che
la domestica aveva acceso illumin le carte sparse,
i libri ancora aperti, un mazzo di violette in
un vaso di cristallo, che diffondevano intorno
il loro delicato profumo.
In fondo alla stanza si apr una porta.
Giiberte entr, ci venne incontro tendendoci le mani.
Parevano di ghiaccio, tremavano, quelle povere
mani, che strinsi a lungo.
Cara amica! disse Margherita, baciando
il volto, segnato dal dolore  proprio vero?
Ci rispose con un singhiozzo. Le accostammo
una sedia, sulla quale si lasci cadere; poi, con
voce alterata, irriconoscibile, ci parl del doloroso
incidente. Alcuni vicini avevano riconosciuto
la vittima e l'avevano trasportata da lei. Un
amico che abitava di fronte, il colonnello Teissier,
aveva chiamato un medico e telefonato a
Valentine.
Jacques, colpito alla colonna vertebrale, aveva
conservato la conoscenza. Vedendo chino al
suo capezzale il volto della sorella, le aveva mormorato:
Mia povera cara, sar l'ultima volta... Perdonami.
Il medico, dopo averlo visitato, disse che vi
erano ben poche speranze di salvarlo. Poi era
arrivata Valentine. Sempre impassibile, ma pallida
in volto, era entrata e si era avvicinata al
letto del ferito. Jacques l'aveva guardata, ma non
aveva pronunciato parola.
Uno sguardo strano! soggiunse Gilberte
doloroso e... s, carico di odio. Allora
lei si  alzata in piedi senza dir parola. Da quel
momento  rimasta sempre accanto a lui, lo assiste,
e scambia con me solo le parole indispensabili.
Ma tra loro non parlano. Parlano soltanto
con lo sguardo. Quello di lei per me  indecifrabile,
ma quello di Jacques... Ah, se non sapessi
che  stata lei la causa delle sue sofferenze, me
ne convincerei ora!
I singhiozzi sommersero le sue parole. Cosa
dire per alleviare quel dolore? Le sole parole capaci
di conforto erano quelle della fede e della
speranza. E Gilberte, fortunatamente, era in grado
di comprenderle. Ci disse che Jacques aveva
domandato spontaneamente il conforto dei sacramenti.
Valentine si era ritirata mentre il sacerdote
li somministrava, e quando era tornata,
l'espressione del suo volto era ancora pi tetra
e rigida.
Volete vederlo? domand Gilberte.
 molto debole e quasi non pu parlare. Ma ti
vuole bene, Margherita, e sar felice...
Le lacrime le smorzarono la voce.
Il ferito giaceva su un letto di ottone, nella
sua vecchia stanza di scapolo. Valentine sedeva
accanto a lui con un libro aperto sulle ginocchia.
Sua sorella le si avvicin e l'abbracci in silenzio.
Nessuna risposta a quel gesto affettuoso.
Scostando leggermente la poltrona, guard con
apparente indifferenza Margherita, che si era chinata
sul giovane morente. Questi dischiuse leggermente
le palpebre violacee, e con una specie
di sorriso pronunzi con un filo di voce:
Rita!
Tutte le ore felici della sua fanciullezza erano
evocate in quel diminutivo della piccola amica
d'infanzia.
Mio buono e caro Jacques!
Margherita baci la fronte madida, e ancora
una volta le labbra riarse si schiusero a un patetico
sorriso. Poi udii queste parole, pronunziate
con voce atona, lontana, come se giungesse
d'oltretomba:
Addio, vado a ritrovare Marie-Claude. Mi
ha perdonato. In cielo si perdona sempre.
Gettai una occhiata a Valentine. Doveva aver
sentito, perch la sua bocca si contrasse, e il libro
che teneva tra le mani cadde sul pavimento.
Mi abbassai per raccoglierlo, e glielo porsi.
Lo prese senza dir parola; ma i nostri sguardi
si incontrarono e lessi nei'suoi occhi una gelida sfida.
Spossato dallo sforzo, Jacques ora teneva gli occhi chiusi. Aveva gi la serenit di chi non  pi di questa terra, che se ne distacca spontaneamente, per dirigersi verso le cime dell'immortalit. Assolto e perdonato, se ne andava con gioia, abbandonandosi alla misericordia divina, libero dai lacci con i quali lo aveva avvinto l'amore di Valentine.
A pochi passi dal letto, Gilberte mordeva il fazzoletto per trattenere i singhiozzi.
...
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...
Capitolo 18.
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...
Accompagnammo la nostra povera amica a Corrze, perch il fratello doveva essere sepolto nel cimitero di Marjac. Cos il suo corpo avrebbe riposato accanto a quello di Marie-Claude. Questa era la sua ultima volont, espressa in un testamento, trovato dopo la sua morte.
Mentre noi abitavamo alle Bourdettes, Valentine e Paul alloggiavano alle Rocce Nere.
La vedova conservava una impassibilit che non ingannava noi, che sapevamo con quale tenace passione, capace di travolgere ogni ostacolo, Gilberte e io ne avevamo le prove, aveva amato Jacques. Lasci il castello dopo le esequie, conducendo con s Paul, e senza neanche rivedere la cognata.
Margherita e io ci trattenemmo alle Bourdettes una quindicina di giorni, per tenere compagnia a Gilberte, affranta dal dolore. Ogni mattina, si recava al cimitero a ornare di fiori la tomba del fratello. Qualche volta la accompagnavo.
Mi parlava degli anni giovanili di Jacques, del suo buon carattere, dei suoi gusti artistici. In questi ultimi mesi pareva non si interessasse a nulla. Quando gli domandavo se aveva visto quella mostra, o ascoltato quel concerto, rispondeva: Oh, no, non ci ho pensato!. Oppure: Ci sono stato con Valentine. Niente male. Si capiva che era indifferente a tutto, come un malato nel corpo e nell'anima.
S, malato di quel torpore morale di cui avevo gi visto gli esempi nella zia Eugenia e nella madre di Pascal. Ma anche malato per il rimorso di aver dimenticato Marie-Claude, e soprattutto per l'orrore di aver sposato Valentine se, come supponevo, aveva finalmente compreso, vivendole accanto, che non l'avevamo accusata senza motivo.
E tutto questo, ma la povera Gilberte lo ignorava, lo aveva probabilmente indotto a cercare la morte. Il giorno dopo le esequie, il colonnello Teissier mi aveva detto che, uscendo di casa nel preciso momento in cui Jacques attraversava la strada, aveva notato che non aveva fatto niente per scansare l'autocarro.
Agiva in piena coscienza, oppure spinto dallo sconforto, da una specie di improvvisa follia, dovuta alla segreta sofferenza che gli rodeva l'anima? Propendevo per questa ultima ipotesi, ritenendo che non si sarebbe dato la morte sotto le finestre di una sorella che amava teneramente, nonostante le apparenze.
Come era sua abitudine, verso la met di aprile, Gilberte, tornata a Parigi dopo le esequie, part per tornare alle Bourdettes. Ne era la sola proprietaria perch Valentine aveva rinunziato alla parte che le spettava della eredit di Jacques.
A tale proposito, ricordavo che alla morte di Marie-Claude aveva mostrato una perfetta indifferenza, forse anche un senso di sollievo apprendendo, alla lettura del testamento, che la cugina non le aveva lasciato nulla.
Non aveva per niente la sete di denaro che caratterizzava alcuni dei Karige.
Se l'orrore del suo crimine non trovava attenuanti, almeno non era unito alle basse passioni che spingevano lo zio e Pascal, e li rendevano ancora pi degni di disprezzo.
Come in passato, non avevo ora nessuna occasione di vederla. Margherita si era recata un paio di volte a farle visita, e l'aveva trovata dimagrita, con il volto incavato. Ma niente nelle sue parole, nella sua freddezza, rivelava la minima sofferenza. La sua clientela aumentava; era stanca, diceva, quando la madre la trovava troppo dimagrita.
Quell'estate trascorremmo le vacanze in Savoia, con mia madre e mia suocera, che non aveva pi l'obbligo di recarsi alle Rocce Nere.
Gilberte ci raggiunse e, per farle piacere. Margherita e io, con il bambino, l'accompagnammo alle Bourdettes dove avevamo intenzione di trattenerci una quindicina di giorni.
Fu l che ci giunse una lettera della signora Rambel, tornata da Bellevue, nella quale si annunziava che Valentine aveva ceduto la sua clientela, e stava per partire per il Cile, dove uno psichiatra austriaco, il dottor Malduss, apriva una casa di cura ai piedi delle Ande, dove c'era un clima ideale per curare i malati di mente con un metodo di sua invenzione. Valentine sarebbe stata la sua assistente, e avrebbe diretto le infermiere, in parte religiose.
La signora Rambel scriveva: Questa decisione inaspettata, sorprender anche voi, cari ragazzi. Come  sua abitudine, Valentine non ha spiegato il motivo di questo cambiamento improvviso, incomprensibile, se si pensa alla bella posizione raggiunta. Pu darsi che a voi dica di pi, tra qualche giorno, perch ha intenzione di recarsi alle Rocce Nere per mettere in ordine i suoi affari, prima di partire.
Ne dubito, disse Margherita appena letta la lettera. Non si  mai confidata n con me n con altri. Ma da come la conosco, non sono molto sorpresa della sua decisione: allontanarsi da tutti, in compagnia di quel medico, uno scienziato, un ricercatore, potersi dedicare allo studio, perfezionarsi nella sua professione.
 il suo unico piacere, tutto ci che le rimane. Mi domando se non parte, se non fa un taglio netto con il passato, perch soffre troppo, e non pu pi restare dove  vissuta con lui.
Le attribuisci forse una sensibilit eccessiva, Margherita.
Pu darsi. Ma pensavamo anche che era incapace di amare. Allora, cosa sappiamo di lei, in fondo?
S, cosa sapevamo? Di cosa non era capace quella strana Valentine? Non ignoravo fin dove era potuto arrivare sulla via del male. Ma di quali possibilit di riforma morale era capace quell'anima misteriosa?
La prospettiva di rivederla non mi allietava. Speravo che il suo soggiorno alle Rocce Nere iniziasse dopo la nostra partenza. Ma non fu cos.
Una mattina, il domestico rimasto al castello come guardiano, insieme a Laurentine, la cuoca, port un biglietto nel quale Valentine informava la sorella di essere arrivata alle Rocce Nere. Margherita and a trovarla nel pomeriggio.
La trov con il notaio di Uzerche, al quale affidava l'amministrazione della propriet durante la sua assenza. Naturalmente, come aveva previsto la sorella, non diede altra spiegazione della sua partenza che questa: la prospettiva di studi interessanti, e di compiere importanti scoperte per la cura delle malattie mentali.
Ci ha invitati a colazione da lei, domani, disse Margherita. Mi ha detto di portare anche Guy, che non ha mai visto.
Trattenni il rifiuto che mi affiorava alle labbra: non era possibile negare il mio assenso.
Margherita non avrebbe compreso, attribuendo il mio rifiuto all'antipatia, provocata dal carattere della sorella.
Pensai, irritato: Ma questa Valentine ha davvero una faccia di bronzo; sa benissimo cosa penso di lei.
Suppongo mi abbia letto in volto questi sentimenti quando, il giorno seguente, entrai nel salotto delle Rocce Nere, perch notai sulle sue labbra un mezzo sorriso sarcastico, mentre il suo sguardo enigmatico si posava su di me. Non mi tese la mano e, come al solito, si lasci baciare da Margherita. Poi osserv il bambino, rannicchiato tra le braccia della madre.
Non  un Karige, disse semplicemente.
Oh, no!
La risposta venne spontanea, con un tono felice, dalle labbra di Margherita.
Valentine le gett una occhiata strana, e disse con la stessa durezza: Hai ragione di rallegrartene.
La colazione fu assai imbarazzante, come era prevedibile. Non ero disposto a chiacchierare, e le due sorelle avevano troppo poco in comune perch la loro conversazione fosse animata. Fu per me, e credo anche per Margherita, un vero sollievo quando ci alzammo da tavola.
Come al solito, il caff fu servito sotto il pergolato. La sera precedente era piovuto, il cielo era ancora coperto di nubi, e l'aria molto umida.
Valentine vers il caff, poi sed e prese un pacchetto di sigarette dalla borsetta, accanto a lei.
Ho intenzione di lasciare le Rocce Nere a vostro figlio, disse, senza preamboli.
In un primo momento, a questo annunzio, restammo senza parola. Poi Margherita esclam: Cosa dici, Valentine? Puoi sposarti e avere dei figli...
Mai.
Questa parola fu pronunziata con glaciale decisione.
Non si sa mai. Alla tua et...
Lo so, io...
Mentre parlava Valentine mi porse le sigarette.
Ne presi una, macchinalmente. La mia attenzione era tesa a scrutare quel suo volto senza espressione, pi indecifrabile che mai.
... C' una cosa che vi devo dire: la missione che mi attende con il dottor Malduss, comporta molti rischi.
Accese calma la sigaretta, poi continu, con la stessa voce senza espressione: Il metodo di Malduss, applicato a individui che non abbiano ancora avuto crisi di pazzia furiosa, non presenta alcun rischio di produrle.
Ma non  la stessa cosa con gli altri. Possono guarire, anche completamente, ma alcuni attraversano delle fasi terribili, e diventano momentaneamente delle vere bestie feroci.
Ben due volte Malduss ha corso il rischio di essere ucciso. Una religiosa  morta strangolata.
Ora, il dottore non vuole che le infermiere si occupino dei malati durante questa fase pericolosa.
Ce ne incaricheremo lui e io, fino al momento in cui, dal trattamento, non sar eliminato
questo grave rischio. Spera di riuscirvi. Intanto ha deciso di sacrificare la sua vita. Naturalmente sar lo stesso per me.
Oh, Valentine!
Margherita gett questo grido, afferrando la mano della sorella.
Ma  orribile! Alla tua et correre rischi di questo genere!
Ci sono cose pi spaventose.
Che gelida amarezza in quella voce!
... Alla mia et? Non ho et, io. Credo di non averla mai avuta.
Come era vero! E con quale lucidit si giudicava!
Margherita la guardava, desolata. La mano di Valentine, che non tremava, port la sigaretta alle labbra, ora prive di rossetto, e che, sole, avevano un leggero fremito. Dopo qualche boccata di fumo, riprese:  meglio non dire niente a nostra madre.
Non  molto sensibile, ma potrebbe preoccuparsi un po'. E sarebbe inutile.
Ah, sicuro! disse Margherita. Ma  eroico quello che fai.  molto bello!
Valentine aveva rimessa la sigaretta tra le labbra. Abbass le palpebre pesanti, e non riuscii a vedere l'espressione dei suoi occhi. Nessuno parlava. Una vespa ronzava tra il caprifoglio mischiato ai rosai del pergolato. Attorno a noi, nell'aria umida, si avvertiva il delicato profumo dei fiori gialli, dal cuore di porpora.
La comparsa sulla porta della casa della bambinaia con Guy, richiam Margherita ai suoi doveri di madre. Si allontan, e restai solo con Valentine.
Accesi una sigaretta, macchinalmente. Valentine continuava a fumare, sempre con gli occhi socchiusi. La osservavo, ordinata e corretta, nel suo abito di velo nero, ben tagliato.
I capelli avevano perduta la lucentezza artificiale e le gote le sfumature rosee: muta confessione del dolore del suo cuore, ormai distaccato dalle piccole debolezze femminili.
Sollev le palpebre e mi guard. Solo allora mi accorsi delle occhiaie scure intorno ai suoi occhi.
Ho qualcosa da chiederti, Bernard. Approfittiamo del momento in cui Margherita non  presente, perch suppongo tu non le abbia detto niente... di ci che hai scoperto.
Niente, infatti.
Pos la sigaretta consumata a met sul portacenere, incroci le mani sulle ginocchia e, continuando a tenere gli occhi enigmatici fissi su di me, soggiunse:
Hai saputo qualcosa sulla morte di Jacques?
Qualcuno ha saputo dire com' avvenuta?
S.
Ebbene?
Esitai un attimo. Ma perch risparmiare quella donna che era giunta fino al delitto?
D'altra parte aveva energia sufficiente da sopportare lo choc.
Il colonnello Teissier ha visto tutto. Mi ha detto che Jacques non ha fatto nulla per evitare la morte.
Le labbra ebbero un impercettibile tremito, e le belle mani si strinsero un po' pi forte alle ginocchia. Ma la voce conservava il tono abituale, mentre diceva:  quello che pensavo.
Perch lo pensavi?
Non distolse lo sguardo dai miei occhi che cercavano di indovinare qualcosa dei segreti di quell'anima chiusa e, con mia grande meraviglia, rispose alla mia domanda con fredda sincerit: Perch sapevo benissimo che desiderava la morte; non era pi capace di vivere accanto a me.
Te lo aveva detto?
Non aveva bisogno di dirmelo. Ho seguito giorno per giorno il cambiamento che avveniva in lui. Avevo capito che un giorno o l'altro lo avrei perduto, in un modo o in un altro. Fece una pausa, fiss per un istante l'orizzonte carico di nubi, foriere di tempesta. Il suo profilo angoloso aveva la rigidit di una
maschera di pietra. Ma ebbi l'impressione che ricorresse a tutte le sue energie per dominare una profonda sofferenza morale.
... Se non gli aveste detto niente, tu e Gilberte, non avrebbe avuto idea... di quello!
Mi guard con negli occhi una espressione di violento rimprovero.
Era nostro dovere, Valentine.
S, e il mio era di rinunziare a lui. Ma volevo Jacques, e l'ho avuto. Credi che lo rimpianga, oggi?
Mi guardava furente, con aria di sfida. Le risposi con dolcezza: Non ancora, Valentine.
Non ancora... no, mai, senza dubbio.
Non dissi altro. Avrei potuto dirle che gi aveva fatto un passo verso la redenzione, con l'offerta della sua vita. Ma intuivo che l'orgoglio, ancora tanto vivo in lei, avrebbe avuto una impennata a quelle parole. Non voleva certamente che qualcuno pensasse a una sua fuga verso un'altra vita dove avrebbe potuto liberarsi del suo pesante passato, anche andando incontro alla morte.
Lesse forse questo pensiero nei miei occhi?
Pu darsi, perch abbass le palpebre, e segu una lunga pausa di silenzio. Finalmente, con calma commovente per quanto conteneva di sottinteso:
Non avrei potuto vivere altrimenti, Bernard.
Per tutta la vita non potr dimenticare la patetica disperazione dipinta nei suoi occhi in quel momento, e il lungo tremito delle sue labbra.
...
.
...
FINE.